Intervista a Paolo Becchi su Intelligonews, 26/04/2017


Continua la polemica sulle Ong dopo le dichiarazioni della Procura di Catania. “Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti, non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni, ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”. Lo ha detto il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, intervistato da La Stampa, parlando dei presunti legami tra alcune organizzazioni che operano nel soccorso in mare dei migranti e gruppi di scafisti libici. “Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire. Discorso diverso per altre…”, ha aggiunto. IntelligoNews ne ha parlato con il professor Paolo Becchi

La Procura di Catania indaga sulle Ong. Di fatto simili dubbi sui social e in parte dell’opinione pubblica erano già emersi da tempo, quasi ad anticipare politica e magistratura. Cosa sta accadendo??

“Io credo di essere stato il primo, l’anno scorso su Libero, ad aver fatto un servizio proprio su questo argomento. Allora fummo criticati, bistrattati perché avevamo sottolineato il fatto e l’avevamo documentato: noi i migranti li andiamo a prendere attraverso le organizzazioni non governative. Loro arrivano perché noi li abbiamo portati. E qualche giorno fa, riprendendo quel genere di argomentazione, ho fatto un altro pezzo sempre su quel giornale. E quasi in contemporanea o il giorno dopo è arrivata la notizia della Procura, che chiaramente dovrà indagare. Le reazioni però dei grandi quotidiani, quelli che creano opinione, hanno visto una presa di posizione a favore delle Ong”.

Il Movimento 5 Stelle con Di Maio è andato nella direzione opposta.

“Il Movimento ha cercato di cavalcare la tigre come sempre, nel senso che non ha una sua linea politica chiara. Vive alla giornata e in una situazione del genere ha avuto lo spazio per intervenire e far emergere quello che nella rete e in alcuni giornali si dice ormai da tempo. Dicono che Renzi sia il Macron italiano, ma invece è Di Maio! Lui riesce a sfruttare benissimo tutte le possibilità, un giorno è per i migranti e un altro è contro le Ong”.

La Cei ha parlato di “accuse ipocrite e vergognose”, difendendo le Ong. Come legge le parole dei vescovi italiani?

“C’è una linea ufficiale che è questa, ma io credo che non tutti i vescovi italiani sostengano questa posizione. Certamente in caso di bisogno è chiaro che occorre aiutare queste persone, è un punto di vista cattolico e non solo il salvare una persona in mare. Una cosa però è l’atteggiamento morale ed etico, altra il problema politico. Noi non possiamo continuare ad assorbire un numero così alto di immigrati”.

Il problema fondamentale qual è?

“I flussi dovranno essere controllati. Secondo me dovrebbero essere controllati anche quelli di capitale, ma se è difficile controllare i secondi, cerchiamo di controllare almeno quelli migratori”.

Secondo lei le Ong finiscono per essere protagoniste in zone franche, oppure il loro ruolo nelle acque nazionali e internazionali è chiaro?

“Il dato di fatto saliente, in base alle cose che stiamo venendo a sapere, è che non opererebbero in zone grigie, ma in acque territoriali non italiane. Prenderebbero lì i migranti per poi portarli nelle acque italiane. Barconi ancora vicini alla costa libica. Questo è il punto, bisognerebbe indagare bene su chi c’è dietro queste organizzazioni. Ce ne sono alcune serissime, non si discute su questo. Ong che svolgono il loro ruolo in modo conforme alle regole etiche e giuridiche. Io non voglio negare questo”.

Però?

“Però non posso chiudere gli occhi dinanzi al fatto che ci possono essere Ong mosse da altre intenzioni. Bisognerebbe fare una valutazione attenta sulle diverse organizzazioni. Non credo che si possa fare di ogni erba un fascio. Il dato di fatto è che la politica dei flussi dovrà essere sottoposta ad un controllo. Non è un problema di muri, ma neanche di ponti. Il problema è di avere, anche se in riferimento al mare può sembrare una metafora inadeguata, delle porte. Le cui chiavi dobbiamo averle noi”.

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