Luigi Mariano Guzzo intervista Paolo Becchi sul Quotidiano del Sud (pag. 5), 26/01/2017


INSTABILITÀ politica, crisi economica, Trump. Su questi temi ci siamo confrontati con il filosofo Paolo Becchi, ordinario di Filosofia Pratica e Bioetica giuridica presso l’Università di Genova, a Catanzaro per un seminario di studio su “La filosofia e la sociologia del diritto oggi in Italia”. Becchi tra l’altro era considerato, a torto o a ragione, l’ideologo del Movimento 5 Stelle, fino alla definitiva presa di distanza dai grillini, i cui motivi sono spiegati nel volume “Cinquestelle & Associati. Il movimento dopo Grillo” (Kaos 2016).

È evidente il clima di instabilità politica che si vive a livello nazionale. Tra tante incognite e poche incertezze qual è il quadro politico attuale?

«A proposito dell’osservazione sulla situazione di instabilità politica, bisogna ricordare che usciamo da un tempo in cui siamo riusciti a bloccare un procedimento che era in atto, quello della riforma, diciamolo tra virgolette, della Costituzione, che avrebbe rappresentato una svolta antidemocratica del nostro Paese. I cittadini sono riusciti a bloccare quello che io qualche tempo fa in un libretto ho definito il “colpo di Stato permanente”, organizzato nel 2011 da Napolitano contro l’ultimo governo legittimo nel nostro paese, cioè il Governo Berlusconi, e che arrivava alla conclusione di un “colpo di stato compiuto” se fosse passata la riforma costituzionale. Oggi nessuna delle tre grandi forze politiche del nostro Paese ha la maggioranza per poter governare da sola. Abbiamo da una parte il Partito Democratico, che nonostante le sue lacerazioni interne, tiene, dall’altra Il Movimento 5 Stelle, molto omogeneo al suo interno, che nonostante i suoi errori continua a crescere in tutti i sondaggi perché viene considerato l’unica forza “antisistema”, e poi abbiamo un centro-destra molto lacerato al suo interno per i forti contrasti tra Salvini e Berlusconi, perché sono molto di più i motivi di contrasto che non di convergenza. Ma il M5S non è più quello di tre anni fa. È un partito ibrido disposto ad ogni cosa: un giorno dice una cosa, il giorno dopo un’altra, un giorno dice che l’Italia vuole uscire dalla Nato, il giorno dopo vuole restare con la Nato , un giorno dice di sì all’euro, un altro giorno dice di no all’euro».

I partiti hanno ormai abdicato al loro ruolo, considerato anche la spasmodica attesa dimostrata per quello che riguarda la pronuncia della Corte Costituzionale…

«Esatto. Sono perfettamente d’accordo con Lei quando parla di abdicazione dei partiti dal loro ruolo. Ma la cosa che sorprende di più, è quella di avere iniziato, subito dopo la sconfitta del Referendum, un discorso sulla legge elettorale, che poi è morto lì. Teniamo presente, però, che il M5S ha presentato al Parlamento una propria legge elettorale e votata in rete qualche anno fa, di cui non si parla più. È davvero una cosa vergognosa. Ancora una volta la politica si nasconde e aspetta che sia la Corte a tirare le castagne dal fuoco. Abbiamo parlato per un anno e mezzo sulla Riforma Costituzionale, fondamentalmente per bloccarla. E adesso che fanno nel nostro paese? E quelli che sono i problemi reali dei cittadini? Di quei cittadini che non giungano alla fine del mese, che sono tormentati, tartassati, che non hanno la possibilità di curarsi perché gli stipendi sono inferiori alle aspettative. Pensiamo a quello che sta avvenendo nell’Italia centrale, con i problemi e le difficoltà causati dal terremoto e dalle perverse condizioni atmosferiche. Staremo a parlare della nullità totale. Adesso parleremo ancora un anno intero, fino alla scadenza del 2018, soltanto di legge elettorale? Se continua così non lamentiamoci se poi arrivano i forconi».

Sembra che nei cittadini ci sia la percezione di un governo delle lobby, dei poteri invisibili, come direbbe Bobbio.

«Questo sicuramente è vero. Riguarda anche il fatto che molte decisioni del nostro sono prese da questo “mostro” che si trova a Bruxelles. E’questo il potere invisibile, è potere, è “eurocrazia”, quello che crede sostanzialmente alle decisioni prese sulla nostra pelle, non possiamo sforare il deficit nemmeno di fronte alle calamità naturali. Noi, per rispettare i parametri indicati a livello europeo, non possiamo fare spesa pubblica. E’ vergognoso. Dovremmo chiudere con questa politica di Bruxelles. Avremmo bisogno di una nostra moneta per potere investire, fare investimenti pubblici. Non abbiamo una nostra moneta, l’euro è una moneta straniera. Dietro l’euro c’è il marco, il vecchio marco è l’euro. Siamo in un circolo vizioso. E’ giusto dire che è colpa del Governo, ma il Governo stesso ha le mani legate. Anche se volesse intervenire dovrebbe rompere con i Trattati di Bruxelles».

