Di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 05/02/2017


«Non c’è una mappa e farsi strada non sarà semplice. Dovremo inventarci qualcosa. In pratica sperimentare». È con queste parole che Jeff Bezos – patron di Amazon – ha salutato i giornalisti del Washington Post dopo esserselo comprato. Qualcosa di analogo avverrà con l’uscita dalla moneta unica. Ora persino la cancelliera Merkel è stata costretta ad ammettere  che la rottura dell’ eurozona in almeno due distinte aree valutarie  sarà necessaria. La disintegrazione della zona euro è inevitabile. È questione di tempo. C’è modo di uscirne senza farsi troppo male?

Di una prima mossa abbiamo già parlato su Libero lo scorso 6 novembre. Una clausola di indennizzo e garanzia che metta al sicuro il risparmio dei cittadini e tuteli la stabilità dei nostri istituti di credito.  Ma questa da sola non basta, come del resto il sale ha bisogno dell’olio in ogni buona ricetta di cucina che si rispetti. Il secondo passo per l’uscita in sicurezza dall’euro è una dichiarata e sfacciata violazione del Patto di Stabilità e Crescita (di per sé già un ossimoro, ma così l’hanno chiamato i “padri affondatori” dell’Europa); oppure, usando un pizzico di fantasia, servirà un “ponte”. Ovviamente non stiamo parlando del ponte sullo Stretto di Messina. Quello lo lasciamo a chi vorrà raccontarvi qualche balla per  vincere le prossime elezioni. No, vogliamo parlarvi  di un “ponte” monetario; di una  specie di  quasi-moneta che agevoli il passaggio dall’euro alla lira. Tentiamo di spiegarci, in questo pezzo che doveva essere posto a conclusione della famosa  “Carica dei 101” pubblicata con grande successo da Libero all‘ inizio dell’anno.

Chiunque sa che la  Pubblica Amministrazione ha nei confronti delle nostre imprese un debito per forniture non ancora pagate che oscillano, secondo le stime, da 60 a 90 miliardi di euro. Un macigno, non conteggiato nelle statistiche Eurostat relative al rapporto Debito/PIL, che affonda e condanna all’asfissia le  imprese di fronte ad uno Stato decisamente bizzarro: spietato vampiro quando deve riscuotere le  tasse spesso ingiuste ed esose; debitore sbadato e smemorato quando deve pagare alle imprese quanto dovuto. A tutto questo sia aggiunga il credito IVA. Un altro  macigno mostruoso per le imprese perennemente a credito che non possono sognarsi di chiederne il rimborso, pena ritrovarsi un esercito di uomini in divisa grigia pronti a rovesciare l’azienda come un guanto con il classico “accertamento tributario”. Ma se il creditore è lo Stato quel debito IVA l’imprenditore ha da pagarlo e subito, se non vuol incorrere in pesanti violazioni del codice penale. Tradotto per noi comuni mortali: rischiare di finire “ar gabbio”. Ecco, la quasi-moneta parallela dovrebbe partire proprio da qui. Un atto di giustizia ed equità dello Stato nei confronti dei  cittadini prima ancora che una sofisticata manovra di politica economica.

Lo Stato paghi subito e senza tante storie tutti i suoi debiti nei confronti dei  cittadini. Cosa ad oggi di fatto preclusa dal delirante Patto di Stabilità che si preoccupa di ingabbiare le uscite di cassa del Bilancio Statale entro limiti stringenti, pur di salvaguardare quello che gli eurocrati – in preda ai loro deliri – chiamano “pareggio di bilancio” (quello introdotto in Costituzione  da Monti, in quattro e quattr’otto).  Non importa a che titolo siano stati contratti questi debiti. Che siano maturati per la pulizia delle scuole o per l’acquisto di farmaci; per la manutenzione di una strada o per l’IVA a debito nei confronti della gelateria dietro l’angolo. Lo Stato paghi subito ciò che deve. Come? Semplice: monetizzando quel debito “invisibile” ma presente. Emettendo, ecco la nostra proposta, una speciale categoria di BTP irredimibili, ovvero senza scadenza e con un rendimento pari al tasso di inflazione.  Con un taglio minimo anche di 1 cent, se necessario. Senza che siano stampati ma direttamente accreditati su un normalissimo dossier titoli, di quelli che ogni risparmiatore deve aprire e tenere in banca per custodire un qualsiasi investimento.

Il beneficiario di questo pagamento potrà quindi usare i titoli ricevuti come meglio crede: per pagare imposte e contributi piuttosto che rimborsare il debito bancario, magari saldando debiti verso fornitori a loro volti strozzati dalla mancanza di liquidità. In pratica una moneta parallela: parliamo di circa 70-80 miliardi. Una manovra economica di immediato impatto e con benefici istantanei per la nostra economia: quasi 5 punti di PIL. Di fatto a costo zero per il bilancio dello Stato perché si basa sulla semplice monetizzazione di spese già contabilizzate ma non pagate (ai fini Eurostat cioè non sono un debito e per questo lo Stato ci gioca sopra non pagando). Inoltre lo Stato potrebbe utilizzare questa speciale categoria di BTP anche per pagare in tutto o in parte  gli acquisti futuri già programmati nel bilancio pluriennale dello Stato.  Quelli che l’ISTAT chiama “Consumi finali delle Pubbliche Amministrazioni” e che mediamente superano i 300 miliardi l’anno. Per intenderci non stiamo parlando di aumentare la spesa pubblica, ma semplicemente di pagarla subito! In maniera da non accumulare debiti nei confronti delle imprese.

Dulcis in fundo: per qualsiasi debito dello Stato ci sia un pagamento immediato su base mensile (ad esempio il 20 di ogni mese) e senza mandarla tanto per le lunghe. Con un accredito nel conto corrente e nel dossier titoli di ciascun fornitore che si vedrà così  consegnare anche questi speciali BTP. Speciali perché sarebbero subito utilizzabili come moneta. Speciali perché sarebbero convertiti subito convertiti nella nuova moneta   al momento del passaggio alla nuova valuta nazionale. Speciali perché contribuirebbero già oggi ad innaffiare l’economia di quelle preziose risorse inspiegabilmente ed odiosamente sottratte ai nostri imprenditori senza bisogno di scomodare Super Mario Draghi ed il suo Quantitative Easing; vale a dire dosi crescenti di morfina monetaria che finiranno comunque con l’accompagnare al capezzale la moribonda Unione Europea. Speciali, last but not least, perché sarebbero un atto di giustizia nei confronti dei cittadini da parte dello Stato che altrimenti si meriterebbe di essere  chiamato in una maniera ed una sola: ladro!

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