Di Paolo Becchi su Libero, 11/04/2017


L’ordinanza del Tribunale di Genova non ha chiuso il «caso» Cassimatis. Al contrario, esso comincia proprio ora. Certo, Grillo potrebbe semplicemente allinearsi – come sarebbe normale aspettarsi da qualsiasi cittadino -a quanto disposto dal giudice, accettando la decisione del Tribunale. Le cose, però, difficilmente andranno così. Più probabile, invece, è che Grillo, come ha già fatto, ad esempio, in Sardegna, si giochi un’altra carta: quella di non far partecipare il M5S alle elezioni comunali. Egli potrebbe,infatti, rifiutarsi di concedere l’autorizzazione ad usare il simbolo del movimento, di cui sarebbe il titolare esclusivo. Ma è davvero così? Davvero le cose sarebbero per lui così facili?

IL SIMBOLO

In realtà, esistono almeno due «movimenti» 5 stelle, come ho già evidenziato nel mio libro Cinquestelle & Associati, uscito presso Kaos editore, oggi più attuale che mai, due diverse associazioni non riconosciute, che prevedono disposizioni differenti in materia di proprietà del simbolo. Il primo è il MoVimento 5 Stelle, le cui regole di funzionamento sono contenute nel cosiddetto Non-Statuto, pubblicato per la prima volta sul Blog di Beppe Grillo in data 10 dicembre 2009. In particolare, all’art. 3, il Non-Statuto prevedeva che il contrassegno fosse «registrato a nome dell’omonima associazione, unica titolare dei diritti d’uso dello stesso». Questa disposizione è stata confermata nel nuovo Statuto dell’Associazione MoVimento 5 Stelle, formato con atto pubblico nel 2015, in cui si precisa che il simbolo del MoVimento 5 Stelle è «registrato a nome dell’Associazione unica titolare del suddetto contrassegno».

Esiste, però, un altro «movimento», il quale ha fatto la sua comparsa il 14 Dicembre 2012, con la costituzione di «un’Associazione non riconosciuta denominata “Movimento 5 Stelle”», con sede in Genova tra i Signori Beppe Grillo, Enrico Grillo ed Enrico Maria Nadasi. L’associazione, come si legge nell’atto pubblico del 2012, si chiama «Movimento 5 Stelle» e fa proprio, sembrerebbe evincersi, il programma e le finalità della vecchia associazione «MoVimento 5 Stelle» e dei suoi associati. Ma qui cominciano i problemi, perché le regole sono diverse. Anzitutto il simbolo – che ne costituisce il contrassegno – è lo stesso di quello già previsto dal Non-Statuto (la definizione è identica, se si leggono i due documenti citati), eppure il titolare esclusivo di esso viene identificato nel signor Giuseppe Grillo (art. 4), e non più nell’associazione.

La situazione è intricata. Il Tribunale di Roma, vale la pena ricordare, era già intervenuto sul punto ritenendo che si trattasse di enti diversi: «Si ha pertanto conferma, anche solo dalla lettura di questo articolo dello Statuto dell’Associazione “Movimento 5 Stelle” del 2012 (con “v” minuscola), che si tratti di un ente diverso dal “MoVimento 5 Stelle” (con “V”maiuscola) […] Si è dunque in presenza di due realtà diverse ed intersecantesi dal punto di vista soggettivo, nella misura in cui gli aderenti al MoVimento 5 Stelle aderiscano, a domanda, all’Associazione Movimento 5 Stelle».

Se si considera che l’iscrizione al MoVimento, titolare del simbolo, non implica in automatico l’iscrizione al Movimento (il cui simbolo è di proprietà di Grillo), allora la Cassimatis potrebbe benissimo rivendicare il proprio diritto a fare uso del simbolo del MoVimento a cui è iscritta. Grillo non avrebbe alcuna voce in proposito.

LA SVISTA

Un’obiezione. Cassimatis, si potrebbe replicare, è stata però espulsa anche dal MoVimento, e pertanto, con questa mossa, le sarebbe comunque precluso candidarsi per esso. Eppure non è così. C’è stata una piccola «svista», infatti, da parte del M5S, nelle regole che sono state poste per le candidature alle comunali.

Tra i requisiti previsti, infatti, non c’è quello di essere iscritti al MoVimento. Anche se la Cassimatis non facesse più parte, pertanto, dell’associazione, ciò non sarebbe una ragione per escludere la sua possibilità di essere il candidato sindaco della stessa.

Grillo, in questa battaglia, non avrà vita facile. E non dovrà averla: è tempo che il gioco dei due «movimenti» venga finalmente scoperto, che si faccia giustizia dei diritti di quei cittadini che hanno creduto, e credono ancora, in quell’idea di partecipazione diretta ed attiva che hanno sperato, o si sono forse illusi, di veder realizzata nel M5S.

 

Annunci