Di Paolo Becchi su Libero, 03/03/2017.


Dopo che i giornali hanno seguito passo dopo passo la vicenda della morte di Dj Fabo, la politica italiana si è svegliata improvvisamente per “accelerare” l’approvazione di una legge sul biotestamento, il cui testo sarà probabilmente in aula alla Camera già il prossimo 13 marzo. Sepolcri imbiancati. Io dico che tutto questo è stupido e ipocrita.

Primo, nonostante Dj Fabo abbia scelto di andare in Svizzera e di non cercare tutela presso i Tribunali italiani, la giurisprudenza, formatasi dopo il caso Welby e Englaro, avrebbe probabilmente accolto la sua richiesta, fermo il diritto all’autodeterminazione del paziente, anche attraverso il rifiuto di trattamenti sanitari. Fabo avrebbe potuto non accettare la nutrizione artificiale o richiederne l’interruzione, in condizioni tali da non morire soffrendo, avendo diritto ad una sedazione terminale. Così aveva riconosciuto il Tribunale di Roma, assolvendo il medico di Welby Mario Riccio, e dichiarando che la condotta di colui che rifiuta una terapia anche salvavita costituisce esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti sancito dalla Costituzione. Questo significa che, in Italia, esiste già il diritto – se diritto è ciò che i Tribunali dicono che sia – a rifiutare trattamenti sanitari. E invece si è solo voluto montare un caso ed utilizzarlo strumentalmente. E tutti sono caduti nella trappola, abilmente costruita per distrarre l’opinione pubblica da una situazione sociale e politica sempre più esplosiva.

Secondo, esiste già anche una normativa, che è costituita dall’accordo di diritto internazionale e che potrebbe essere dirimente: si tratta della Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità umana riguardo all’applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, adottata dal Consiglio d’Europa il 19 novembre del 1996 e firmata ad Oviedo il 4 aprile del 1997. La Convenzione si prefigge di fissare standard minimi di protezione della dignità umana nell’ambito della biomedicina, ritenuti inderogabili per le parti firmatarie. Tra essi, l’art. 5, il quale stabilisce che «un intervento in campo sanitario non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato il proprio consenso libero e informato. Questa persona riceve preventivamente un’informazione adeguata in merito allo scopo e alla natura dell’intervento nonché alle sue conseguenze e ai suoi rischi. La persona interessata può ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento». Sarebbe sufficiente questo riferimento per garantire una tutela a casi come quello di Dj Fabo.

Ora, l’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge n. 145 del 2001, ma poiché in quella legge di ratifica, all’art. 3, il governo era delegato ad adottare decreti legislativi esecutivi, recanti «ulteriori disposizioni occorrenti per l’adattamento», che né allora, né in seguito sono stati emanati, essa non potrebbe ancora ritenersi applicabile nel nostro paese. Nei prossimi giorni e forse mesi assisteremo ad accese discussioni in vista di una nuova legge, con un nuovo probabile e pericoloso inciucio tra M5s e PD – e sperando almeno non passi il testo presentato dal M5s che prevede persino l’uso dei “morti cerebrali” per la sperimentazione scientifica, tanto atteso dalle lobby trapiantiste e farmaceutiche. Con riferimento al consenso informato sarebbe sufficiente dare subito piena attuazione a quanto stabilito con chiarezza, già venti anni fa, da una Convenzione che a causa del mancato adempimento di un onere formale non può ancora essere ritenuta efficace nel nostro ordinamento giuridico. Insomma, una vera vergogna che prova solo la profonda incompetenza di chi oggi presenta nuovi disegni e proposte di legge, fatte solo per strappare qualche consenso in vista del voto e favorire le lobby trapiantiste e farmaceutiche.

Per ulteriori approfondimenti consiglio la lettura del testo “A dieci anni dalla Convenzione di Oviedo. Una banale questione in tema di consenso informato“.

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