Matteo Pucciarelli intervista Paolo Becchi su Repubblica Genova, 29/01/2017


Intervista al professore, tra i primi delusi dal leader: “L’addio di Putti certifica la crisi di identità”

«Magari alla fine il M5S vincerà pure le elezioni, ma che importa? Ha tradito la sua missione, ha perso la sua identità», è il ragionamento di Paolo Becchi, genovese professore di Filosofia del diritto e per un paio d’anni ribattezzato come l’ideologo dei Cinque Stelle. Poi se n’è allontanato. Quando è uscito il suo saggio Cinquestelle & Associati. Il Movimento dopo Grillo (Kaos, 2016) è stata la fine definitiva con quella esperienza.

Premessa: ma con Beppe Grillo ogni tanto vi sentite ancora?

«No no, non ho più rapporti con lui da dopo l’uscita del volume».

Paolo Putti se n’è andato pure lui, cosa ne pensa?

«L’ala movimentista ormai è stata epurata».

Se n’è andato lui però.

«La sua uscita era nell’aria da tempo e ebbi modo di scriverlo nel mio libro. L’ala movimentista e genuina del Movimento, in cui mi sono sempre indentificato, è ormai ai margini. Se non uscita del tutto. Un processo inarrestabile»

Con l’ex candidato sindaco del 2012 vi conoscete bene?

«Certo, fu proprio lui a farmi conoscere il M5S e a farmi appassionare di nuovo alla politica. Una persona splendida, animata di grande passione».

Torniamo un attimo indietro, per capire: ma lei viene da una storia di sinistra?

«Da giovane, negli anni ‘70, ero vicino al bordighismo e alla rivista francese Invariance, una sinistra un po’ ortodossa. Verso la comunità umana del marxista Jacques Camatte era un testo di riferimento. Poi per molti anni niente impegno diretto, fino al 2013».

E cosa trovò nel M5S?

«Fu un periodo di grande entusiasmo. Intorno alla “Tsunami tour”c’erano giovani pieni di entusiasmo. Io non conoscevo la potenza della Rete, fu Gianroberto Casaleggio a farmela conoscere e apprezzarne le potenzialità. Il valore della democrazia diretta, la partecipazione: sembrava tutto possibile».

Poi però?

«Da forza antisistema il M5S è diventato una forza che incanala tutto proprio nel sistema. La metamorfosi è completata da tempo. Il movimento è diventato un partito come gli altri. Quando vidi gli accordi che fece per mandare persone vicine al Pd alla Corte Costituzionale capii tutto. E poi le mille giravolte sull’Europa e l’euro ad esempio, adesso ad esempio il compito è fare concorrenza alla Lega Nord. Io comunque personalmente non ci ho guadagnato nulla nel corso della mia esperienza, al massimo ho perso tempo».

Ma secondo lei Grillo ha capito cosa sta accadendo? O anzi, invece, ne è direttamente l’ispiratore?

«Per quanto riguarda Genova mi pare evidente di sì, sa tutto e sceglie. Ha un legame di ferro con Alice Salvatore e per lei ha sacrificato sull’altare gli attivisti della prima ora che hanno costruito il Movimento. Gente appunto come Putti, un po’ purista, gente che lavorava non per se stessa ma per i valori che il M5S doveva rappresentare. Ora hanno appena ricambiato le regole per le candidature al Comune, io non capisco proprio. O anzi, capisco: la Salvatore candidata presidente andava comunque piazzata in Consiglio, come fanno i partiti».

Ma le cose quando sono cambiate davvero e perché, secondo lei?

«Con la malattia di Casaleggio credo. Del web adesso se ne fa un uso strumentale, ma prima davvero c’era la promessa di partecipazione, questo dava speranza».

E adesso, cosa accadrà al M5S?

«Per quanto riguarda le Amministrative, a me pare stiano giocando a perdere».

Perché dovrebbero “giocare a perdere”, come dice lei?

«Lo hanno ampiamente dimostrato: non sanno governare le città. Si salvano giusto a Torino, dove quando sono arrivati hanno trovato una situazione tutto sommato positiva. Adesso qui candideranno Luca Pirondini, chissà, ma chi lo conosce? Mentre sul fronte nazionale, con questa legge elettorale dovranno fare alleanze dopo il voto. Cadrà l’ultimo tabù».

Si alleeranno con la Lega?

«No, non ci sono i numeri. Io penso che alla fine una specie di alleanza la faranno con il Pd. So che sembra un’eresia ma vedrà…».

L’ipotesi di Putti candidato sindaco di una lista di sinistra e ambientalista come le pare?

«Ci potrei pensare, non tanto per la sinistra in sé ma per la persona, che come ho detto stimo. Ormai le categorie destra-sinistra dicono poco, infatti un altro che ad esempio trovo intelligente è Edoardo Rixi della Lega Nord. Penso che per Palazzo Tursi potrebbe ricevere molti consensi».

Se Grillo la chiamasse chiedendole un consiglio, cosa gli direbbe?

«Guardi, la vedo molto difficile. E poi per me ormai quella è una vicenda chiusa. Non mi sono pentito di nulla, ho conosciuto delle belle persone lì dentro, ma basta. A Beppe direi solo che ha tradito le speranze e che provo una grande delusione».

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