Di Paolo Becchi su Libero, 10/06/2017


Siamo all’impasse, e sarà difficile uscirne. Lasciamo perdere lo scambio delle reciproche accuse, delle responsabilità, che in questi casi vanno sempre divise. Il dato politico oggettivo è che l’accordo sulla legge elettorale tra i due principali partiti del Paese, il Pd e M5S, è saltato, e ricucire i rapporti sarà ora difficile. Chi ne esce con le ossa rotte è, certamente, Renzi, ma anche Berlusconi, il quale pare ormai aver perso lucidità: prima rilascia un’intervista al Corriere, in cui tesse le lodi della nuova legge elettorale e, poche ore dopo, questa crolla miseramente in Parlamento, ed ora propone a Renzi di concedere a Grillo tutto quello che vuole, persino il premio di maggioranza, pur di andare avanti su quella strada. Una pura follia.

Dall’altra parte, tutti vogliono andare alle elezioni subito, ma nessuno sa come. Un modo molto rapido c’è. Ecco la mia proposta, che nessuna forza politica ovviamente farà propria, e che si condensa in un unico articolo di legge così formulato: «Le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati sono disciplinate dalla legge 4 agosto 1993, n. 276».

La mia proposta non è la pura e semplice ripresentazione del Mattarellum, perché ha come scopo quello di ripristinare la sola disciplina prevista da quella legge per il Senato, estendendola ora, attraverso quest’unico articolo, anche alla Camera, in modo da evitare «le liste bloccate» per il 25% dei seggi assegnate alla Camera, come originariamente previsto dalla legge Mattarella. Avremo così un sistema elettorale sicuramente costituzionale, e addirittura senza «liste bloccate». Se su questo non si trova consenso in Parlamento, si potrebbe, del resto, sempre far rivivere nella sua interezza il Mattarellum. Anche in tal caso, basterebbe un solo articolo che disponga il rinvio «fisso» alle Leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277. Nel qual caso la soglia di sbarramento alla Camera sarebbe il 4% e non il 5%.

Nessun sistema, sia chiaro, garantisce la governabilità – se non forse quello tedesco, attraversola «sfiducia costruttiva» – e neppure il Mattarellum fa eccezione. Ma è incontestabile che il Mattarelum garantisca un certo equilibrio tra governabilità e rappresentatività. Con esso si è votato per tre volte: nella XII legislatura (Governo Berlusconi I, poi caduto), nella XIII (Governo Prodi, poi caduto), nella XIV (Governo Berlusconi, che giunge a fine legislatura). Al Mattarellum andrebbe, pertanto, riconosciuto il merito di aver favorito ed incentivato, anzitutto, un sistema partitico bipolare e l’alternanza al Governo, nonché – in almeno un caso – persino la governabilità. È questo è un segno di democrazia. Si sente spesso dire che il Mattarellum oggi non andrebbe bene perché il sistema è tripolare. Nemmeno ai tempi di Mattarella era bipolare. Esempio: nel 1994 non c’erano solo Berlusconi e Occhetto, ma anche Segni. Il Mattarellum fa solo un po’ di chiarezza tra le forze in campo, riducendo la complessità, non limitandosi come il sistema proporzionale a fotografare il corpo elettorale, ma cercando di modificarlo, offrendo una sintesi accettabile, anche sotto il profilo costituzionale, tra governabilità e rappresentatività. Come che sia, questo Parlamento si è dimostrato incapace di fare una legge elettorale. Altro non gli resta che far rivivere una legge precedente. Tutti vogliono andare al voto e allora tutti approvino quello che abbiamo qui proposto. In una settimana la legge elettorale è fatta. Riusciranno i nostri eroi a votare questo unico articolo? Se si vuole andare a votare subito un modo c’è. La pazienza del popolo è al limite della sopportazione.

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