Di Paolo Becchi su Libero, 24/02/2017


Il successo politico del Movimento 5 Stelle, quello conseguito nelle ultime lezioni politiche nasceva dal presentarsi come forza antagonista rispetto ad un sistema che era fondamentalmente rappresentato da Pd (il Pd meno «l», come lo chiamava Grillo) e Forza Italia. Ricordate tutti lo slogan dello Tsunami tour: mandiamoli a casa tutti!

Con grande intelligenza Gianroberto Casaleggio, la mente del nuovo soggetto politico, aveva intuito che era giunto il momento per tentare l’impresa. Fallito l’obiettivo per un soffio, non starò a raccontare quello che è successo dopo, passo all’oggi. Proprio ora, se Casaleggio fosse vivo potrebbe constatare con gioia la decadenza dei due partiti a cui lui aveva contrapposto il Movimento.

Forza Italia langue da tempo, anche se non vi è dubbio che Berlusconi potrebbe ritornare sulla scena pubblica dopo una sentenza che lo riabiliti politicamente. Ma è sufficiente questo a rilanciare il suo partito? Credo di no. Non è solo una questione di età, è la visione politica di Berlusconi, che oggi non è più in grado di intercettare i bisogni degli elettori, tantomeno di quelli – e sono ancora molti – indecisi se andare a votare o meno. Non è con la ricetta liberista di «meno Stato e più mercato» che si possono vincere le prossime elezioni.

Ma anche il Pd langue, lacerato da una scissione destinata ad indebolirlo. Certo, Renzi potrà così farsi il suo partito di fedelissimi (ammesso che ci riesca), ma è difficile pensare che da solo possa ottenere persino il risultato di Bersani nelle precedenti elezioni. Insomma, pare evidente che nessuna delle due forze principali nella precedente tornata elettorale avranno gli stessi consensi in quella futura.

Chi guadagna da questo sfaldamento del quadro politico? Al momento il M5s, che non a caso preme per andare a elezioni anticipate. Ma il Movimento è forte o vive delle debolezze altrui? Quanto sta succedendo a Roma non dimostra soltanto l’incapacità della Raggi, ma anche che il Movimento è lacerato al suo interno. E questo provoca la mancanza di capacità decisionale. Il caso dello stadio di Roma mostra in particolare che Grillo non ha la capacità di effettuare quella sintesi politica (a volte autoritaria) di Casaleggio.

Grillo parla, parla, parla ma non decide, con il rischio tra l’altro che alla fine anche il suo partito si sfaldi. Se le intenzioni di voto nei confronti del M5s restano alte, se come è probabile diventerà il partito di maggioranza relativa (anche se il premio di maggioranza se lo può scordare, se si andasse a votare con la legge uscita dalla sentenza della Corte) non è per i meriti acquisiti in Parlamento (non ha ottenuto niente, neppure il reddito di cittadinanza), ma perché gli italiani continuano a non vedere alternativa.

Qualcuno penserà che mettendo insieme Salvini e Berlusconi potrebbe risorgere il vecchio centro-destra. Salvini e Berlusconi ormai sono divisi non solo dall’età, ma da profonde divergenze su euro, Ue, politiche di immigrazione. Un’intesa diventa impossibile perché i programmi politici ormai sono completamente divergenti. Basta vedere come entrambi si muovono nel Parlamento europeo.

E dunque? Ci attende un periodo di grossa instabilità politica e nel caso in cui si dovesse andare a votare con un proporzionale simile a quello della Prima Repubblica avremo una Prima Repubblica con i suoi governi di coalizione, senza i partiti della Prima Repubblica. Il caos totale. E poi di nuovo elezioni. Grande è la confusione sotto il cielo, diceva il presidente Mao, ma la situazione, diversamente da come pensava lui, è tutt’altro che favorevole.

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