Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 16/05/2017


Una vittoria netta. Il test del voto in Nordrhein-Westfalen consacra l’affermazione del partito della Cdu della Cancelliera Angela Merkel, giunto domenica al 33% dei consensi contro il 31% della Spd di Martin Schulz. A rendere ancora più cocente la sconfitta dei socialdemocratici tedeschi è il fatto che il Land in questione è da sempre una loro roccaforte, inespugnata da 50 anni. Ieri la Merkel ha assestato un colpo pesante alle speranze di vittoria di Schulz alle elezioni politiche di settembre che ha fallito un importante appuntamento. Il Nrw infatti è una delle aree più industrializzate della Germania e ospita da solo 13 milioni di tedeschi, un quinto della popolazione complessiva. Ecco perché l’affermazione in questa regione già da sola fornisce una buona approssimazione di quello che potrà accadere a settembre.

Schulz da parte sua ha fatto sapere di non voler gettare la spugna e ha sottolineato che la sconfitta di ieri ha significato sicuramente «un giorno difficile per la Spd». «Abbiamo ricevuto un colpo al corpo, ma stiamo ancora lottando dentro il ring e ora guardiamo al prossimo round», così si è rivolto alla stampa l’ex presidente del Parlamento europeo che ora cercherà di serrare le fila del suo partito prima di arrivare all’appuntamento delle politiche. Tra i fattori che hanno più pesato nel risultato elettorale non va trascurata la questione sicurezza. Il Nrw è stato il teatro delle scorribande di migranti a Colonia nel Capodanno del 2016, quando decine di donne tedesche denunciarono gli abusi subiti da parte di rifugiati.

Non ha certo aiutato in questo senso la recente débâcle delle autorità di polizia locali sul mancato arresto di Anis Amri, autore del massacro di Berlino dello scorso dicembre. Il ministro degli interni del Land, Ralf Jaeger, venne duramente criticato all’epoca per non aver impedito il rilascio del terrorista tunisino. Ad approfittare di queste tematiche è stata. oltre alla Cdu, il partito euroscettico Alternative für Deutschland giunto al 7,5%, che ha superato sia i Verdi che la Linke.

Schulz per recuperare terreno aveva provato a virare sulla questione occupazionale, tornando a invocare il tema della «giustizia sociale», ma gli elettori hanno preferito premiare i risultati della Merkel che continua a tenere alti i livelli occupazionali. Molta di questa occupazione è rappresentata dai mini-jobs e dal precariato, ma i tedeschi preferiscono non rischiare un cambiamento e accontentarsi dell’attuale struttura del mercato del lavoro.

Quali scenari dunque si prospettano per le prossime politiche? Questa vittoria è senz’altro un’ipoteca per la Merkel e la dichiarazione del capogruppo della Cdu al Bundenstag, Michael Grosse-Broemer, conferma l’ottimismo all’interno del partito: «arriviamo alle prossime elezioni con molta fiducia», così si è espresso il deputato tedesco. Schulz invece crede di poter sfruttare l’effetto Macron e di ribaltare il pronostico.

Il leader della Spd è certamente l’uomo designato da Bruxelles e dalle istituzioni europee per spodestare la Merkel e i falchi tedeschi contrari a qualsiasi ipotesi di riforma dei trattati europei. La sua elezione porterebbe a un allentamento dell’austerità e aprirebbe la porta anche alla possibilità di realizzare gli eurobond, sui quali recentemente il ministro delle Finanze Schäuble ha ribadito la sua netta contrarietà.

Ma l’entusiasmo iniziale che i sondaggi sembravano rilevare sulla candidatura di Schulz scema sempre più. I tedeschi di fronte alla scommessa del cambiamento preferiscono le sicurezze del passato offerte dalla Merkel. Sul piano internazionale, la Cancelliera ancora domina la scena politica europea e nessuno sembra in grado di contrastare il suo potere. Ieri, all’indomani delle elezioni, si è tenuto il vertice a Berlino con il neopresidente Macron e, viste le premesse, i rapporti di forza tra Francia e Germania saranno fortemente sbilanciati verso la parte tedesca. Macron infatti vorrebbe una ridiscussione dei trattati europei e una maggiore solidarietà verso gli altri Stati membri, ma non sarà certo la Merkel ad andare in questa direzione. Il risultato di ieri lancia la Cancelliera alle elezioni politiche e se trionferà ancora, il suo dominio nell’Ue sarà ancora più forte e incontrastato. Una ragione di più per noi per iniziare la lotta di liberazione nazionale. Il «populismo» in Europa non è morto, a morire è la sinistra, che crolla tanto in Francia quanto in Germania.

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