Di Paolo Becchi su Libero, 16/03/2017


L’attuale fase politica spinge ad alcune riflessioni sugli ultimi decenni della nostra storia, a partire dalla dissoluzione della Prima Repubblica. Nei primi anni’90 alla magistratura venne lasciata mano libera per affossarla e con essa affossare i partiti che avevano sino ad allora governato. Ciò avvenne con l’accordo dei comunisti, che, rinunciando al PCI, allora si illusero che il “patto” tacito con Mani Pulite – che infatti non colpì che in una sola direzione: PSI e DC – avrebbe consentito loro di andare, finalmente, al Governo. Berlusconi, allora con l’aiuto della Lega, ha impedito tutto ciò, ha travolto questo progetto con le sue televisioni, i suoi milioni di voti, le sue promesse di una rivoluzione liberale. Contro di lui, tutto ciò che politicamente seppe fare l’ex PCI, fu di indignarsi. Alla Sinistra si sostituì, ancora una volta, la magistratura, iniziando quell’accanimento giudiziario a cui Berlusconi è stato oggettivamente sottoposto per più di vent’anni. Dalle prime indagini, la magistratura ha sempre più alzato il tiro, tentando di rovesciare i suoi Governi mediante la “pressione” giudiziaria. Caso esemplare, oggi spesso dimenticato: l’avviso di garanzia del 1994, di cui Berlusconi venne a sapere dai giornali, mentre era impegnato ad una riunione del G7. Allora non bastò. Si è dovuto aspettare fino al 2011 per riuscire a togliere di mezzo Berlusconi, con il “colpo di Stato” architettato da Napolitano e spalleggiato ancora una volta dalla magistratura, con le sue inchieste sul bunga-bunga, e dai poteri forti di Berlino e Francoforte, che non potevano tollerare il rapporto tra Berlusconi e Putin, il quale in caso di uscita dall’euro avrebbe aiutato il nostro Paese.

Da allora, dal 2011, siamo entrati in una crisi permanente. Il Colpo di Stato permanente di cui ho parlato in un mio libro. E dove il potere politico è debole, la magistratura è sempre pronta a “sostituirsi” ad esso. Dopo il referendum costituzionale, essa ha capito che Renzi è, ormai, un leader finito, e che occorre liberarsi di lui e di un partito in stato di decomposizione. Da qui le nuove inchieste giudiziarie, le quali non fanno che consegnare il Paese nelle mani di un M5S ormai addomesticato dalle logiche del “sistema”. Renzi è stato troppo arrogante, e ora non è più affidabile. Meglio puntare sul M5S il quale con il suo giustizialismo, sia pure di recente a correntialterne, è l’alleato naturale dei giudici e consente alla magistratura dimuoversi con completa indipendenza e autonomia politica. Considerata inoltre la sua incapacità di governare – come Roma docet -il M5S si affiderà a tecnici che faranno in buona sostanza quello che l’Ue dirà loro di fare.

Ecco perché oggi solo partendo da una Lega Nazionale si può tentare di opporsi al nuovo progetto politico della magistratura. Non sottovalutiamo il discorso fatto a Napoli da Salvini, il primo non a braccio. Un discorso passato sotto silenzio dai principali quotidiani italiani. Salvini ha un anno di tempo per radicarsi al Sud, cercando in loco persone pulite e non riciclate e partendo proprio da Regioni in cui il M5S sta perdendo consensi. A partire dalla Sicilia e dalla Sardegna, ma senza trascurare la Calabria (si ricordi Cosenza, dove il M5S è passato dal 25,5% delle nazionali del 2013 al 4,22% delle comunali 2016). E non dimentichiamo, in Liguria, Genova. Qui può sfruttare il grande malcontento della base grillina che ha persino votato in rete contro il candidato prescelto dai vertici pentastellati. Un sindaco “verde” a Genova, da sempre “rossa”, sarebbe un primo segnale di cambiamento.

Sinora Salvini può giocare sulla sua coerenza e criticare il M5S sui temi dell’euro, dell’Ue e della politica sull’immigrazione, mostrando tutte le ambiguità delle posizioni del Movimento e la sua mancanza di una chiara e netta linea politica. Ma deve continuare ad essere chiaro lui stesso e non cominciare a mandare messaggi contraddittori come quello di schierarsi contro il referendum sui voucher, e questo solo perché in Friuli il voucher viene adoperato più che in Sicilia. Se dici che l’Italia va salvata tutta intera, non puoi poi fare gli interessi di bottega, perché così perdi di credibilità. Certamente Salvini dovrà anche tentare diaprire ad altre forze, in primis Forza Italia, ma ciò sulla base di un accordo programmatico che ponga al primo posto l’uscita dell’Italia dall’euro. La politica non si fa solo con i numeri, ma anzitutto con le visioni e i programmi politici. E oggi lo spirito del tempo è lo spirito delle nazioni che soffia di nuovo forte in Europa. Questo non esclude la nascita di un’alleanza sovranista. Tutt’altro, questa sì che sarebbe la vera sorpresa delle prossime elezioni politiche. Oggi, in fondo, chi vota M5S lo fa solo perché non ha alcuna alternativa – o non va a votare o vota Grillo -, ma ci sarebbe tempo per costruirla. Ma è un’alternativa credibile risuscitare semplicemente il vecchio centro-destra? «Le rughe han troppi secoli oramai… truccarle non si può più».

Annunci