Di Paolo Becchi su Libero, 02/06/2017


È fatta. Ormai la legge elettorale incontra il consenso di tutte e quattro le principali forze politiche. Tutte convinte di portare a casa il risultato migliore per i propri interessi di partito, di quelli del Paese non gliene fotte più a nessuno. Eppure è difficile pensare che tutti ci guadagnino e che nessuno ci perda, magari solo perché con lo sbarramento al 5% (sempre che non si trovi il  modo di aggirarlo) non ci sarebbero più «cespugli» in parlamento.

Per il momento, il vero vincitore è il M5s, grazie ad un involontario favore fattogli da Berlusconi: se il Presidente di Forza Italia, infatti, avesse accettato la proposta renziana del Mattarellum ritoccato, il M5s avrebbe rischiato di fare la fine del Front National nelle precedenti elezioni politiche francesi. Vincitore, ma solo in parte, è anche Renzi: i fuoriusciti, da soli, non hanno alcuna chance di farcela, e la sinistra «alternativa» al Pd difficilmente riuscirà, già divisa in gruppuscoli e partitini, a raggiungere il 5%. Renzi sa, però, che questa legge elettorale è quanto di più lontano dal principio a lui tanto caro del «si vota oggi, e domani si sa chi governa»: con il proporzionale, infatti, si passa necessariamente al sistema delle coalizioni di governo, dei negoziati tra i partiti, ad elezioni fatte, per creare la maggioranza parlamentare. Altro che sistema alla tedesca con le alleanze dichiarate prima delle elezioni: un casino tipo prima Repubblica, ma senza i partiti della prima Repubblica.

Chi ha perso, lo si è già accennato, è Berlusconi. Convinto di aver portato a casa un buon compromesso, in realtà avrà solo la possibilità di scegliere i nomi dei fedelissimi che entreranno in parlamento, resta da vedere che nome metterà sulla scheda di FI dal momento che lui resta incandidabile. Le prossime elezioni sanciranno per certo la fine del Centrodestra. È evidente, infatti, che la sua intenzione è quella di governare insieme a Renzi, di porre le condizioni per una futura maggioranza costruita sull’asse Forza Italia – Pd. Ma così facendo, lascia mano libera a Salvini, il quale scaricando la colpe della fine della coalizione su Berlusconi potrà finalmente lanciare su tutto il territorio nazionale una Lega d’Italia, un nuovo soggetto politico che potrebbe rappresentare la vera sorpresa alle prossime elezioni politiche. La Meloni, da sola, rischia di rimanere tagliata fuori, insieme a Salvini un fronte sovranista può aspirare al 20%, catturando il voto di tutti gli scontenti e dando altresì voce al disagio sociale con un programma autenticamente «sovranista populista».

Il grande sconfitto sarà Berlusconi: ha spaccato il Centrodestra per allearsi con Renzi, ma Renzi finirà per allearsi con Grillo. Probabilmente, questo, Berlusconi lo ha negli ultimi giorni intuito, e per questo ha chiesto assicurazioni, che Renzi puntualmente gli ha dato. Berlusconi però non dovrebbe dimenticare quanto già accaduto per l’elezione di Mattarella, e del tipico stile renziano: «Silvio, stai sereno!». Anche col proporzionale, insomma, non vincono tutti i partiti. E, in questo caso, si parte già con un sicuro perdente: Berlusconi.

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