Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti


Habemus stadium. Dall’incontro notturno dello scorso venerdì, tra il sindaco Virginia Raggi e i proponenti del progetto dello stadio della Roma, esce una fumata bianca. E’ l’ennesimo colpo di scena in questa vicenda che ne regala di nuovi in continuazione. I pronostici della vigilia sembravano tutti puntare su un rifiuto, e la conseguente rimozione del vincolo di pubblica utilità apposto al progetto dalla giunta Marino. E invece ecco il compromesso: sì allo stadio, ma con la riduzione del 50% delle cubature per quello che riguarda gli edifici intorno all’impianto. Una vittoria della Raggi? Da un punto di vista politico, la mossa del sindaco serve a tenere ancora a galla quel che resta del M5S. La giunta Raggi aveva cercato di buttarsi sulla questione dello stadio per guadagnare un po’ di consenso presso la tifoseria giallorossa, e questa mossa potrà portare qualche sollievo ai malanni del Movimento.

Da un punto di vista di lotte interne al M5S, la corrente dei lombardiani esce sconfitta. La posizione della Lombardi era dichiaratamente contraria a fare lo stadio nell’area di Tor di Valle, considerata a rischio idrogeologico, una posizione avallata dallo stesso Grillo fino a pochi giorni fa. Il capo del 5Stelle è sceso a Roma nel tentativo di mediare tra le correnti romane del movimento, tanto da presentare una proposta alternativa al progetto di Tor di Valle. Dopo l’accordo di venerdì notte, la posizione del comico genovese è stata completamente disattesa.

Roberta Lombardi da par suo nella mattinata di ieri si è congratulata su Twitter con la Raggi per l’accordo, trovandosi probabilmente costretta a fare buon viso a cattivo gioco. La resa dei conti tra le ali del movimento romano per il momento è rimandata.

Ma è l’intera vicenda che è stata gestita male dal M5S fin dall’inizio. Se esistevano fratture e divisioni, sarebbe stato più opportuno attendere e trovare una quadra all’interno, prima di fare qualsiasi dichiarazione pubblica. Si è invece scelta la seconda strada, e si è preferito attendere fino all’ultimo momento per dare il via libera ad un progetto che resta discutibile per il suo impatto ambientale. Il M5S poteva accontentare ambientalisti e tifosi facendo una controproposta a Pallotta mesi addietro: volete fare lo stadio? Bene, vi propongo tre siti alternativi e mi presentate un progetto dove le cubature dedicate all’impianto sportivo siano l’80%. Una giunta autorevole avrebbe parlato con chiarezza fin dal principio, e avrebbe guadagnato la fiducia dei romani e dei romanisti, mostrando di non nutrire alcun pregiudizio nei confronti dell’ipotesi stadio.

La malafede dei proponenti del progetto si è vista quando di fronte all’ipotesi di spostare la realizzazione dell’impianto altrove, hanno subito alzato gli scudi. Non sarà che Unicredit spinge per farlo a Tor di Valle, perché il proprietario del terreno, Luca Parnasi, ha un debito con la banca di 600 milioni di euro? E che dire invece del ricatto di mister Pallotta, oggetto del mistero venuto dagli Stati Uniti che in tutti questi anni ha fatto collezionare memorabili figuracce sul campo alla società della Roma, quando ha dichiarato che senza lo stadio lui è pronto ad abbandonare la società giallorossa al suo destino, e a vendere i suoi pezzi pregiati? Questo non solo rileva il totale disinteresse di Pallotta per le sorti della Roma, ma mostra la totale arroganza di un personaggio che mai avrebbe dovuto avere per le mani questa società di calcio. E su questo andrebbero chiesti lumi a Unicredit che ha messo la Roma nelle mani di due illustri sconosciuti venuti dagli States, tali Thomas Di Benedetto e James Pallotta, a fronte di un inspiegabile rifiuto opposto a Naguib Sawiris, magnate egiziano con un patrimonio stimato intorno ai 3 miliardi di dollari e messo dalla rivista Forbes al 569° posto tra gli uomini più ricchi del pianeta.

E’ una storia strana quella della compravendita della Roma, ancora tutta da chiarire e sulla quale aleggiano interessi tutt’altro che in linea con quelli della squadra della Capitale. Ad ogni modo con il sì allo stadio, le battaglie ambientaliste del M5S sono morte per sempre, e chi ancora si illudeva che il movimento fosse diverso dagli altri partiti, ha avuto una cocente delusione. Non solo si è avallato un progetto controverso per il suo impatto ambientale, ma si è trattato da una posizione debole per fare gli interessi privati di Unicredit, Pallotta e Parnasi. Il PD ha trovato il suo erede a Roma: è il M5S.

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