Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 21/05/2017. Qui di seguito la versione integrale dell’articolo, ridotta su Libero per motivi di spazio


Uno dei cavalli di battaglia del programma del M5S è la nota proposta del reddito di cittadinanza. Se non fosse per questo punto del programma dei grillini, diverrebbe alquanto difficile distinguere il loro programma da quello del PD. Di fatto ormai in parlamento  votano le stesse cose e l’opposizione è ben più che costruttiva. Si stanno già allenando per governare insieme.

 Ieri il M5S per tornare a mettere il tema al centro della propria agenda politica ha organizzato una marcia da Perugia ad Assisi per chiedere alla politica di occuparsi al più presto di questo argomento. Di cosa si tratta esattamente? Il padre di questa proposta assistenziale di reddito minimo a favore dei cittadini privi di occupazione, forse è opportuno ricordarlo, è l’economista austriaco Friedrich von Hayek. Von Hayek è noto per essere uno dei teorici dello Stato minimo, fondato sui principi del non interventismo dello Stato nell’economia e sulla dottrina del libero mercato.

Non a caso l’economista austriaco è uno dei principali riferimenti ideologici di molti odierni think tank neoliberisti, e i suoi insegnamenti negli ultimi anni sono stati presi ad esempio per adottare le politiche neoliberiste in Europa e negli Stati Uniti, di cui oggi tutti paghiamo le conseguenze. Quindi la proposta del M5S si ispira a un modello economico fondato non su un ruolo attivo dello Stato nell’economia, ma su una sua astensione per consentire alle forze del mercato di raggiungere da sole l’equilibro ottimale. Non c’è  in questa proposta il senso di una politica sociale: si dà anzi per scontato che gli obbiettivi dello Stato non siano quelli di creare occupazione e lavoro, ma al massimo di dare un sostentamento minimo alle categorie più disagiate.

La conferma di questo assunto ideologico è individuabile nel disegno di legge n.1148  sul reddito di cittadinanza redatto e firmato dai senatori pentastellati nel 2013, nel quale si parla della “necessità di rivedere il concetto stesso di lavoro”. Nella disamina del M5S si parte dalla affermazione che “le misure adottate dall’attuale classe politica” impediranno la possibilità di avere “un lavoro stabile e garantito per tutti.”  Quindi la logica grillina è che l’attuale situazione è irreversibile e occorre prenderne atto dando una sorta di assistenza minima alle persone prive di occupazione. Non c’è la volontà di cambiare quelle politiche che hanno creato la disoccupazione di massa, utilizzando altri strumenti di politica economica, ma una aperta resa allo stato di cose odierno. Questo è l’esatto contrario degli obbiettivi e degli ideali sui quali è nata la nostra Costituzione, che parla di “una Repubblica fondata sul lavoro” e non di una Repubblica che si rassegna alla disoccupazione e alle elemosine. Con il reddito di cittadinanza  si disincentiva  una seria politica  salarlale  e occupazionale e si nasconde  il nostro  vero problema, e cioè che una  politica di questo tipo  è impossibile nell’eurozona, la quale si basa proprio sulla svalutazione dei salari.

Ammesso (ma non concesso) che ci si trovi d’accordo su questa proposta, è possibile realizzarla? I 5Stelle sul blog di Grillo stimano le coperture necessarie per finanziare il reddito di cittadinanza in circa 20 miliardi di euro distribuiti in mensilità da 780 euro al mese a chi è “solo e senza reddito”. Se si ha già un reddito, ad esempio una pensione sociale, si cumula la differenza fino a quando non si arriva alla cifra indicata. Esistono comunque delle condizioni per accedere a questo strumento, e il M5S le indica nell’” obbligo di iscrizione presso i centri per l’impiego pubblici” e in un “contributo di massimo 8 ore settimanali ai progetti sociale del Comune di residenza”.

Attualmente i disoccupati in Italia sono circa 3 milioni. 780 euro al mese per 12 mensilità fa un totale di circa 28 miliardi di euro. All’appello mancano già così 8 miliardi di euro. Ma cosa succede se a questi si aggiungono gli inattivi che decidono di iscriversi ai centri per l’impiego per usufruire di questo reddito? Gli inattivi attualmente sono altri  3 milioni e se si mettono questi nel calcolo, la cifra raddoppia e arriva a 56 miliardi di euro. Anche se si ipotizza che non tutti gli inattivi siano interessati a usufruire del reddito di cittadinanza, ma ad esempio solo il 50%, servono altri 14 miliardi di euro.

Il M5S non spiega come pensa di arrivare a reperire una simile cifra, e nella sua stima delle coperture insufficienti di 20 miliardi di euro si propone tra l’altro di tagliare la spesa pubblica per 2 miliardi e mezzo di euro e di togliere le detrazioni per un totale di 5 miliardi di euro ai redditi più alti,  ma senza indicare la soglia dei redditi alti. Quindi per arrivare ad una copertura comunque insufficiente il M5S fa politiche di bilancio restrittive e deprime ancora di più la domanda interna.

Proprio quello che ci chiede l’Europa. Altro che opposizione,  questa proposta dimostra soltanto  la buona volontà del M5S per stare dentro questa Europa, dentro la zona euro e … dentro il futuro governo. Una proposta non attuabile nei termini presentati  e comunque non in grado di rispondere a chi oggi cerca un lavoro, non una elemosina.

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