Di Paolo Becchi su Libero, 28/01/2017


In attesa delle motivazioni della Corte Costituzionale sulla sentenza sull’Italicum risulta subito evidente almeno una stranezza. A distanza di due anni infatti i giudici si contraddicono rispetto a una loro decisione passata sulla possibilità di presentarsi in più collegi. Scrivono infatti nella sentenza che la Corte «ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi tribunali (Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova) relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio».

Traducendo in soldoni il comunicato, la Corte afferma che per il capolista resta l’opportunità prevista dall’Italicum di presentarsi in più collegi, ma non più di scegliersi il proprio collegio dopo eletto. Esso sarà stabilito dal caso, ovvero dal sorteggio. Un paradosso per dei giudici che invece di decidere ci affidano all’Ordalia.

Come è noto i ricorrenti avevano sollevato la legittimità stessa delle candidature multiple, ma su questo punto la Corte non ha accettato il ricorso. I capolista restano intoccabili, le loro candidature blindate dai partiti, nel senso che su di essi gli elettori non possono esprimere nessuna preferenza di voto, e possono persino presentarsi in dieci collegi diversi, ma alla fine – ecco il contentino per salvare la faccia della democrazia – verrà non scelto bensì sorteggiato il collegio di elezione. Almeno questo prevede la legge elettorale immediatamente attuativa della Corte per la Camera. Nulla avrebbe impedito ai giudici di dichiarare un’illegittimità consequenziale, specie delle norme relative alle candidature multiple al Senato, invece non si esprimono sulla legge elettorale del Senato che resta già modificata dalla sua precedente sentenza sul Porcellum. Si tratta del cosiddetto Consultellum, ossia della legge elettorale che secondo la Corte si può applicare per l’elezione dei senatori. Ora però la nuova sentenza apre un problema, perché al Senato la Corte aveva ammesso le candidature multiple, ma senza la limitazione del sorteggio, ora prevista per la Camera.

Dunque i deputati sono vincolati al sorteggio, i senatori invece liberi di scegliersi il loro collegio. Ordalia e confusione. Senza notare che una tale disparità è incostituzionale. I giudici, dopo aver rinviato alle calende greche la sentenza, non si sono neppure resi conto di aver inserito con la loro decisione un elemento che rende anticostituzionale un aspetto del loro stesso Consultellum. Sono solo un filosofo del diritto, ma è possibile che nessun grande giurista della Corte si sia reso conto di questo?

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