Di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 01/04/2017


«Non c’è nessuna evidenza che i problemi dell’Italia nascano dall’Europa» chiosa Lorenzo Bini Smaghi nell’ultima sviolinata autorazzista pubblicata sul Corrierone. Condimento perfetto per la solita insalata di luoghi comuni sulla situazione economica italiana: gli altri crescono più di noi perché hanno fatto le riforme (in effetti la Grecia che le ha fatte è in forma smagliante) e noi invece non abbiamo risanato i conti pubblici e ci ritroviamo il solito fardello del debito pubblico che «crea nei cittadini un senso di incertezza e scoraggia consumi e investimenti».

Come no? Alzi la mano chiunque di voi non abbia incontrato stamattina la vicina di casa che vi dice: «Oggi vorrei andare al supermercato. Il frigo è vuoto. Ho pure qualche soldino da spendere. Ma meglio digiunare. Sa com’è? Col debito pubblico che ci ritroviamo».

Diciamocela tutta: questa retorica del debito pubblico ha strarotto i coglioni, oltre che la logica economica. E non solo a noi comuni mortali. Lo pensa addirittura il vicepresidente della Banca Centrale Europea Vitor Constancio. Ve lo ricordate? Faceva anche lui parte della «Carica dei 101». Constantio, il vice di Draghi, che Bini Smaghi dovrebbe conoscere piuttosto bene, in una famosa conferenza tenuta ad Atene il 23 maggio 2013, spiegò a chiare lettere come il debito pubblico non sia la causa bensì la conseguenza «della crescente spesa nel settore privato, finanziata dalle banche». Come altrimenti spiegarsi la crisi di Paesi come Spagna, Portogallo o Irlanda che nel 2007 avevano livelli bassi di debito pubblico rispetto al prodotto interno lordo rispettivamente pari al 36 per cento, al 68 per cento ed al 25 per cento mentre il debito privato era cresciuto nel periodo 1999-2007 (dall’introduzione dell’euro fino allo scoppio della crisi) rispettivamente del 75 per cento, del 49 per cento e del 101 per cento? Per non parlare del Giappone che con un debito del 240 per cento del prodotto interno lordo registra una disoccupazione giovanile del 4 per cento. Vero è piuttosto che il debito pubblico è la conseguenza della crisi, dal momento che alla fine tocca sempre al contribuente farsi carico degli oneri di salvataggio del sistema bancario.

Quanto al fatto che la colpa sia nostra e non della Ue, che gli italiani non abbiano fatto abbastanza per risanare i conti pubblici, basta ricordare due numeri del professor Marco Fortis, economista e consulente di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Sapete a quanto ammonta l’avanzo primario (vale a dire ciò che avanza una volta dedotte dalle tasse tutte le spese prima di pagare gli interessi sul debito) cumulato dal 1996 al 2013? La bellezza di 591 miliardi. Contro i 371 della Germania. Ma probabilmente secondo Bini Smaghi il fatto che ancora respiriamo è la prova provata che non si sia fatto ancora abbastanza. Abbastanza per cosa? Per morire di euro?

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