Intervista a Paolo Becchi su Il Populista, 24/03/2017

Il filosofo del diritto: “Il web serve solo per legittimare scelte già prese. Nel caso non ci si riesca, ecco che le decisioni della base vengono sconfessate”. “Il M5S ora è un movimento moderato che vuole l’Unione europea e l’euro e che deposita leggi a favore dello ius soli”


A Genova nel M5S ha vinto le “comunarie” il candidato sgradito a Beppe Grillo, dunque la “rete” ha torto e così il capo ha estromesso Marika Cassimatis per promuovere, attraverso altra votazione online addirittura su base nazionale, il perdente ma allineato Luca Pirondini, generando critiche sulla natura forse ipocrita e strumentale della presunta “democrazia diretta” grillina.

Paolo Becchi, genovese, docente di filosofia del diritto, ex ideologo M5S, perché ha una valenza nazionale il caos grillino di Genova?
C’è stata una votazione online che, nel rispetto del regolamento, non ha dato il risultato voluto da Grillo. Un movimento che dice di basarsi sulla democrazia diretta avrebbe dovuto accettare il responso della rete. E invece non è stato così. Grillo oltretutto si è trovato ad avere contro non solo il candidato sindaco ma la sua intera squadra, perché il M5S sta elaborando un sistema di liste bloccate da esportare a livello nazionale, altro che il capolista bloccato previsto dall’attuale legge. Quindi Grillo ha chiesto alla rete se volessero come candidato Pirondini o in alternativa se non volessero presentare alcuna lista per Genova. E lo ha fatto con una votazione nazionale, violando il regolamento M5S che limita il voto per il candidato sindaco ai soli residenti. Insomma una farsa che va ben oltre il caso territoriale.

Grillo sostiene di aver agito da garante…
Mi viene da ridere, perchè nel farlo ha violato il regolamento del suo stesso movimento, che prevede organi di garanzia come probiviri e comitato d’appello, e non più la figura del garante. Di fronte a tali palesi violazioni del regolamento M5S, qualsiasi giudice, in caso di ricorso di Cassimatis, invaliderebbe la nomina di Pirondini.

Siamo davanti al crollo del castello di chiacchiere sulla democrazia diretta e sul potere decisionale della cosiddetta rete?
È la prova palese che la rete serve solo per legittimare scelte già prese. Nel caso non ci si riesca, come per Genova, ecco che le decisioni della rete non contano più nulla e vengono sconfessate.

Quali conseguenze avrà il caso Genova?
La città dal secondo dopoguerra ha sempre avuto sindaci rossi. Per Grillo sarebbe stata una vittoria notevole. Ma in quel caso Genova avrebbe avuto un sindaco semi-rosso.

In che senso?
Ormai è evidente che il M5S è un partito di centrosinistra, molto moderato, che vuole l’Unione europea e l’euro, che deposita leggi a favore dello ius soli. Una vittoria del M5S avrebbe comunque consegnato alla città un sindaco di area di centrosinistra. In questa prospettiva invece si aprono grandi possibilità per quello che una volta era il centrodestra. Un candidato unitario ce la può fare. Per la Lega è un’occasione d’oro. Per la prima volta i genovesi potrebbero avere un sindaco di ispirazione leghista. E in regione c’è Toti: questo significherebbe che è in atto un cambiamento importante. Tra i due litiganti, Pd e M5S, il terzo potrebbe sparigliare le carte e vincere. E non solo a Genova.

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