Possiamo seguire l’esempio della Gran Bretagna? C’è chi parla di un referendum sull’euro…

«No. Non possiamo richiedere un referendum sull’euro. Quando Grillo non sa che fare e sta perdendo un po’ di voti dice noi siamo per il referendum. In questo caso un referendum sull’euro. E’ un cliché. Il dato di fatto è che non c’è in Italia una forza politica sovranista, identitaria, sovranazionale. A questo punto il M5S continuerà la sua inarrestabile ascesa. Ma non è certo che il M5S ci porterà fuori dall’ euro. Basti pensare alla recente vicenda europea con la richiesta da parte del M5S di abbandonare il gruppo euroscettico per passare a quello più “europeista” dell’ intero parlamento europeo. Dall’euro si esce solo con un governo guidato da forze autenticamente sovraniste».

In che termini, secondo Lei, la presenza di Trump in America influirà nelle relazioni geopolitiche all’interno dell’Unione Europea?

«Credo di sì, credo che con Trump ci sia la possibilità di cambiare il mondo. Qualcuno dirà: “ma dov’è il cambiamento”? Certamente non lo possiamo vedere. Ma è già nella natura delle cose. Tutti i movimenti euroscettici sono avvantaggiati dalla posizione di Trump, che è fortemente identitaria. Trump non prenderà contatti con l’Unione Europea, non a caso il primo contatto l’ha preso con la Gran Bretagna. Prenderà contatti con i singoli Paesi europei, perché ha capito che l’Unione Europea è la Germania e avendo un ‘altra strategia non punterà sulla Germania. E a questo punto ci sarà per tutti i movimenti euroscettici una grossa possibilità di sviluppo, che, cominciato negli Stati Uniti d’America, porterà quel vento caldo a riversarsi in Europa. Avremo un altro tipo di rapporti con Putin e con la fine di quella guerra fredda, più o meno nascosta, dei tempi di Obama. Alcuni dicono che stiamo ritornando agli Stati nazionali. Forse sì. Bisognerebbe riflettere e nuovamente riattualizzare Vico e la sua filosofia basata sui corsi e sui ricorsi storici. Siamo all’inizio di un periodo di ricorso. Finisce la globalizzazione e ritorna la localizzazione. D’altra parte ai giuristi dovrebbe essere chiaro il principio fondamentale che non c’è ordine che non sia legato ad una localizzazione».

D’altra parte, tra corsi e ricorsi storici, il nuovo nazionalismo si troverebbe ad affrontare problemi che moderni Stati nazionali non avevano, quali i flussi migratori e il contrasto al terrorismo…

«Certamente è fuori discussione che si presenteranno notevoli problemi per i singoli Stati nazionali. Ma era dato per scontato che gli Stati nazionali fossero morti, il tentativo dell’Unione Europea era quello di uccidere gli Stati nazionali e il nazionalismo. E’ questo tentativo non è riuscito. L’Unione Europea ha fatto qualcosa per risolvere il problema dell’emigrazione? I migranti arrivano sulle nostre coste indisturbati. Anzi li andiamo a prenderli in Libia e poi restano tra di noi. Una politica di controllo dell’immigrazione e dell’emigrazione sarebbe indispensabile. Non possiamo negare la dignità umana di queste persone. Se si trovano in uno stato di pericolo dobbiamo aiutarli, ma poi dobbiamo riportarli indietro. Non c’è la possibilità di accoglierli tutti indistintamente. Si tratta di persone che vorrebbero avere un lavoro. Venuti da noi per avere un lavoro, tengono basse le offerte. Contribuiscono ad abbassare i salari, creando quello che Marx chiamava “esercito industriale di riserva”. E così si scatena la guerra tra poveri».

Ad esempio. qui a Catanzaro, come in altre città italiane, a breve ci saranno le elezioni amministrative. Ci potrebbe essere una proiezione delle dinamiche nazionali sul livello locale?

«Io non conosco bene la situazione in Calabria, anche se sono stato in questa regione quando ero molto legato al M5S. Voglio, però, ricordare che il M5S in Calabria è in declino, ha perso molti voti, come dimostrano anche le ultime elezioni amministrative di Cosenza, con perdite davvero consistenti e drammatiche. Ci sono dati che fanno capire che ci sarà una forte divaricazione tra il voto politico nazionale e il voto locale.. A livello locale ho la vaga impressione che il M5S prenderà una batosta, soprattutto nella regione Calabria, dove molti calabresi si sono fatti illusione sul M5S, che ruotava su un’unica persona, che controllava tutto. Nicola Morra – faccio il nome e me ne assumo la responsabilità – sarà una persona importante del Movimento, ma la responsabilità del disastro del Movimento in Calabria è prevalentemente sua. D’altronde Cosenza era il suo territorio. Non so se il trend continuerà nei prossimi appuntamenti elettorali, ma io non credo che ci saranno grandi successi. Penso, però, che ci sarà molto disagio, perché l’unica forza sovranista che avrebbe potuto prendere voti antisistema dei 5 Stelle si presenta con l’etichetta “Lega Nord – Amici di Salvini”. Sarà difficile presentarsi a Catanzaro e prendere tanti voti, con questa etichetta. Se ci fosse scritto soltanto “Lega”, probabilmente il voto di protesta che una volta si scaricava dal M5S ora potrebbe dirottarsi verso la Lega. Ma non è da escludere che ad essere sconfitta nel Sud Italia sarà proprio la Lega. La Lega non andrà avanti. L’idea di puntare sul fatto che bastano gli “Amici di Salvini” la gente non se la beve. Se il partito resta Lega Nord, al Sud i voti non li prende. E il problema di dover far confluire il voto di protesta in questo clima rimane».

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