Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 22/06/2017


All’alba del primo anno di amministrazione Raggi a Roma arriva il tempo dei bilanci. Proprio ieri il sindaco di Roma in conferenza stampa ricostruiva le linee guida dei «successi» della sua amministrazione e parlava di «un cambiamento radicale» in atto. La «città era ferma» e il sindaco nei giorni scorsi assegnava alla sua giunta, su una scala di valutazione da 1 a 10, il voto 7,5. Peccato che i soggetti «beneficiari» della sua amministrazione, i romani, non siano dello stesso parere. Un sondaggio uscito in questi giorni realizzato dalla società Uzi rileva che il gradimento dei romani nei confronti della Raggi sia solo del 20% mentre il 68% dei cittadini boccia il sindaco. L’emorragia di consensi è stata progressiva e rilevante già dopo soli 3 mesi dall’inizio del suo mandato, quando il 56% dei romani si dichiarava insoddisfatto sull’amministrazione del M5S fino ad arrivare al punto attuale di massimo scontento.

Il sindaco chiede tempo e parla della necessità di attendere 5 anni per vedere i risultati della sua gestione. Sembra che il tempo per il M5S a Roma si sia fermato e non tenga conto del fatto che già un anno è trascorso e di risultati se ne vedano ben pochi. Se ci si sofferma a dare uno sguardo alle statistiche delle delibere e degli atti prodotti dalla giunta Raggi nel suo primo anno di mandato, ci si renderà conto che quasi i 2/3 di questi riguardano solamente nomine e incarichi dell’amministrazione comunale. Qualcuno potrà obbiettare che questi atti sono vitali per la gestione di una città complessa come Roma, ma qui non si discute di questo. Le nomine sono essenziali perla conduzione della macchina amministrativa, ma generalmente non continuano a ripetizione durante l’intero mandato.

Se la giunta è impegnata in rimpasti continui, il tempo a disposizione per dedicarsi ad atti più fattivi resta ben poco e si vede sulla vita quotidiana della città. Il M5S non ha fatto altro che scaricare sulla città i suoi conflitti interni, mettendo all’ultimo posto gli interessi dei romani. Sulle colonne di questo giornale già un anno fa, in tempi non sospetti, avevamo previsto l’attuale paralisi. Eravamo stati buoni profeti, ma non certo per doti particolari. Era sufficiente vedere i laceranti conflitti all’interno del M5S romano e il dilettantismo politico dei suoi esponenti per capire che si sarebbe giunti a questo punto.

Per un movimento nato dall’attivismo civico negli enti locali, è una grave sconfitta. Dal cambiamento a livello locale sarebbero dovuto partire le premesse per la conquista del potere a livello centrale e nazionale, mentre ad oggi il fallimento del M5S nell’amministrazione delle città sta minando le chance del Movimento di salire a palazzo Chigi. Non aiuta in questo nemmeno il piglio del sindaco di Roma che continua a ostentare una sicurezza che in molti casi approda nella più sfacciata arroganza.

Alla Raggi in conferenza stampa è stato chiesto inoltre dell’avviso di chiusura indagini sulle accuse di abuso d’ufficio e falso che potrebbero presto tramutarsi in un avviso di garanzia. Su questo il sindaco ha risposto di «aver agito in buona fede» e di voler spiegare le sue ragioni ai magistrati: per lei è importante il sostegno di Beppe Grillo, il suo vero garante. Forse l’ingenuità della Raggi le impedisce di comprendere che una simile affermazione significa infischiarsene del mandato consegnatole dai romani. A loro dovrebbe rispondere, e non al capo del suo partito. Qualcuno su questo ha ipotizzato che la Raggi avrebbe dovuto seguire l’esempio della sua collega Appendino a Torino, ma quelle voci si sono spente presto dopo il disastro della gestione sicurezza a piazza San Carlo. Anche a Torino per la verità non si è visto nessun vero cambiamento. L’amministrazione Appendino ha continuato il percorso intrapreso da Fassino e ha rappresentato i salotti dell’alta borghesia torinese vicina alla Fiat Non solo. Il sindaco si è rivelato anche succube dei centri sociali e contraddittoria nelle proprie posizioni, come nel caso dell’ultima ordinanza sul divieto di alcolici in vetro da asporto. Quando le forze dell’ordine sono state aggredite in piazza da esponenti dei centri sociali non ha potuto che difenderle, ma si è trattato di una difesa piuttosto formale E ancora: il sindaco ha predisposto un piano per la comunità islamica di Torino. Sostanzialmente i musulmani che vivono nella città non hanno depositato i loro risparmi nelle banche locali perché queste non seguono i dettami della finanza islamica. Per integrare al meglio la comunità il sindaco ha predisposto regole finanziarie sulla base del corano che le banche dovranno rispettare. Buone notizie non vengono nemmeno dalla gestione del bilancio comunale. Vari tagli lineari sono stati varati su diversi capitoli di spesa, con la conseguenza che potrebbero perdersi molti posti di lavoro.

Se il fallimento nella gestione di importanti città italiane si rivelerà decisivo per la conquista del governo lo si vedrà presto. L’eventuale processo della Raggi si dovrebbe svolgere già in inverno, prima dell’appuntamento per le politiche e non sarà certo ininfluente. Concentriamoci però sull’oggi. Ogni città ha certo la sua storia, ma non è un caso che in questa tornata di elezioni amministrative siano pochissimi i candidati sindaco del M5S. Il vento sta cambiando…

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