Diego Pistacchi intervista Paolo Becchi su Il Giornale della Liguria, 26/02/2017


Paolo Becchi, il professor universitario genovese che lavorò alle basi del MoVimento 5 Stelle racconta gli incontri con il leader della Lega Salvini e il contenuto dello studio richiestogli per migliorare l’appeal del partito. Non solo un cambio di nome e un chiaro messaggio anti europeista, ma anche più attenzione alla questione sociale e alla politica del lavoro possono essere le armi vincenti per spingere la Lega più in alto.


Tutti a scatenarsi sulle parole forti pronunciate da Salvini sull’immigrazione. Eppure a Recco la settimana scorsa è stato gettato probabilmente il seme di un’importante svolta politica. Con il leader della Lega che incontra e stringe la mano a un professore genovese che in pochi avrebbero pensato di accostare al Carroccio. Un prof con la barba e la passione per la politica, un Gianfranco Miglio di «via Balbi», per cercare un accostamento che possa rendere merito allo spessore di Paolo Becchi. Che, come l’ideologo della prima Lega Lombarda, ha in un certo senso fatto da nutrice alla crescita dei primi pensieri del MoVimento 5 Stelle.

Ma cosa si sono detti? E perché? Cosa potrà nascere da quel breve incontro? È stato casuale? Domande cui lo stesso Becchi risponde, svelando retroscena e segreti dell’incontro che potrebbe cambiare la linea della Lega Nord.

Professore, cosa ci faceva da Salvini?

«Avevo già chiesto e ottenuto un incontro con lui tempo fa. Mi aveva dato l’input di scrivere qualcosa…»

Qualcosa? Cosa? Lo ha chiesto a chi aveva dato un forte contributo al primo programma dei 5 stelle?

«Mesi fa avevo scritto un articolo sul sovranismo, magari coniando involontariamente un neologismo. Di sovranità si è sempre parlato, il sovranismo è un’altra cosa. Quell’articolo aveva suscitato un dibattito e Salvini mi ha chiesto di sviluppare il tema, di scrivere qualcosa, di vedere se si può coniugare il sovranismo con le idee federaliste della Lega».

E si può?

«Ho portato a Salvini il mio lavoro. Secondo me, se la Lega vuole sfondare, deve iniziare cambiando il nome».

Dice niente…

«No, intendo che non può restare localizzata nel nome a una parte dei Paese. O crea localismi diversi, o deve guardare a tutta la nazione. Questo non significa abbandonare le idee autonomiste, anzi. Se vuole l’indipendenza dall’Ue deve portare avanti una battaglia a livello italiano. Solo come Nord non può. La Padania va benissimo, ma da sola non può uscire dall’Europa. Se sostieni la sovranità monetaria devi parlare di sovranità nazionale».

Professore, si sta spostando a destra?

«Lo scenario politico reale è sempre meno diviso tra destra e sinistra, ma tra sovranisti e globalisti. Quelli poi sono concetti presenti in altri programmi».

Anche nei 5 Stelle, al netto dlle tante eurogiravolte. Pensa che ci possa essere un asse Salvini-Grillo?

«Quel che accadrà dipenderà essenzialmente dalla legge elettorale. Se si andrà con un maggioritario, sarà inevitabile fare alleanze. Ma farle prima del voto. Quindi è impossibile un accordo Lega-5 Stelle. Saranno più naturali le alleanze consuete. Se non ci sarà accordo e si andrà a votare con quando deciso dalla Corte Costituzionale, con una legge proporzionale, ognuno andrà per conto proprio e poi si vedrà».

Un’alleanza post voto, allora?

«Se si guarda a quello che dicono, ai concetti che in questo momento sostengono, sarebbe più logica un’alleanza 5 Stelle-Pd. Dicono più o meno le stesse cose».

La Lega dice cose molte diverse in effetti.

