Di Paolo Becchi su Libero, 18/03/2017


Genova sarà uno dei Comuni più importanti per le prossime elezioni amministrative. Da sempre una città “rossa”, le probabilità di una vittoria del M5s, un Movimento in ascesa nonostante risultati non particolarmente esaltanti proprio nelle amministrazioni locali, erano molto alte. La votazione in rete doveva avvenire con il “metodo Genova”, vale a dire con liste totalmente blindate. Insomma, il candidato sindaco si porta dietro tutta la sua squadra ed elimina completamente ogni concorrente. Sarà così con Di Maio alle prossime elezioni politiche. Come vedete per il M5s il problema dei capilista bloccati proprio non esiste, è la lista intera ad essere bloccata.

LA VECCHIA GUARDIA

Ma cosa succede? La rete sorprendendo tutte le aspettative vota contro il candidato sponsorizzato da Beppe Grillo. Cose che possono accadere, in questo caso un Movimento che ha fatto della rete e della democrazia diretta la sua parola d’ordine avrebbe dovuto quanto meno rispettare questa decisione della rete, considerando la rete sovrana. Tanto più che le votazioni si erano svolte del tutto regolarmente. Grillo era sicuro di vincere, e ha sottovalutato il grande malessere che è presente a Genova, e non solo a Genova, nella base del Movimento. A Genova la vecchia guardia movimentista guidata con tanto entusiasmo e passione da Paolo Putti è stata eliminata e possiamo considerare questo voto della rete come un colpo di coda di attivisti che non tollerano la deriva partitocratica presa dal M5s.

Grillo che cosa fa? Invece di prendere atto della difficile situazione decide di non concedere l’utilizzazione del simbolo al candidato sindaco prescelto dalla rete. Certo, con il “metodo Genova” era un bel guaio perché, a parte il candidato sindaco, anche tutti i componenti della lista erano della stessa idea del sindaco, non proprio allineato ai desideri di Beppe Grillo. Non sapendo come legittimare questa scelta, del tutto arbitraria, Grillo sostiene che il candidato sindaco e altri componenti della lista avrebbero «ripetutamente e continuativamente» danneggiato l’immagine del M5s.E guarda il caso di questo si accorge solo adesso, ad elezioni avvenute, grazie ad alcune segnalazioni. Di chi? Della Stasi interna? Ora che cosa succederà: saranno espulsi tutti coloro che regolarmente si erano presentati alle comunarie con il candidato sindaco eletto dalla rete? Grillo accampa il rispetto di regole nel momento in cui le sta apertamente violando, perché non c’è nessun procedimento in atto contro il candidato sindaco e la sua squadra, candidato, lo ripetiamo, scelto dalla rete, secondole regole che il Movimento stesso si era dato. Come è possibile che sino al giorno prima delle comunarie il candidato, risultato poi vincitore, fosse ritenuto in grado di rappresentare il M5s e il giorno dopo non più?

Come giustificare una scelta così improvvisa da parte del capo politico? Grillo risponde così: «Dovete fidarvi di me!». Insomma, dall’«uno vale uno» siamo passati all’uno vale tutto e tutti gli altri non contano nulla. Ma questa è la negazione totale non soltanto della democrazia diretta bensì della democrazia toutcourt. La politica, perlomeno in Occidente, non si identifica con la fede religiosa, il M5s invece pare ormai costituito come una setta in cui bisogna avere fiducia cieca nella guida spirituale che decide per il bene degli adepti.

L’IMBARAZZO

Non sapendo come uscire da questa situazione imbarazzante Grillo si è rivolto agli iscritti in rete di tutta Italia per far accettare il suo candidato per Genova, Luca Pirondini, oppure non presentare alcuna lista per le elezioni comunali. Sappiamo come va a finire, poiché mentre il controllo locale sulla rete, come si è visto non sempre funziona, quello nazionale funziona benissimo. E quindi da questa votazione Luca Pirondini è risultato il candidato sindaco di Genova, non voluto dagli attivisti genovesi, ma dai fanatici seguaci del Blog di Grillo sparsi in tutta Italia, contravvenendo tra l’altro, a tutte le regole del Movimento, secondo le quali sui candidati sindaci votano solo i residenti iscritti.

Per fortuna si vota a Genova per il sindaco della città e per una candidatura forte del cosiddetto centrodestra, considerata la debolezza del centrosinistra, si aprono possibilità inaspettate.

Ma al di là di Genova il fatto inquietante è che il nostro Paese rischia di finire governato da un partito che agisce nel totale disprezzo delle più elementari regole democratiche. Ci dovremo fidare tutti del Capo e nessuna opposizione sarà possibile.

 

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