Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 08/06/2017


Tre giorni al voto per le elezioni amministrative ma alzi la mano chi si è accorto che domenica prossima si vota. Le prossime tornate delle elezioni comunali sono accompagnate da un irrituale silenzio dei media che in questi giorni sono totalmente assorbiti dalle cronache sulla legge elettorale. Probabilmente per non disturbare i manovratori, si preferisce tacere su questo appuntamento che di per sé già potrebbe fornire indicazioni utili sugli esiti delle prossime elezioni politiche. Come già riportato da Libero recentemente il quadro delle previsioni dei più importanti comuni al voto, offre uno scenario che vede il M5S perdente.

L’attivismo a livello locale era il marchio di fabbrica del M5S che coltivava le sue battaglie per una diversa gestione dei rifiuti e per città più attente al problema ambientale. Ora quell’epoca è lontana e se c’è qualcosa che contraddistingue il Movimento a livello locale è il talento tutto speciale per combinare pasticci senza precedenti nella presentazione dei propri candidati ai comuni chiamati al voto. Il caso di Genova è ancora vivo nella memoria di molti per l’incredibile harakiri compiuto da Grillo quando ha sconfessato la legittima vincitrice delle primarie, Marika Cassimatis, per incoronare il candidato ufficiale del M5S, Luca Pirondini. Per non parlare della esclusione di Paolo Putti, il fondatore del Movimento a Genova e attuale consigliere comunale, cacciato con un calcio nel sedere. A Palermo invece la candidatura di Ugo Forello è stata accompagnata dai veleni di una registrazione audio di alcuni deputati pentastellati che sollevavano diversi dubbi sugli interessi personali del candidato sindaco di Palermo con l’associazione Addio Pizzo. A questo si aggiunga la storia delle firme false per la quale gli stessi deputati della registrazione, sono stati accusati a vario titolo di falso e di violazione delle norme sulla legge elettorale.

Se dunque la presenza e la militanza a livello locale erano il fiore all’occhiello del M5S delle origini, oggi il solo fatto di parlare delle performance del Movimento nei comuni italiani diventa una circostanza imbarazzante da evitare nella discussione. A questo proposito si prendano a riferimento le esperienze dei due sindaci più importanti che il M5S vanta a livello nazionale: il sindaco Raggi a Roma e il sindaco Appendino a Torino.

L’esperienza romana della giunta pentastellata dopo un anno porta in dote sostanzialmente una città alla paralisi amministrativa e molto prossima, se non già iniziata, ad una crisi sulla gestione dei rifiuti. La telenovela dello stadio della Roma (in realtà di proprietà di James Pallotta) rischia di portare alla luce altre fratture dei grillini a livello locale, quando solo ieri dal municipio sul quale dovrebbe sorgere l’impianto, arrivava un netto rifiuto della maggioranza dei consiglieri municipali grillini contrari a realizzare l’opera. A Torino per molto tempo invece si è parlato di un “modello Appendino”. La gestione della sicurezza e la completa assenza di procedure standard per l’organizzazione dell’evento di piazza San Carlo durante la finale di Champions League, hanno dissolto le presunte doti amministrative del sindaco Appendino. In realtà su queste c’erano già molti dubbi, quando l’Appendino aveva iniziato la sua avventura alzando le tasse e favorendo l’islamizzazione della città. Come può un movimento aspirare alla guida del Paese quando non riesce a gestire nemmeno degli importanti comuni italiani?

L’ultimo tentativo di Grillo per rianimare le speranze di quella che sembra una sconfitta annunciata è l’arrivo di Di Maio a Genova domani che insieme a Grillo chiuderà la campagna elettorale. Lo stesso giorno verrà anche Salvini a sostenere Bucci, candidato del centrodestra, che alcuni sondaggi danno favorito. Il silenzio dei giornaloni e delle televisioni è la difesa migliore per nascondere i fallimenti del M5S nelle città italiane.

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