Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 28/02/2017


La storia dello stadio a Tor di Valle è ben lungi dall’essere conclusa. Infatti quello firmato lo scorso venerdì è solamente una bozza di accordo che ha completamente stravolto il precedente progetto, e di conseguenza sarà necessaria una nuova delibera per approvare l’opera e nuovi studi di fattibilità dagli enti preposti per valutarne l’impatto.

Nonostante ci siano due scuole di pensiero opposte sulla questione – quella della Roma che prevede semplicemente un rinvio della conferenza dei servizi in scadenza il 3 marzo, e quella sposata dalla Regione Lazio, che prevede l’approvazione di una nuova delibera comunale e l’inizio di un nuovo iter amministrativo che richiederebbe 180 giorni per essere portato a compimento – ci sono forti dubbi che tutto fili liscio già da ora. Il progetto originale prevedeva difatti la realizzazione di alcune opere pubbliche essenziali – tra le quali l’ampliamento della via del Mare e di via Ostiense e l’utilizzo di 15 treni sulla Roma-Lido – per collegare l’area dove sorgerà lo stadio al resto della città. Quelle opere sono state stralciate, i treni della Roma-Lido sono stati ridotti da 15 a 2, e non è difficile prevedere che ad oggi l’attuale rete infrastrutturale stradale e ferroviaria, già ad oggi congestionata, sarà del tutto insufficiente a gestire un volume di traffico ben superiore a quello attuale.

Ignazio Marino è tornato a farsi sentire e rivendica il fatto che il suo progetto prevedeva la realizzazione di quelle opere pubbliche, senza le quali il vincolo di pubblica utilità non ha più senso. L’ex sindaco in realtà si dimentica di dire che, se è vero che quelle opere erano presenti nella delibera approvata dal suo consiglio comunale, è altrettanto vero che la colata di cemento prevista raggiungeva il milione di cubature, e si benediceva una speculazione edilizia come da molti anni non se ne vedevano nella Capitale.

La Raggi non ha fatto meglio, e la storia raccontata da Di Maio secondo la quale i grillini non si sarebbero inchinati ai palazzinari fa sorridere se si pensa che è stato proprio la commissione urbanistica del Campidoglio per voce della sua presidente Donatella Iorio, a dire che Tor di Valle è a rischio idrogeologico e pertanto una colata di cemento lì, seppur ridotta, sarebbe da escludersi. Va a finire che aveva proprio ragione Grillo, quando durante la trasferta romana aveva parlato del rischio esondazione presente nell’area. Da questo infatti si sarebbe dovuto partire: è o non è Tor di Valle una zona adatta per edificare un impianto così imponente?

È la domanda che si è posta Giorgia Meloni, e che non ha ancora una risposta definitiva, in attesa che il M5S mostri finalmente il nuovo progetto al consiglio comunale per capire nel dettaglio di cosa si sta discutendo, aldilà delle dichiarazioni di facciata. Ma un aspetto sul quale si sono soffermati in pochi è quello della fretta dei proponenti del progetto di iniziare l’opera. Perché Baldissoni e Parnasi hanno così premura di chiudere un accordo che difatti lascia l’opera totalmente scollegata dal resto della città, e riduce di non poco le prospettive di profitto dell’investimento? Su questo forse i proponenti del progetto sperano nell’ombrello dei fondi statali, perché se l’opera viene considerata di pubblica utilità, non è da escludersi che sia alla fine proprio lo Stato a dover esborsare i fondi necessari per realizzare le infrastrutture necessarie per rendere raggiungibile l’impianto.

Se ci sono di mezzo i soldi pubblici, in questo caso dovrebbe esprimersi anche il governo e la questione assumerebbe connotati politici che potrebbero ritardarne ancora di più l’approvazione. Come andrà a finire dunque? Arduo fare una previsione fin da ora, ma dal momento che il progetto verrà ridiscusso in Campidoglio, non è escluso che le divisioni interne al M5S emergano ancora più chiaramente, alla luce del fatto che lo stadio di Tor di Valle, così come concepito, non porta un beneficio agli interessi della città. Su questo potrebbe essere necessario un soccorso del Pd, anche se i grillini giurano di farcela da soli. Resta il fatto che la giunta Raggi sta discutendo una delle opere più imponenti degli ultimi decenni a Roma priva di un assessore all’urbanistica, e ha messo da parte tutti i gravi e reali problemi che affliggono la Capitale. Ieri un ciclista è finito dentro una voragine a pochi passi dalla stazione Termini. Di questi problemi non si parla più, c’è solo lo stadio.

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