Diego Pistacchi intervista Paolo Becchi sul Giornale della Liguria, 19/03/2017

Premessa: la ricostruzione è fedele, tranne in un punto. Vale a dire su Farage. C’erano timori che la rete non votasse per entrare nel suo gruppo. Allora con Casaleggio fui molto attivo e mi battei per quella scelta. Fu in quella occasione, poco prima del voto online, che mi disse più o meno: “abbiamo fatto il possibile, ora la rete è sovrana”. Così pensava Gianroberto Casaleggio.


Beppe Grillo potrebbe non avere l’ultima parola. L’ipotesi è realistica. Ed è nelle mani di Marika Cassimatis, la prof scelta dal popolo grillino e depennata con un colpo di mano da Beppe Grillo. A spiegare come e perché è chi il MoVimento e il regolamento lo conosce molto bene. Paolo Becchi ha seguito Gianroberto Casaleggio e lo stesso Grillo nei loro primi passi e soprattutto ha lavorato al primo programma a Cinque Stelle, prima di allontanarsi indicando le derive dittatoriali che ora sono evidenti a tutti.

Professore, triste o meno, ormai è deciso. Il candidato sarà Pirondini?

«E chi lo dice? Se Marika Cassimatis volesse potrebbe tranquillamente rivolgersi a un giudice e chiedere, in via d’urgenza, di annullare le elezioni fatte a livello nazionale con cui Grillo l’ha sostituita».

Proprio ieri la Cassimatis ha detto che non pensa ai tribunali, che vuole risposte e trasparenza.

«Faccia pure. Ma è un peccato. Le succederà come a Pizzarotti, che voleva risposte, non le ha mai avute, e solo quando si è accorto di essere stato fregato ha aperto gli occhi. È il solito metodo: silenzio assoluto, sperando che la cosa si risolva con l’uscita del soggetto dal partito».

Ma un giudice può ingervenire in fatti interni al partito?

«Altroché. Ci sono moltissimi casi a livello nazionale in cui gli attivisti si sono ribellati e hanno adito i tribunali. E hanno quasi sempre vinto».

Cosa può sentenziare il giudice?

«La nullità delle votazioni e l’indizione di nuove consultazioni sulla base delle regole che il MoVimento si è dato. Poi magari troverebbe il modo di far vincere lo stesso chi vogliono loro ma intanto sarebbe un punto fermo non da poco».

Su quali basi? Nel partito del capo, il capo non ha diritto all’ultima parola? È ammesso dai grillini, no?

«Ci sono state due gravi violazioni. La prima riguarda proprio l’ultima parola del capo. È vero che è contemplata dalle norme interne, ma devono esistere motivi documentati e gravi perché il capo ribalti il volere della rete. E Grillo non li ha mostrati, limitandosi a dire che ha ricevuto documenti… Il secondo aspetto è che ha chiamato a decidere il sindaco di Genova tutta la rete nazionale, quando è chiaramente previsto che solo siano i residenti del Comune interessato ad esprimersi».

Lei è un po’ che denuncia questa deriva, ma l’assenza di democrazia interna non è mica una novità?

«Cito un episodio che dimostra molte cose. Quando ci fu la consultazione della base per decidere sull’adesione al gruppo euroscettico di Farage, io ero molto convinto di questa psozione. All’epoca avevo ancora contatti con Casaleggio e spinsi molto per l’adesione. La rete scelse diversamente e Gianroberto mi disse: “Paolo, hai ragione. Ce l’abbiamo messa tutta, ma la rete è sovrana”. Oggi Casaleggio non avrebbe mai fatto una cosa simile».

Beh, quando a Milano Patrizia Bedori non venne candidata, Casaleggio c’era ancora.

«Appunto, ma in quell’occasione non si fece ciò che Grillo ha fatto adesso. Casaleggio intervenne, ritenendo indispensabile cambiare candidato, perché a Milano un partito che vuole porsi come forza di governo del Paese non può prendere il 4 per cento di cui era accreditata la Bedori. Ma non si annullò le consultazioni. Le parò, le spiegò le ragioni, la convinse a ritirare la candidatura e lei restò una risorsa del MoVimento».

Con questa mossa i 5 Stelle hanno perso Genova?

«Non credo. Tra due mesi la gente non ricorderà più nulla. E poi alla fine il voto ai Cinque Stelle potrebbe essere ancora un voto contro, per mancanza di alternative».

Bella roba.

«Ma è così. Starà al candidato avversario essere bravo a ricordare a Luca Pirondini come è stato imposto, qual è il metodo di Grillo. E sarà importante che contro di lui ci siano candidati all’altezza».

Quindi la tempesta perfettà finirà presto?

«Sarà importante capire cosa succederà adesso, perché non dimentichiamoci che il cosiddetto metodo Genova è anche il metodo Italia, che verrà applicato dal MoVimento a livello nazionale. Cioè oltre al capolista bloccato si andrebbe anche verso liste bloccate. Altro che democrazia moderna. Mi sembra roba da repubblica popolare».

Un tradimento degli stessi principi fondatori del MoVimento?

«All’inizio i valori erano esattamente contrari. La rete era sovrana. E con Casaleggio, che pure io ho criticato per i metodi, a questo punto non si sarebbe arrivati».

Ma neppure l’addio di ampie parti degli attivisti potrà influire sul voto di Genova?

«Il MoVimento ha già perso le sue risorse migliori, anche a causa di un’insofferenza nei confronti di Alice Salvatore e della linea della Casaleggio & Associati che rappresenta. Ma non credo che anche i fuoriusciti riusciranno a fare molto. Credo si andrà a un ballottaggio tra 5 Stelle e centrodestra e dipenderà da cosa saprà fare il centrodestra, da chi proporrà».

Lei ha sempre detto Rixi, ma lui non è intenzionato. Sceglierà comunque il candidato.

«Insisto a dire Rixi, perché è capace e conosciuto. Serve una persona valida, forte. Anche il centrosinistra, con Crivello potrà recuperare qualche voto nei quartieri, ma per vincere ci sarebbe bisogno di un nome forte. Che so? Orlando?».

Il nome di Rixi lo ha caldeggiato molto anche a Salvini. Le risulta ci abbia ripensato?

«Con Salvini abbiamo parlato del progetto sul sovranismo per la Lega a livello nazionale. Ma sì, gli ho detto cosa penso di Rixi. Credo anche che per la Lega sia un’occasione unica. Avere un sindaco a Genova, non nella Padania, sarebbe un fatto nuovo fondamentale anche in prospettiva nazionale».

Marco Bucci, il candidato che dovrebbe essere annunciato tra giovedì e venerdì, è comunque l’uomo voluto da Edoardo Rixi. Non è un leghista, ma potrebbe essere comunque una vittoria chiaramente intelleggibile.

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