Di Paolo Becchi su Libero, 09/06/2017


Un parlamento nato da una legge elettorale dichiarata incostituzionale si è trasformato ieri in una gabbia di matti. Siamo alle comiche e non è un caso che un ex comico stia dando una grande prova di sé. Piccola storia, tanto per ricordare. Nel 2007 Grillo in un famoso V day attacca la casta e vuole, senza se e senza ma, le preferenze. In Rete nel 2014 sulla legge elettorale nasce la prima legge elettorale nata dall’intelligenza collettiva della Rete, con tanto di preferenze. Un sogno di legge realizzato da quella mente lucidissima che era Gianroberto Casaleggio.

E poi, e poi e poi? Poi tutto nel cesso. Nel giro di una settimana Grillo passa dal legalicum al modello tedesco doc per finire ad approvare un porcellinum con crauti, che di tedesco ha solo i crauti, la soglia di sbarramento al 5%, per far fuori tutti i piccoli partiti. E non gli basta ancora, vorrebbe anche un po’ di culo, ossia un premio di maggioranza per la prima lista.

Ovviamente è la rete che ha deciso tutto. Così ci vuol far credere. E no, la Rete non è responsabile delle cazzate di Grillo. Quello che è avvenuto è molto semplice: Berlusconi senza volerlo ha offerto un assist perfetto a Grillo, rifiutando il Mattarellum ritoccato, e lui, Grillo, senza rendersene subito conto stava regalando la palla a Renzi. La palla è andare al voto subito perché ogni giorno che passa Renzi resta senza stipendio e soprattutto perde voti, con il rischio molto reale che nel giro di qualche mese si organizzi una forza di sinistra a lui alternativa.

Grillo non si rende subito conto di questo e sacrifica tutto quello in cui Il M5s ha sempre creduto pur di incassare un risultato subito: il voto. C’è forte tensione tra i suoi, è costretto a richiamare chi ancora crede in un Movimento fatto non da Di Maio e Di Battista, ma da cittadini e per cittadini, e mal digerisce l’accordo con Renzi per fare un altro parlamento di nominati. Comincia a fare marcia indietro: l’accordo dovrà essere ratificato dalla rete. E sì, altro che Intelligenza collettiva, la rete ormai si limita a ratificare decisioni già prese.

Sorge tuttavia qualche dubbio, (perché una nuova votazione quando si era già votato?), ma come dice mio figlio, ci sta: Grillo è stato costretto a mediare con la fronda interna. O forse si è reso conto che stava commettendo una cazzata. Rinunciava tutti i suoi ideali… per fare in fondo un piacere a Renzi.

E allora? Non gli restava che non rispettare gli accordi presi su emendamenti sia pur di relativa importanza. Dava così ancora una voltala prova di essere inaffidabile. Ma non poteva fare altrimenti. Accuse reciproche, da una parte e dall’altra, offrendo uno spettacolo indecoroso. Giravolte continue, da dilettanti allo sbaraglio, ma l’accordo a questo punto salta. E con questo saltano le elezioni anticipate a settembre. I mercati esultano, il popolo italiano, che vorrebbe mandarli tutti a casa, un po’ meno.

Il gioco dell’oca ora ricomincia. Non sappiamo bene da dove. Ma quale credibilità può avere questo parlamento? Alla fine saranno sempre meno i cittadini che andranno a votare e questo forse lo vedremo già nelle imminenti elezioni comunali.

Annunci