«La Lega una propria visione molto chiara. Ad esempio a proposito della riduzione e del contrasto all’immigrazione. La esprime con toni anche forti, ma senza equivoci. Così pure sulla questione europea. Il MoVimento 5 Stelle non ha più una linea politica. Dopo la morte di Casaleggio vive di pancia. È difficile fare alleanze con chi cambia idea ogni giorno. Tra l’altro credo stiano riducendo la loro forza, hanno già raggiunto il massimo. Se anche facesse di nuovo il 24%, come potrebbe pensare di arrivare al 50?».

È un discorso che vale per tutti i partiti.

«Dopo le politiche è possibile che i 5 Stelle e quel che resta del Pd e della sinistra si avvicinino. E ne gioverebbe soprattutto il MoVimento 5 Stelle».

Professore, dica la verità: mi sta diventando leghista?

«Io voto ogni volta valutando quello che mi viene offerto».

Ok, riformulo. Oggi voterebbe Lega?

«A Genova potrei. Se venisse candidato Rixi, persona seria, capace, che ha lavorato bene in Regione, non avrei problema a votarlo. O magari non andrei a votare. O chissà per chi potrei votare. Deciderò quando conoscerò i candidati e i programmi».

Già, Genova. Lei non si pronuncia mai volentieri sulla politica locale.

«Questa volta Genova sarà un laboratorio nazionale, pur dovendo tenere presente che si vota con un sistema diverso rispetto al nazionale, ci sarà il ballottaggio. Ma anche qui vedo la sinistra in forte calo».

Anche i 5 Stelle stanno subendo un terremoto.

«Il partito è strutturato in maniera stalinistica dalla Casaleggio & Associati per non avere dialettica. Cosa possa fare il candidato sindaco prescelto Luca Pirondini non si sa. La squadra è già stata costruita e omologata. È un grande dispiacere per tutti, per la vecchia base, per chi nel 2012 aveva aderito, quelli che avevo conosciuto anch’io, quelli come Putti. Il metodo Genova sarà quello di avere un gruppo compatto, senza confronto interno, ma pronto a sostenere ciecamente cosa si deciderà di fare».

Torniamo a Salvini. Cosa le ha detto del suo lavoro?

«Lo ha preso. Ha detto che lo studierà per capire come utilizzarlo».

E al di là del nome più nazionale, quali altri suggerimenti ci sono per la Lega?

«Partiamo dal fatto che siamo in una situazione simile al ‘92, ma non c’è spazio per un nuovo Berlusconi. Quello spazio dovrà essere occupato da quelle forze che sapranno trasformarsi in senso sovranista. E la Lega in questo momento è il partito più «vecchio», che esiste da più tempo nel panorama politico».

Cosa dovrà fare?

«Alla Lega mancano ancora una politica del lavoro e la questione sociale. Salvini dovrà lavorare su questo. Intanto a Milano ha già aperto una discussione sull’euro non limitata all’ambito della Lega. Un punto che può diventare quello qualificante per la Lega».

Il partito della nazione?

«Renzi non ci è riuscito. Ci riuscirà Salvini partendo da altre basi? Chissà? Forse avrà anche qualche resistenza nella stessa Lega. D’altra parte però Bossi la secessione non l’ha realizzata e ha riportato la Lega al 2%. Al 13% ce l’ha portata Salvini. E ha dalla sua parte l’età».

Servono per forza giovani?

«Dipende dallo spirito, ovviamente. Anche Renzi è giovane. Di Maio lo è, ma è costretto a vivere di riflesso da altri. Il figlio di Casaleggio, pur non essendo paragonabile al figlio di Bossi, non ha alcun motivo per essere al posto in cui è. Politicamente cosa ha mai fatto? Chi lo ha mai indicato?»

Non è molto ottimista?

«Se andiamo a votare con il sistema proporzionale ci troveremo all’Italia della Prima Repubblica senza i partiti e le personalità della Prima Repubblica: un casino!»

E lei non voterà? 

«A Genova voterò Putti, o Rixi. O magari Pirondini se sceglierò di dare un voto di protesta. O non voterò».

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