Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 06/03/2017


Francois Fillon non molla. Nell’assiepata piazza di Parigi del Trocadero – 200.000 partecipanti secondo l’organizzatore della campagna elettorale Bruno Retailleau, 50.000 invece secondo le stime più realistiche delle forze dell’ordine – la droit francese vive uno dei momenti più drammatici dall’inizio dell’intera campagna elettorale. L’evento era stato previsto per la mattinata di ieri, spostato nel pomeriggio quando il maltempo ha concesso un po’ di tregua.

Fillon arriva sul palco prima delle 16, e si rivolge subito ai suoi sostenitori scusandosi per essere stato costretto negli ultimi tempi a difendere più se stesso e la moglie, mentre «l’essenziale è difendere il nostro Paese». Poi arriva l’affondo ai suoi nemici, a coloro che «lo attaccano da ogni lato» e il candidato della droit fa capire da subito che non ascolterà le voci del suo partito che lo invitano a rinunciare alla corsa alle presidenziali. «Devo ascoltarvi con coscienza, e devo ascoltare questa enorme folla che mi spinge in avanti», aggiungendo un’altra stilettata contro i maggiorenti del partito che «stanno abbandonando la nave», e il riferimento nemmeno troppo velato sembra essere diretto a Thierry Solere, il portavoce della sua campagna elettorale che ha congelato le proprie dimissioni in attesa di vedere gli esiti dell’evento di ieri.

Il popolo della destra sembra essere dalla sua parte e gli grida ripetutamente di non mollare, perché la Francia ha bisogno di lui. Solamente il giorno prima del suo comizio domenicale, era scesa in campo a sua difesa la moglie Penelope, in un’intervista al Journal du Dimanche, al quale ha dichiarato la sua completa volontà di testimoniare davanti ai giudici per provare che la sua collaborazione parlamentare con il marito è stata svolta nel rispetto della legge.

La strategia di Fillon è quella di creare il clima del martire politico, dell’uomo messo sotto assedio dalla magistratura e dai suoi nemici politici per impedirgli di partecipare alla corsa elettorale. Ed è proprio quello che teme il suo partito, Les Republicains, preoccupato che Fillon possa spostare il baricentro della sua campagna in un clima di delegittimazione della magistratura francese, tale da eliminare del tutto le residue chances di accedere al secondo turno del ballottaggio.

A questo si deve un’altra importante defezione del suo campo, quella di Patrick Stefanini, direttore della sua campagna elettorale che ha presentato le proprie dimissioni venerdì, esecutive da ieri sera. Stefanini accusa apertamente Fillon di «non essere più nelle condizioni di correre per le presidenziali e di rischiare di favorire la vittoria del Fronte Nazionale». Sembra essere questo il risultato che tutti temono. Persino i socialisti temono che il rifiuto di Fillon possa destabilizzare la campagna elettorale francese e proprio ieri la sindaca di Parigi, la socialista Anne Hidalgo,aveva invitato il candidato della droit dal desistere nel convocare una manifestazione contro «i magistrati, i servizi di polizia e i giornalisti che partecipano da diverse settimane, ognuno al loro livello e nel loro ruolo, a svelare la verità». Ma Fillon per il momento non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Alla fine della manifestazione, esce il sole e partono le note della marsigliese. Qualche osservatore ha visto nell’evento di ieri un modo per compattare i sostenitori di Fillon e serrare le fila in attesa che la sua posizione giudiziaria migliori. Ma molti nodi restano irrisolti. Il prossimo 15 marzo, a due giorni dal termine ultimo per presentare ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali, il 17 marzo, Fillon è atteso in procura dai giudici istruttori per essere interrogato sulla questione della collaborazione parlamentare della moglie Penelope. Dopo quella data, non sarà più possibile presentare un altro candidato e il rischio che arrivi un’incriminazione ufficiale per l’ex primo ministro resta alto.

L’aspetto più preoccupante di quello che sta accadendo è che la politica ora anche in Francia come in Italia da lungo tempo la fanno i giudici. Questo riguarda Fillon, come Marine Le Pen, pure lei indagata e che ha perso l’immunità del parlamento europeo grazie alla “coerenza” del M5S. Chi ci salverà in Europa dai governi dei giudici? Povero Montesquieu.

 

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