Di Paolo Becchi su Libero, 31/03/2017


La storia della candidatura del M5s per il sindaco di Genova non poteva non finire in tribunale. La defenestrazione della Cassimatis e il ripescaggio di Pirondini potrebbero trasformarsi in un clamoroso autogol per Grillo, non solo per le modalità del blitz del garante/capo politico del MoVimento, ma per la classica buccia di banana, che in questo caso è rappresentata dalla repentinità con cui il leader ha indetto le votazioni, pubblicando l’annuncio nella prima mattinata del giorno stesso in cui si doveva votare, mentre il Regolamento da lui voluto prescrive un preavviso di almeno 24 ore. E già questo vizio formale potrebbe costare l’annullamento della votazione con cui è stato deciso di sostituire la Cassimatis con Pirondini.

Ma le questioni fatte valere dai ricorrenti riguardano anche vizi di diritto sostanziale: Regolamento alla mano, sulla scelta dei candidati il capo politico è vincolato all’esito delle votazioni. Grillo aveva l’obbligo giuridico, prima ancora che “morale”, di rispettare le scelte della rete. E non può barricarsi neppure dietro l’esito delle votazioni del 17 marzo, perché il Regolamento stabilisce che in caso di votazioni aventi ambito locale, il Capo politico del MoVimento possa sottoporre alla rete esclusivamente la convalida delle votazioni locali, non già delegare agli iscritti “nazionali” la sostituzione di una scelta adottata democraticamente a livello locale.

Rimane poi sullo sfondo la zona d’ombra delle contestazioni genericamente evocate nella defenestrazione della intera lista dei candidati: se la lista dei candidati al consiglio comunale era, in ossequio al cosiddetto “Metodo Genova”, segreta (o meglio: nota solo ai gestori della procedura delle “comunarie”), chi e come ha potuto inviare dossier su candidati i cui nominativi non erano ancora stati resi pubblici? Gli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo hanno notificato l’atto di impugnazione che sarà poi depositato al Tribunale civile di Genova unitamente all’istanza cautelare di sospensione della decisione di Grillo, una spada di Damocle dal filo molto esile sulla candidatura Pirondini. Se il giudice darà ragione ai ricorrenti, Grillo dovrà prenderne atto e rinunciare al suo candidato. Gli resta certo la possibilità di non presentare alcun candidato sindaco nella sua città, dove questa volta era sicuro di vincere.

Per il candidato di area leghista, Marco Bucci, un manager con una lunga carriera internazionale alle spalle, la possibilità di farcela diventa, a questo punto, molto concreta. La riscossa cominciata dal centrodestra con la conquista della Regione proseguirebbe così con la conquista della capoluogo, che per la prima volta non avrebbe un sindaco “rosso”. Che Genova sia decisiva lo dimostra il fatto che ieri alla presentazione del candidato sindaco non fosse presente solo Giovanni Toti, ma altresì Salvini e Meloni. In effetti una vittoria del centrodestra avrebbe ripercussioni nazionali ed è molto probabile che Salvini spingerà per elezioni anticipate a novembre.

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