Marco Dozio intervista Paolo Becchi su Il Populista, 02/02/2017


L’ex ideologo dei Cinquestelle ha scritto il libro “Napolitano, Re nella Repubblica. Per una messa in stato d’accusa”. “Salvini ha ragione a dire che è un traditore. Ha organizzato il colpo di Stato contro un governo legittimamente eletto. E vuole ancora comandare”


Criticare sua maestà Re Giorgio Napolitano in Italia resta un tabu, atto appunto di lesa maestà nei confronti del monarca che ha fatto e disfatto governi, stabilito larghe intese per emarginare “i populismi”, cambiato premier come fossero pedine a disposizione, inaugurato la stagione degli esecutivi “del presidente” in barba al responso delle urne. Il Re che in combutta con la Ue ha disarcionato il governo di centrodestra, l’ultimo con una legittimazione derivante dal voto, quindi consegnato il Paese in pasto alla eurocrazia di Monti e agli esecutivi dominati da un PD che ha vinto la partita del palazzo e non delle elezioni. Essendo santino intoccabile, si comprendono le reazioni isteriche dei politicanti (da Cicchitto a Lupi passando per mezzo PD) alla frase di Matteo Salvini: “Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore”, in risposta al monarca che non vuole “concedere” le elezioni. Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto, ex ideologo dei Cinquestelle ora sostenitore di un’alleanza sovranista, per l’occasione ha rimesso in rete il libro “Napolitano, Re nella Repubblica. Per una messa in stato d’accusa”, scritto con Daniele Granara, docente di diritto pubblico e costituzionale.

Professor Becchi, Napolitano ha ordinato che non si deve andare a votare. E la politica si è messa sull’attenti.
Ha detto che bisogna ritardare le elezioni e arrivare alla scadenza naturale, quasi fosse ancora il capo dello Stato. È curioso che proprio lui dica che occorre arrivare alla fine della legislatura, quando nel 2011 da presidente della Repubblica ha organizzato un colpo di Stato contro il governo Berlusconi. Lì la scadenza del mandato non è stata rispettata, per decisione dei poteri forti di Bruxelles.

Cosa pensa di ciò che ha detto Salvini?
Le espressioni forti adoperate da Salvini, e stigmatizzate da tutte le forze politiche, corrispondono alla verità. Napolitano avrebbe dovuto subire un processo per alto tradimento. La nostra costituzione lo consente. Lui ha tradito la costituzione. Che nel 2011 si sia verificato un colpo di Stato è ormai assodato. I colpi di Stato oggi non si fanno con i carri armati, così come oggi la guerra in Europa non la si fa con le baionette ma con l’euro. I colpi di Stato possono scaturire da una lettera di Bruxelles o Francoforte.

Come nel 2011?
Napolitano nel suo primo mandato è stato artefice di un colpo di Stato contro il governo Berlusconi, l’ultimo legittimamente eletto. Poi abbiamo avuto governi con maggioranze rabberciate in un parlamento poi definito incostituzionale dalla Corte stessa.

Lei parla di colpo di Stato permanente.
Esatto. Siamo nella continuazione di quello che io chiamo il colpo di Stato permanente, iniziato nel 2011 e che doveva trovare compimento definitivo con l’approvazione della riforma costituzionale. Quest’ultimo tassello è saltato e ora siamo nel caos più totale. Nel libro spiego dettagliatamente per quali motivo si sarebbe dovuto arrivare all’impeachment di Napolitano. Il movimento Cinquestelle provò a chiederlo ma in modo ridicolo e demenziale, attraverso un post sul blog di Grillo: questo ci fa capire quanto quel partito non faccia sul serio.

C’è ancora chi crede alla favoletta di Napolitano super partes.
Nel secondo mandato Napolitano era chiaramente orientato contro il M5S, ma il presidente della Repubblica deve essere sempre super partes. Mentre lui è sempre stato il presidente di una parte soltanto. E ora che non è più capo dello Stato continua a svolgere esattamente lo stesso ruolo. Che se ne stia zitto, con tutti i danni che ha provocato al Paese. Salvini ha fatto bene a ricordarlo. Se ci fosse stato il Grillo di un tempo quelle cose le avrebbe dette anche lui.

Re Giorgio, l’intoccabile.
Il ruolo svolto da Napolitano era al di fuori della costituzione. Altro che repubblica presidenziale, la sua è stata una vera e propria monarchia. Le decisioni politiche fondamentali, l’allontanamento d Berlusconi, la lotta contro il M5S delle origini, quindi la chiamata di Renzi al posto di Letta per neutralizzare l’avanzata delle forze di cambiamento alle europee, sono tutte operazioni architettate da un presidente della Repubblica che per il nostro ordinamento dovrebbe essere soltanto il custode della costituzione. E invece ha assunto, per il nostro ordinamento, un ruolo eversivo per il quale sarebbe dovuto apparire in parlamento ed essere messo sotto accusa per alto tradimento e per tradimento della costituzione.

Come vede la situazione attuale?
Ora la vera forza antisistema che si sta profilando è la Lega. Il M5S ormai è integrato nel sistema. Ci ho creduto, ma ora è del tutto evidente che si tratta di un partito che è funzionale al sistema come valvola di sfogo. L’unica possibilità è costituire un fronte sovranista che se la giochi con le altre due forze politiche perfettamente integrate nel sistema, ovvero un PD lacerato al suo interno, che non fa altro che portare avanti i diktat della Ue, e un M5S che è in balia di se stesso non avendo più una guida intellettuale.

Lei al recente convegno “Oltre l’euro” ha spiegato che la rivendicazione di sovranità è perfettamente coerente con il progetto di uno Stato federale.
La Lega non sta rinunciando ai propri principi originari e non deve farlo. Si tratta di andare con Gianfranco Miglio e oltre Gianfranco Miglio, senza negare l’esperienza del passato. Oggi occorre tenere presente che la situazione è completamente cambiata. Il nostro Paese è massacrato dall’euro dal Veneto alla Sicilia. Ma questo non significa passare dalla parte dello Stato centralista. Significa auspicare la costruzione di uno Stato federale che recuperi la propria sovranità nei confronti dell’Unione europea, il controllo della moneta e dei confini. L’euro uccide tanto al Nord quanto al Sud.

link al testo di Becchi e Granara

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