Di Paolo Becchi su Libero, 03/05/2017


Renzi ha perso la guida del governo, ma ha recuperato alla grande la guida di un partito che ha subìto una profonda lacerazione interna, finita con una scissione che di fatto lo aveva indebolito. Ma il successo ottenuto alle primarie (anche per coloro che come me le ritengono, per il modo in cui sono organizzate, prive di senso) è indiscutibile. Da oggi il vecchio Pd di fatto non esiste più, esiste rafforzato, consolidato, il partito personale di Renzi. Ora non gli resta che puntare alle elezioni anticipate, pur sapendo che il presidente della Repubblica preferirebbe la conclusione naturale della legislatura. Una legislatura – si aggiunga – che sarà ricordata non solo perché, dopo la sentenza della Corte, fondata su un parlamento di fatto illegittimo, ma per la totale inconsistenza della sua attività a parte controfirmare decreti del governo. Possono gioire, forse, solo le coppie omosessuali, quelli che si battono per l’utero in affitto (ce la state facendo, ancora un piccolo sforzo!) e forse i sostenitori della morte gratis per tutti… successi di straordinaria importanza, per un Paese in cui la povertà dilaga.

I parlamentari sono solo in attesa del fatidico giorno – quello in cui saranno certi di avere ormai diritto alla pensione. Poi, tutti a casa. Così vuole Renzi, e Grillo gli sarà di grande aiuto, come del resto gli è stato di grande aiuto in tutta la legislatura, facendo una opposizione sempre più morbida, per giungere talvolta addirittura a votare le proposte di legge del Pd.

Ma perché Renzi ora tenterà di andare alle elezioni già in autunno? È semplice: dall’autunno in poi, inizierà, con la prossima finanziaria, una nuova manovra che ci chiede l’Europa, la quale si annuncia piena di lacrime e sangue. Il M5s sta tentando di inserirsi proprio in questo scenario: anche il Movimento ormai sa che la finanza globale e le grandi oligarchie hanno abbandonato Renzi, perché non è riuscito a stravolgere la Costituzione secondo i loro dettami, e sta pertanto proponendosi come l’alleato più affidabile della finanza globale. Dopo aver rassicurato su euro, Ue e Nato ora bisognava assicurare anche i mercati finanziari.

È proprio quello che ha fatto Grillo nei giorni scorsi: «Il MoVimento 5 Stelle non è avversario del mercato finanziario piuttosto suo alleato nel contribuire a ridurre i rischi di oggi e le incertezze di domani proponendo un nuovo modello sostenibile di società per il futuro». E Di Maio, il futuro presidente del Consiglio, gli è subito andato dietro: «Noi non siamo nemici dei mercati finanziari. Anzi vogliamo portare investimenti e imprenditori in Italia con piani a lungo termine». Infine, è arrivato anche Davide Casaleggio, a rassicurare l’economia e la finanza.

Ecco, l’alternativa della finanza globale a Renzi potrebbe essere proprio Grillo. Non importa se una vittoria del M5s dovesse portare allo sfascio totale il Paese, considerata nel complesso la palese incapacità di governare le città che amministra. Anzi probabilmente è proprio questo caos che si vuole generare. Sei mesi di governo pentastellato saranno sufficienti a far occupare il Paese dalla Troika guidata da Mario Draghi.

Per questo però il M5s ha bisogno di un’ultima mossa, quella sulla legge elettorale: il Legalicum, come lo chiama Di Maio, eventualmente aperto a cambiamenti, come quello proposto di eliminare i capilista bloccati, che fa sorridere perché dopo il caso del candidato sindaco di Genova persino le pietre hanno capito che per il M5s non il capilista, ma l’intera lista sarà bloccata. Importante però è che resti il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) e abbassando un po’ l’asticella per raggiungerlo, la vittoria del M5s potrebbe essere assicurata. Questo è il disegno, chiarissimo. Renzi dopo il successo conseguito alle primarie sarà tentato di assecondarlo e convinto di potersela giocare con Grillo non si rende conto che accettando quel disegno firma il suo certificato di morte. Anche Hamon stravinse le primarie in Francia ma la fine che ha fatto è nota a tutti. Non è Renzi, ma Di Maio il nuovo Macron su cui puntano oggi i mercati finanziari. È possibile che Renzi, galvanizzato dal risultato delle primarie, cada nella trappola che Grillo gli ha preparato e si accordi con lui sulla legge elettorale. Sarà in grado almeno Berlusconi di fiutare la trappola? Un po’ di truppe in parlamento le ha ancora e sarebbe il caso di usarle.

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