Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 23/06/2017


Si avvicina la data dei ballottaggi per le elezioni amministrative. L’attenzione è assorbita molto da Genova, decisiva anche per gli equilibri politici che comporranno le coalizioni alle prossime elezioni politiche. I risultati del primo turno hanno consegnato risultati sorprendenti, che hanno interrotto una serie di convenzioni assodate nella città della Lanterna. La prima è il vantaggio della coalizione di centrodestra con il suo candidato Marco Bucci, in una città da decenni considerata una roccaforte della sinistra. La rossa Genova non sembra più tale e il dominio del Pd (che di rosso peraltro non ha più niente) negli ultimi anni si è incrinato. Se si dà uno sguardo alle percentuali conquistare dalla Lega in alcuni municipi della città, ci si renderà conto come alcune zone più popolari, storicamente feudi della sinistra, siano state quelle dove la crescita del Carroccio è stata più significativa. È il caso del municipio del Medio Ponente dove la Lega Nord ha avuto una crescita che ha raggiunto il 13,8% dei consensi, in una zona dove c’è Comigliano, il quartiere centro del cuore industriale di Genova abitato dalla classe operaia.

In questi quartieri la crisi si è fatta sentire particolarmente e il degrado è cresciuto anche per il fenomeno dell’immigrazione irregolare. Nel municipio del Ponente la Lega invece conquista il suo miglior risultato rispetto alle altre zone della città, con il 15% dei consensi. Più contenuta la crescita nel municipio di Centro Est, non superiore al 10,6%. Sembra riprodursi quello schema già visto in altre città italiane dove nelle periferie e nelle zone più disagiate si registra la crescita di partiti antisistema, a differenza del centro nel quale il dominio del Pd resta consolidato.

La novità è che tutto questo accada a Genova, considerata una città inespugnabile dei partiti di sinistra, costretti a rincorrere per la prima volta la coalizione di centrodestra. La crisi economica e l’immigrazione stanno cambiando la geografia politica anche nelle città più storicamente identificate con determinati schieramenti. Da rilevare in questo senso anche il calo del M5S che perde il ruolo di valvola di sfogo del dissenso. Genova quindi potrebbe essere il laboratorio politico per capire se un’eventuale vittoria del centrodestra sia l’anticamera per ricostruire l’unità della coalizione su base nazionale e lanciare così la sfida alle prossime politiche al Pd.

A questo giro, i grillini genovesi, nelle tre varianti, una ortodossa e le altre due eterodosse, potrebbero astenersi e favorire così Bucci. Da notare come in questi ultimi giorni di campagna elettorale sia montata una polemica contro il candidato del centrodestra. Questa settimana infatti ha avuto luogo il confronto tra Bucci e il candidato del Pd, Gianni Crivello, al teatro Cargo di Volti. Secondo le ricostruzioni di alcuni militanti della lista civica “A sinistra”, tra le fila dei sostenitori di Bucci ci sarebbero stati dei fascisti che avrebbero intonato la canzone «Faccetta nera». Una ricostruzione falsa, contestata sia dal segretario regionale della Lega, Edoardo Rixi, sia da Bucci che ha parlato di «ricostruzioni false e fantasiose sul comportamento che alcuni nostri sostenitori avrebbero tenuto durante e dopo il confronto tra candidati sindaco che si è tenuto ieri al Teatro Cargo di Voltri».

Si tratta di un tentativo estremo, quello di giocare la carta dell’antifascismo in una città storicamente sensibile su questo tema. La strategia del tutti uniti in nome dell’antifascismo non appare però più efficace di fronte ad un elettorato in larga parte “liquido”, sempre più insensibile alle barriere ideologiche e alla ricerca invece di candidati in grado di affrontare la questione sociale e quella della sicurezza che colpisce in particolare le periferie. Domenica prossima si saprà se anche Genova ha superato il giro di boa delle ideologie politiche. E si saprà se oltre al M5S c’è un secondo grande perdente in queste elezioni: il Pd.

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