Intervista a Paolo Becchi su Intelligonews, 29/03/2017


Oggi 29 marzo è partito ufficialmente il processo della Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il premier Theresa May ha firmato la lettera con cui comunica di fatto all’Europa la volontà di non far più parte della Ue e di aprire i negoziati previsti dall’articolo 50 del trattato di Lisbona per definire le modalità di uscita del Regno Unito e i nuovi rapporti con il resto del Continente. Una data storica quella di oggi che per molti segna l’inizio di una nuova epoca.
Così è per il filosofo Paolo Becchi intervistato da Intelligonews. 
Cosa succederà da oggi? Molti prevedono scenari negativi con la Brexit ma sarà davvero così? E ci sarà la possibilità che gli inglesi possano tornare sui loro passi?
“Si è fatto di tutto per bloccare questo processo soprattutto prima del referendum criticando aspramente la Brexit e presentando l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue come un’apocalisse che poi all’atto pratico non c’è stata. Oggi arriviamo al dunque e non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare. La decisione che il popolo britannico ha preso è una scelta perfettamente legittima e potrà avere nei prossimi anni un’influenza positiva. Gli inglesi a differenza nostra non hanno mai avuto l’euro, pur avendo ovviamente la necessità di rispettare comunque quei trattati che anche se non connessi all’euro impedivano a loro, come a noi, di svilupparsi. Non vedo aspetti negativi nel prossimo futuro”.
C’è infatti chi vede addirittura grandi opportunità con i negoziati che andranno ad aprirsi anche per l’Italia che potrebbe avere maggiori possibilità di crescita e veder migliorato il suo export ed import. E’ così?
“Questo è ovvio, credo che gli investimenti potranno essere meglio attivati nel momento in cui la sterlina sarà più svalutata. A quel punto per le nostre industrie ci potrebbe essere sicuramente opportunità di crescita concreta. I vantaggi saranno per noi ma anche degli inglesi. Io credo che si debba stare con chi si vuole e con chi ci vuole. La Gran Bretagna ha scelto di non stare più nell’Unione Europea. Noi siamo costretti a stare ancora lì dentro, non abbiamo purtroppo l’opportunità di andarcene”.
Con la Brexit si potrà superare quel pregiudizio secondo cui dazi e barriere sono solo negativi? Oggi sembra impossibile parlare di crescita in presenza di freni protezionisti. Può nascere invece una nuova economia?
“Quello che è successo in Gran Bretagna e quello che è avvenuto in America con l’elezione di Trump sono eventi legati da una stessa dinamica quella del ritorno agli stati nazionali. Stiamo entrando in un’altra epoca che va oltre la globalizzazione e oltre ciò che questa ha rappresentato. Di questo bisogna prendere atto. Non vogliano capirlo e oggi tutti difendono l’euro e la globalizzazione facendo credere che senza di esse il mondo non potrebbe esistere”.
Brexit potrebbe quindi anche rappresentare il trionfo dell’ anti-retorica? 
“La Brexit ha dato inizio al processo che porterà alla crisi della globalizzazione. Dove andremo questo non lo so, molto dipenderà dalle elezioni francesi”.
Cosa prevede al riguardo?
Io in tempi non sospetti ho previsto la vittoria di Trump e mi diedero per questo del matto. Mi dissero addirittura che bevevo e quando Trump ha vinto nessuno mi ha chiesto scusa. Ora dai sondaggi sembra che possa vincere il candidato alternativo alla Le Pen. Io però non credo ai sondaggi perché c’è un vento che non si può arrestare. Tutti hanno esultato perché in Olanda non è diventato primo partito quello degli euroscettici che però ha avuto un incremento notevole. C’è un ritorno alle identità nazionali. Questo processo è destinato a riflettersi sull’Unione Europea che si è fondata sulla globalizzazione. La Ue ha portato lo spirito della globalizzazione negli stati. Contro tutto questo c’è un forte desiderio di ribellione. Per questo dico che le elezioni francesi saranno determinanti. La Brexit è stato un inizio, hanno tentato di bloccarla in tutti i modi e adesso continueranno a dire che sarà una catastrofe per gli inglesi. Se come io prevedo la situazione della Gran Bretagna fuori dalla Ue sarà migliore non si parlerà più soltanto di uscita dall’euro ma dall’Unione Europea. Nessuno pensava che l’Unione Sovietica sarebbe crollata e nello stesso modo oggi nessuno pensa che crollerà la Ue. Ma questo, presto o tardi avverrà, non ci sono dubbi”.
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