Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 15/03/2017


Election day in Olanda. Dopo settimane di attesa, arriva uno degli appuntamenti più temuti dall’Unione Europea. A terrorizzare l’establishment di Bruxelles è la possibilità che possa vincere Geert Wilders, il leader del partito della Libertà (PVV), che ha messo al primo posto nel suo programma l’uscita dall’euro e dall’UE. In questi giorni sta tenendo banco la polemica tra il governo olandese di Mark Rutte e la Turchia di Erdogan, alla luce del recente rifiuto delle autorità olandesi di concedere il permesso di atterraggio al ministro degli esteri turco Cavusoglu per motivi di sicurezza, che ha innescato una crisi diplomatica senza precedenti tra i due paesi. A Wilders non deve essere sembrato vero quando ha visto presentarsi questa opportunità. Lunedì sera c’è stato un infuocato dibattito tra lui e il premier uscente, Mark Rutte, e il leader del partito della Libertà ha saputo sfruttare abilmente la crisi turco-olandese per accusare il governo di debolezza nei confronti del satrapo Erdogan, accusato di voler inondare il paese di rifugiati. Su questo Wilders ha proposto una soluzione netta: chiudere le frontiere e interrompere qualsiasi relazione diplomatica con la controparte turca, mentre Rutte appare ancora intenzionato a mantenere rapporti con Ankara. Quale che sia la posizione sulla vicenda, è indiscutibile che abbia dato una spinta a Wilders nei sondaggi.

Proprio le recenti rilevazioni sul voto dell’istituto Peil, vedono una rimonta del partito di Wilders al primo posto con il 25% delle preferenze, seguito dal partito di governo di Rutte con il 24%. Ma qual è il segreto del successo di Wilders? L’Olanda è sempre stata raffigurata come un’isola felice, una società fondata sul welfare e con una disoccupazione tra le più basse d’Europa. L’Olanda infatti appartiene alla cerchia dei paesi del Nord Europa che più hanno beneficiato dall’adesione alla moneta unica, la quale è stata un vero toccasana per l’export olandese cresciuto del 8,6% solamente l’anno scorso. In questi anni, moltissimi giovani del Sud Europa, talenti sfornati dalle università italiane e spagnole hanno lasciato il proprio paese per approdare verso le grandi città olandesi. Allo stesso tempo l’adesione all’UE e la conseguente libera circolazione delle persone, ha cambiato profondamente la struttura della società olandese.

L’immigrazione e il flusso continuo di migranti è oggi il primo problema dell’opinione pubblica in Olanda, e a confermarlo è stata un’autorevole ricerca condotta dall’istituto olandese per la ricerca sociale, che ha rilevato come il 65% dei cittadini olandesi metta al primo posto il problema dell’immigrazione tra le preoccupazioni maggiori. L’accoglienza ai rifugiati ha comportato numerosi sacrifici e tagli alla spesa pubblica per la popolazione, e il clima di crescente scontento non ha fatto altro che aumentare in questi anni. In questo contesto, l’integrazione in molte municipalità olandesi si è rivelata un completo insuccesso. Attualmente il 50% degli immigrati marocchini tra i 12 e i 24 anni è stato arrestato o incriminato di diversi reati, come è stato documentato in un rapporto del ministero degli interni olandese.

Nei quartieri a maggioranza marocchina, il tasso di criminalità giovanile sfiora il 50%, e il fenomeno non è solo limitato agli uomini ma anche alle donne. Quando Wilders arringa la sua folla di sostenitori chiedendole se vuole meno immigrati marocchini, è ovvio aspettarsi un tripudio di consensi. Condannarlo con l’accusa di discriminazione razziale per questa frase, come ha fatto recentemente il tribunale di Schipol, significa condannare tutti quegli olandesi che condividono il pensiero di Wilders a allo stesso tempo non fa che radicalizzare il suo consenso presso i suoi sostenitori. E’ per questo che oggi Wilders arriva favorito alle elezioni , e la sua vittoria potrebbe assestare un altro colpo fatale all’UE, terrorizzata dal diffondersi in Europa dei partiti anti-Bruxelles. Anche se non dovesse conquistare con ogni probabilità la maggioranza assoluta dei seggi, data la natura piuttosto frammentaria del sistema politico ed elettorale olandese, arrivare al primo posto per Wilders significherebbe un trionfo senza precedenti, e costringerebbe i partiti pro-UE a costruire una sorta di cordone sanitario contro di lui. Ma le probabilità che una larga coalizione si formi e riesca a durare, non sono alte e il ritorno alle elezioni anticipate potrebbe far crescere ancora di più il PVV. Ecco perchè l’UE teme quest’appuntamento e le Idi di marzo non sono certo di buon auspicio.

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