Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 14/06/2017


L’orologio della politica italiana dopo le elezioni amministrative è tornato alla prima metà degli anni 2000. I risultati usciti dalle urne ieri riportano in vita il bipolarismo nato dopo il crollo della Prima Repubblica, dove a farla da padrone erano i due schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Questo equilibrio è stato spezzato nel 2013 dall’ingresso in scena di un terzo attore, il M5S, che da solo era riuscito a raccogliere una fetta di consensi così ampia da costringere tutti gli altri a partiti a fare i conti con questo nuovo soggetto politico. Era sicuramente un’altra epoca. 4 anni fa il Movimento raccoglieva il voto di protesta trasversale portato in dote sia dagli elettori di centrodestra e di centrosinistra, stanchi dei risultati prodotti da un sistema politico incapace di rinnovarsi e di aprirsi alle necessità della società civile. Oggi invece quella massa di consensi sembra si stia erodendo progressivamente. È senz’altro vero che il sistema di voto maggioritario a livello comunale favorisce la formazione di coalizioni, così come sono altrettanto diverse le dinamiche che regolano il voto locale da quello a livello nazionale.

Ma gli insuccessi collezionati dal M5S a livello locale, Raggi ed Appendino, rappresentano un serio ostacolo sulla corsa per arrivare a Palazzo Chigi. Gli elettori chiamati al voto nelle città italiane da Nord a Sud hanno praticamente bocciato la mancanza di capacità amministrative del Movimento e hanno invece premiato le coalizioni di centrodestra. L’esempio più fulgido di questo viene da Genova: il candidato del centrodestra Marco Bucci, frutto dell’intesa tra Toti e Salvini, conquista la prima posizione con il 38% dei consensi, distanziando di ben 5 punti percentuali Gianni Crivello del centrosinistra. Il M5S come previsto è fuori dal ballottaggio. La faida locale e la sconfessione di Grillo di Marika Cassimatis hanno ridotto al lumicino le speranze di arrivare al secondo turno del M5S. Festeggiano invece il governatore della Regione, Giovanni Toti, e Matteo Salvini. Festeggia soprattutto Edoardo Rixi, vero artefice di questo risultato. Se Bucci dovesse conquistare la vittoria nella città della Lanterna, sia Berlusconi che Salvini dovrebbero prendere seriamente in considerazione il ritorno al sistema maggioritario.

A prima vista, appare la strada più semplice per vincere le politiche e i numeri usciti dalle amministrative indicano che l’unità dei partiti di centrodestra riesce a prevalere. I nodi da scogliere per ricostruire la coalizione sono la sua leadership, sulla quale Berlusconi non sembra intenzionato a mollare la presa, e l’uscita dall’euro, giudicata da Salvini un punto inamovibile del suo programma. Non sarà facile raggiungere un’intesa su questi punti, ma lavorare dopo i ballottaggi su questo è la strada migliore per avere più chance di vittoria alle prossime politiche. Renzi in questo senso potrebbe avere tutto l’interesse a ripristinare il vecchio sistema maggioritario. A sinistra potrebbe essere riportato in vita una sorta di Ulivo allargato alle formazioni di sinistra radicale, e allo stesso tempo il segretario del Pd raggiungerebbe uno dei suoi obbiettivi più importanti: tagliare fuori il M5S. Il Mattarellum infatti favorisce la formazione di coalizioni prima delle elezioni, e questo pregiudicherebbe le probabilità di una vittoria del Movimento che rifiuta di allearsi con qualsiasi partito. Non dovrebbe sorprendere quindi se nelle prossime settimane dovesse tornarsi a parlare del Mattarellum come “nuova” legge elettorale.

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