Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 08/02/2017


La storia del M5S a Roma andrà studiata bene in futuro per comprendere al meglio come il modello di governo proposto dal Movimento alla prova dei fatti sia un completo fallimento. Ma i grillini non sono noti per le loro doti di autocritica, e al contrario hanno deciso di rilanciare. Lunedì infatti è stato pubblicato un post sul blog di Beppe Grillo, da lui firmato ma frutto di un plagio, che racconta i presunti successi della Raggi a Roma, ben 43, taciuti dai media ostili e dai cosiddetti poteri forti. Ora, i poteri forti esistono, e sono una cosa seria. Ma a forza di evocarli per qualsivoglia intoppo o insuccesso che riguarda il M5S iniziano ad assumere i contorni della farsa. Quali sono i poteri forti che fin dall’inizio della sua avventura romana stanno impedendo ai grillini di sconfiggere il malaffare e gli interessi della casta? Le elezioni a Roma sono state vinte da Virginia Raggi il 19 giugno 2016. La giunta comunale del governo M5S per formarsi impiega più di due settimane e solo a luglio è possibile conoscere la squadra che formerà l’amministrazione comunale.

Questo dimostra che né la Raggi né il mini-direttorio romano (ancora in vita all’epoca) avevano la più pallida idea della rosa che doveva formare la giunta capitolina. Ma già all’epoca i grillini accusavano i media di distorcere la realtà dei fatti e di raccontare dissidi interni che non esistevano. Eppure pochi mesi dopo esplode la prima crisi: la nomina dell’allora capo di gabinetto, Carla Raineri, viene messa in discussione dall’Anac (l’autorità anticorruzione) che rileva profili di illegittimità procedurali sul conferimento dell’incarico. Il sindaco Raggi accetta senza discutere il parere dell’Anac e revoca la nomina alla Raineri. A più di 5 mesi di distanza, la Corte dei Conti da pienamente ragione alla Raineri e smentisce la tesi dell’Anac sulle illegittimità procedurali contestate dall’autorità guidata da Cantone. Si scoprirà poi che Marra vedeva come fumo negli occhi la Raineri, la quale considerava l’ex vice-capo di gabinetto come il vero sindaco di Roma in grado in influenzare le scelte dell’amministrazione e considerato intoccabile dalla Raggi. Insomma una vicenda ben poco chiara quella che ha portato al siluramento della Raineri.

Questo caso innesta la prima vera crisi della giunta: si dimettono dopo la revoca della Raineri, l’ex assessore al bilancio Marcello Minenna e altri dirigenti dell’Atac. Minenna lascia per un «deficit di trasparenza» e rivela di aver respinto diverse interferenze durante la gestione del suo ruolo. Ma le accuse di poca trasparenza non vengono solo da Raineri e Minenna. Roberta Lombardi stessa scrive sulla sua bacheca Facebook che Marra è «un virus che ha infettato il Movimento 5 Stelle». Secondo la teoria dei grillini, dovremmo dedurne che la Lombardi appartenga a quel clan dei poteri forti che stanno cercando di buttare giù il M5S a Roma. Più verosimilmente le dichiarazioni della Lombardi non sono altro che la spia del malessere interno al Movimento, impegnato da mesi in una lotta fratricida che impedisce la gestione della città.

Altro caso: Muraro. Sia i vertici del Movimento sia lo stesso sindaco Raggi sapevano che l’ex assessore all’ambiente era indagata prima che la notizia finisse sui giornali. Anche qui, tirare in ballo i poteri forti è diventato l’alibi perfetto per non rispondere mai delle proprie azioni. Se proprio il M5S vuole fare una critica ad un potere forte, dovrebbe farla alla magistratura romana e al ruolo che essa ha avuto nel decidere la sorte delle ultime giunte comunali, specialmente alla luce della recente archiviazione giunta ieri a favore di Alemanno riguardo al suo coinvolgimento nella nota inchiesta di Mafia Capitale. Ma qui i grillini si sono legati le mani da soli, perché si sono costruiti l’immagine giustizialista dei difensori della magistratura ad oltranza, e quindi non possono criticare il vero potere forte che li sta massacrando per conto del Pd: la magistratura, appunto. E la lotta continua; ora anche il buon Romeo che cerca di coprire la Raggi finisce nel registro degli indagati. Dimissioni a catena, iscritti nel registro degli indagati, arrestati, manca solo il rinvio a giudizio della Raggi per completare l’opera. Grillo lo sa, per questo sta costruendo intorno alla Raggi un’aura di martirio: nel caso venisse sbranata la colpa sarà ancora una volta di poteri, questa volta fortissimi.

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