Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 08/03/2017


C’erano una volta le Am-lire. Era da parecchio tempo che non si sentiva parlare della valuta di guerra imposta dagli alleati angloamericani quando occuparono il Mezzogiorno nel lontano 1943. È stato Silvio Berlusconi a rievocare questa valuta nell’ottica della sua proposta di non abbandonare completamente l’euro, ma di dare vita a un doppio sistema di circolazione monetaria: per il mercato interno la lira, per quello esterno l’euro. Berlusconi sostiene che un’uscita dall’euro sia «velleitaria» e provochi notevoli danni alla sostenibilità del nostro debito pubblico con grave pregiudizio anche «per le aziende e per il risparmio degli italiani». Ulteriori corollari negativi: un’inflazione galoppante e tassi d’interesse alle stelle. E tuttavia per Berlusconi qualcosa con l’euro non va, da qui la sua proposta della doppia moneta, nel tentativo di mostrare politicamente un’apertura nei confronti del fronte euroscettico.

Se volessimo partire dalla lettura dei Trattati europei, la cui osservanza non viene discussa da Berlusconi, dovremmo prendere in esame l’art. 128, comma 1 del Trattato di Lisbona che rimarca «il diritto esclusivo della banca centrale europea all’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione» per poi aggiungere che le «uniche banconote aventi corso legale nell’Unione» sono quelle emesse dalla Bce e dalle banche centrali nazionali dei singoli paesi, ovviamente sempre in euro. Quindi, la proposta di emettere una moneta solamente per il mercato interno italiano va contro i Trattati europei, e pertanto, se si parte dal presupposto che questi vadano rispettati, potremmo chiudere già qui la discussione e archiviare la proposta di Berlusconi come irrealizzabile. Ma se anche si arrivasse ad ottenere un’improbabile deroga alle regole europee, converrebbe davvero la doppia moneta?

Innanzitutto occorre dire che per sostenere la sua tesi, Berlusconi ha portato come esempio il caso peggiore. Le AM-lire infatti sono state un vero e proprio disastro per la stabilità dei prezzi. Le AM-lire erano una valuta straniera, stampata ed emessa da una forza occupante e l’unico modo per procurarsele era quello di scambiare con gli alleati angloamericani che stabilirono dei tassi di cambio estremamente favorevoli per loro: 1 dollaro americano per 100 Am-Lire, e una sterlina per 400 Am-lire.

Il risultato disastroso di immettere questa valuta in maniera sconsiderata fu quello di portare l’inflazione nel giro di due anni ad un aumento del 400%, e le conseguenze per la popolazione civile furono drammatiche con donne e bambini che si prostituivano con gli alleati per un dollaro, come si racconta nelle pagine del celebre libro di Curzio Malaparte “La Pelle”.

Ma torniamo all’attualità. Gli svantaggi della doppia moneta derivano soprattutto dal fatto che il debito pubblico italiano resterebbe denominato in una valuta straniera qual è l’euro. Se l’Italia seguisse questo schema, difatti si pregiudicherebbe il più grande vantaggio che deriverebbe dal ritorno di una piena sovranità monetaria, quello di applicare la lex monetae prevista dall’art.1277 del codice civile, val a dire ridenominare il proprio debito pubblico in lire. Berlusconi sostiene che con la lira, senza la doppia circolazione con l’euro, ci sarebbero «ripercussioni gravissime per il debito pubblico», quando in realtà è vero proprio il contrario: con la doppia moneta gli interessi sul debito andrebbero restituiti in euro, quindi saremmo costretti a politiche fiscali restrittive (taglio della spesa e aumento delle tasse) per drenare dal bilancio pubblico lire che poi andrebbero convertite in euro. Sostanzialmente dovremmo fare ancora austerity, e questo farebbe salire il debito pubblico italiano, come già sperimentato nell’infausto periodo del governo Monti. In più gli scambi internazionali sarebbero ancora denominati in euro, e la possibilità di svalutare per dare sostegno alla domanda interna sarebbe compromessa.

Se Berlusconi è preoccupato peri presunti effetti negatividella svalutazione, gli consigliamo di vedere cosa accadde dal 1992 al 1995 quando la lira uscì dallo SME e svalutò del 50% nei confronti del marco tedesco. L’inflazione scese, non salì. Fare una doppia moneta è quindi il modo migliore per tenersi gli svantaggi dell’euro e rinunciare a tutti i vantaggi della lira con una piena sovranità monetaria. Insomma i Trattati non consentono di fare quello che vuole Berlusconi e che senso ha violarli con una proposta svantaggiosa come quella della doppia moneta? Presidente abbia il coraggio di guardare in faccia la realtà e diventi anche lei euroscettico.


P.S. La notizia riportata ieri da il Giornale, secondo la quale Pissarides avrebbe in Grecia dichiarato che per uscire dalla crisi dell’euro ci vorrebbe la doppia moneta, come sostenuto da Berlusconi, è una fake news. Abbiamo le prove.

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