Intervista a Paolo Becchi su Intelligonews, 09/05/2017


E’ iniziata la fuga dal lepenismo? La vittoria di Macron nelle ultime ore è sembrata ridare fiato ai cosiddetti moderati che negli ultimi tempi erano stati travolti dall’ondata del populismo, complici la vittoria di Donald Trump in America e il voto degli inglesi pro Brexit. Ieri anche quelli che sembravano in Italia più in linea con le posizioni della Le Pen sono sembrati prendere le distanze. E’ il caso ad esempio di Fratelli d’Italia che per bocca del capogruppo in Senato Fabio Rampelli hanno criticato la leader del Front National accusandola di non essersi liberata per tempo dalle zavorre fasciste. Qualcuno ha visto dietro questa presa di distanza una sorta di manovra all’interno del centrodestra italiano per distanziarsi da Salvini e riavvicinarsi a Berlusconi. Operazione che in verità non è sfuggita neanche al filosofo Paolo Becchi che ad Intelligonews invita i sovranisti a restare coerenti con i propri ideali “perché la battaglia non è ancora finita”.

Iniziano già le prime prese di distanza da Marine Le Pen dopo la sconfitta al secondo turno delle presidenziali in Francia. Si sta profilando un asse Berlusconi-Meloni contro Salvini?

“Sono rimasto molto sorpreso dell’intervista rilasciata al Corriere Della Sera da Giorgia Meloni che di fatto ha riaperto le porte a Berlusconi. Io credo che la valutazione giusta su queste elezioni sia stata quella di Salvini coerente fino in fondo con la posizione iniziale. Si è persa una battaglia ma non la guerra. Quando si perde la battaglia si continua a combattere in ciò che si crede, non si passa col nemico. Sono convinto che la proposta sovranista della Le Pen alternativa al globalismo di Macron e soci non sia affatto sconfitta. Certo, le presidenziali francesi hanno sicuramente segnato una battuta d’arresto ma questo non significa che si debba abbandonare quella proposta politica. Queste categorie di destra e di estrema destra a me non convincono più. L’opposizione è e resta quella fra globalismo e populismo”.

Eppure perché la Le Pen non è riuscita a sfondare?

“La Le Pen non ce l’ha fatta perché ha pagato lo scotto di rappresentare un partito che, parricidio a parte, continua ad affondare le proprie radici nel Fascismo, questo purtroppo è vero. Questo pregiudizio dell’antifascismo, in assenza di Fascismo, viene oggi utilizzato per discriminare e fermare l’avversario. Ma attenzione, a giugno in Francia ci sono le elezioni legislative”.

Ecco, che cosa dovrebbe fare adesso la Le Pen per risalire la china?

“Altro errore è stato impostare la campagna elettorale principalmente sulla sicurezza, tralasciando il lavoro e la questione sociale. Temi che ora la leader del Front National dovrà cercare di recuperare. Poi pare che dopo la sconfitta alle presidenziali, consapevole del fatto che il parricidio non è bastato, stia anche pensando di cambiare il nome al partito lanciando un nuovo soggetto politico. Certo poteva farlo prima, ma come detto la guerra non è finita”.

Intanto in Italia sono riprese le grandi manovre sulla nuova legge elettorale. Siamo alla riproposizione del Patto del Nazareno e al tentativo di Renzi e Berlusconi di tagliare le ali alle estreme?

“In questo momento ritengo molto più probabile un inciucio fra Pd e Movimento 5Stelle. Berlusconi con le truppe di cui dispone oggi non mi sembra possa determinare granché. Quindi la legge elettorale non potrà che essere il frutto di un accordo fra le due principali forze presenti in Parlamento, magari riducendo il premio di maggioranza ma fissando i criteri perché possa comunque garantire la vittoria dell’una o dell’altra parte. Se poi nessuno dei due ce la dovesse fare allora dopo si potrà parlare pure di larghe intese. La destra non mi sembra in grado di giocare una sua partita”.

Salvini e Berlusconi però continuano a lanciarsi segnali, nessuno dei due almeno ufficialmente sembra voler assumersi la responsabilità di chiudere le porte ad un’alleanza. Quanto il voto francese potrà allontanarli ancora di più?

“La Lega di Salvini e Forza Italia non credo potranno convergere. Questa possibilità la vedo ancora più lontana dopo le dichiarazioni di Berlusconi su Macron che sono sembrate rivolte ad incoronare il neo presidente francese come simbolo del rinnovamento e di una nuova Europa. Salvini al momento mi pare convinto ad andare avanti sulla sua linea sovranista. A Salvini non conviene una prospettiva di Governo di centrodestra con Berlusconi. Questa formula l’abbiamo già sperimentata in passato ma allora c’era Umberto Bossi che con Berlusconi aveva una solida intesa. Qui mi pare che fra Salvini e Berlusconi l’intesa non ci sia in nessuna direzione. Il leader di Forza Italia è globalista mentre Salvini saggiamente porta avanti la sua idea sovranista e identitaria. La prospettiva migliore per il Carroccio in questo momento non è quella del Governo ma dell’opposizione. Soltanto da questa posizione Salvini potrà incrementare il consenso e costruire una forte alternativa in Parlamento e nel Paese. Andare al Governo con un’alleanza incompatibile e messa in campo solo per vincere non converrebbe in nessun modo alla Lega che nel congresso di maggio dovrà tracciare una nuova iniziativa politica, un nuovo polo sovranista ed identitario. Soltanto così potrà crescere scrollandosi di dosso l’idea della Lega ancora legata alla vecchia idea dell’indipendenza della Padania”.

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