Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti, 25/04/2017. Versione ampliata dell’articolo pubblicato su Libero.


Alla fine è andato tutto come da pronostico. Questa volta i sondaggi non hanno sbagliato le previsioni sulle elezioni francesi e al primo posto si è confermato il candidato di En Marche, Emmanuel Macron, con il 23,75% delle preferenze seguito da Marine Le Pen con il 21,53%. Restano esclusi il candidato dei repubblicani Francois Fillon, giunto terzo con il 19,9%, e Jean-Luc Mélenchon della sinistra radicale piazzatosi quarto con il 19,6%, la vera sorpresa di queste elezioni. Il pronostico dei sondaggisti per il secondo turno parla di una facile vittoria per Macron, che dovrebbe raggiungere il 60% delle preferenze senza particolari difficoltà, mentre la Le Pen si fermerebbe al 40% dei consensi. Come abbiamo detto la scorsa domenica, sussistono a nostro avviso non pochi dubbi sulla fotografia dei sondaggi al secondo turno.

I motivi intanto risiedono nel fatto che statisticamente una parte consistente degli elettori al ballottaggio diserta le urne, e questa circostanza sulla carta avvantaggia Le Pen e non Macron. Se si guarda invece all’analisi del centro italiano studi elettorali, il CISE, della Luiss riguardo alla simulazione del ballottaggio francese, si parte dal presupposto che Macron riesca a portare al secondo turno tutto il suo elettorato che voterebbe al 100% per lui, mentre Le Pen avrebbe un livello di partecipazione dei suoi sostenitori più basso, pari al 94% e perderebbe persino il 3% dei suoi elettori pronti a votare Macron. Questa analisi supera anche le più ottimistiche previsioni di molti sondaggisti relativamente alla partecipazione dell’elettorato di Macron, non superiore secondo questi al 80%, mentre la Le Pen riuscirebbe invece a superare la quota del 90%. La ragione sta nelle sostanziali differenze tra i due elettorati: mentre i sostenitori della Le Pen sono molto più fedeli e decisi a recarsi alle urne per esprimere la loro insoddisfazione verso un sistema politico aspramente criticato, quelli di Macron non sembrano animati dalla stessa volontà di cambiamento e hanno un’attitudine più disincantata verso il voto. L’astensione quindi in questo scenario rappresenta un alleato per Le Pen e un nemico per Macron.

Cosa faranno invece gli elettori degli altri candidati? Secondo il CISE,  gli elettori di Fillon esprimeranno per il 47% la propria preferenza per la le Pen, il 20% per Macron, e il restante 33% invece si asterrebbe. A giudicare dalla reazione dei sostenitori di Fillon, sommerso di fischi dai suoi sostenitori quando ha chiesto di votare Macron al secondo turno, questo scenario appare probabile. Non si può dire lo stesso sull’analisi dell’elettorato di Mélenchon: per il CISE il 54% dei suoi elettori sarebbe pronto a votare Macron, il 13% Le Pen e il 33% invece si asterrebbe. Mélenchon ha condotto una campagna fortemente critica delle istituzioni europee,  e il suo elettorato ha un piglio giovanile di sinistra populista, molto distante dagli interessi finanziari che sostengono Macron. I molti giovani che lo hanno votato non voteranno mai Macron.  In generale sembra più realistica un’astensione in massa del suo elettorato piuttosto che un voto a favore di  Macron. Più probabile invece che gli elettori del socialista Hamon votino Macron, mentre appare inspiegabile la previsione di assegnare il 44% degli elettori di Dupont-Aignan, candidato sovranista e favorevole all’ uscita dall’euro a Macron. Con questi presupposti, è ovvio che Macron risulti vincitore con il 56% delle preferenze. Ma l’analisi del CISE  non convince.

Se si guarda con un occhio più distaccato e imparziale alla contesa in Francia, la partita risulta  tutt’altro che chiusa. La Le Pen può conquistare una parte consistente dell’elettorato di Mélenchon attaccando gli interessi finanziari che sostengono Macron e spostando l’accento su temi economico-sociali, sulla crisi occupazionale, sul fallimento del modello neoliberista di cui  Macron è l’espressione. In fin dei conti Macron contro Le Pen significa anche la contrapposizione sociale tra l’ambiente volgare e borghese dei militanti  di Macron che non sanno cosa significhi non avere i soldi per arrivare alla fine del mese e gli operai, e tutti coloro che soffrono per i guasti della globalizzazione. Sono loro che hanno votato Le Pen o Mélenchon: gli esclusi, alla ricerca di un riscatto.

Una donna contro un uomo, una donna del popolo contro un banchiere, la Jeanne d’Arc anti-UE lotta contro una macchina organizzativa perfetta e a nessuno stavolta è saltato in mente di esprimere solidarietà di genere verso la prima candidata donna al ballottaggio a differenza di quanto accaduto con Hillary Clinton, da votare solo in quanto donna. Ma anche su questo potrà insistere in queste due settimane.

La partecipazione al secondo turno è comunque un risultato straordinario per il Fronte Nazionale, dopo l’ultima volta in cui il padre di Marine, Jean-Marie, perse con grande svantaggio  al ballottaggio con Chirac. Stavolta si vota in condizioni completamente differenti, e la consultazione sarà un referendum pro o contro l’UE,  la moneta unica e il suo modello sociale di sviluppo.  Si scontrerà da un lato l’espressione delle oligarchie finanziarie, Macron, dall’altro la candidata che rappresenta gli esclusi del popolo francese.  L’unica forza che può sconfiggere le élite europee è l’unità del popolo al quale Le Pen dovrà rivolgersi per aggiudicarsi la vittoria. Lei rappresenta il popolo, Macron è solo un burattino mosso dalle élites globaliste. Le Pen ce la può fare solo se alla questione nazionale saprà aggiungere quella sociale, creando contro il “fronte repubblicano” delle élites un fronte comune sovranista e anticapitalista di  populisti di destra e di sinistra.

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