Di Paolo Becchi su Libero, 25/01/2017


Siamo alle comiche istituzionali. Tutti in attesa col fiato sospeso nell’attesa di Godot e lui non arriva. Ma state tranquilli arriva domani per ora di pranzo. La cena di stasera potete già iniziarla. Perché questo ritardo?

Un malore improvviso di qualche giudice, in effetti  lavorano troppo e magari qualcuno ha avuto una crisi ipertensiva o una forte emicrania.

Oppure semplicemente vogliono dormirci ancora una notte sopra. Si dice che la notte porti consiglio, no? E poi in effetti non hanno avuto tempo a sufficienza per dipanare la matassa, la pausa offerta dal referendum è stata troppo breve. Dateci suvvia ancora qualche ora per pensarci su. Tranquilli Godot questa volta arriva. Eppure queste spiegazioni non mi convincono.

Avanzo una spiegazione fantasiosa, ma forse poi neppure troppo. Anche se sarebbe gravissimo se si fosse effettivamente verificato quanto qui semplicemente ipotizzo.

Mattarella ha fatto intendere molto chiaramente che scioglierà le Camere solo se ci sarà una legge elettorale che armonizzi quella che già la Corte costituzionale nella sua precedente sentenza ha predisposto con il Consultellum al Senato, con quella che la nuova sentenza indicherà per la Camera.

E allora non sarà che questo ritardo sia dovuto al fatto che i giudici vogliono avere prima un segnale da un Presidente della Repubblica che, tra l’altro, prima di diventarlo era uno di loro?

Il compito della Corte, in questo caso, era così difficile? A noi non sembra. Poteva addirittura optare per la soluzione “pilatesca” , rigettando il ricorso. Non lo farà però: troppi occhi, e non solo quelli, puntati.

Ma poi suvvia, diciamolo, non era un lavoro impossibile. Forse anche la cuoca di Lenin ci sarebbe riuscita. Il premio di maggioranza lo si può anche lasciare al 40 % , tanto nessuno dei tre (o quattro) contendenti sarà in grado di raggiungerlo mai , basta eliminare il ballottaggio e il gioco è fatto: un proporzionale con una adeguata soglia di sbarramento.

Candidature multiple sono una scandalo multiplo: non ci vuole un giudice costituzionale per capirlo, basta qui non la cuoca di Lenin, ma il buon senso democratico. Le preferenze ci possono essere o non essere (il fatto che eventualmente non ci siano non significa che la legge sia incostituzionale) ed in ogni caso non più di una, se no si torna al voto di scambio.

Basta mischiare bene tutti questi elementi, si può aggiungere o togliere un poco di sale, ed ecco che il minestrone è finalmente pronto: Consultellum alla Camera che può tranquillamente coesistere con quello già esiste al Senato.

E Mattarella potrà dormire di nuovo sonni tranquilli. Messo alle strette potrà sciogliere le Camere quando vuole.

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