Di Paolo Becchi su Libero, 26/06/2017


Speriamo che l’elezione di Marco Bucci a sindaco di Genova rappresenti una svolta, dopo vent’anni di governi locali che, quando non hanno fatto danni, sono passati senza lasciar traccia. Genova ha sempre avuto una storia di governo importante. Fin dal dopoguerra, dalla riconversione industriale e dalla ricostruzione, guidata da comunisti come Giovanni Tarello e Gelasio Adamoli, e poi le prime giunte di centrosinistra, sotto la leadership del democristiano Vittorio Pertusio che guidò una città in fermento, con i primi governi locali di centrosinistra, il «boom economico», il primato del porto, ma anche le grandi opere pubbliche (la Sopraelevata nel 1960, la Fiera del Mare nel 1961, l’Aeroporto Cristoforo Colombo nel 1962). Vi fu il decennio dell’ex partigiano e sindacalista Fulvio Cerofolini, sindaco socialista dal 1975 al 1985, che ancora oggi la città ricorda con nostalgia, come Genova per noi pubblicata per la prima volta da Bruno Lauzi nel 1975. Dopo di lui, il «sindaco farmacista» Cesare Campare, unico sindaco esponente del partito repubblicano.

LA BUFERA TANGENTOPOLI

E poi? Negli anni ’80 Genova aveva saputo dimostrare come gli equilibri politici tra Psi e Dc potessero funzionare. Sono gli anni di Delio Meoli, leader del Psi genovese, e dell’asse con il leader della Dc genovese, Giovanni Bonelli, braccio operativo di Paolo Emilio Taviani capo partigiano e membro della Costituente. Poi è arrivata Tangentopoli, gettando dietro le sbarre gran parte della classe dirigente locale.

Dopo di essa l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, in vigore dal 1993, la quale a Genova non ha portato i risultati sperati. Si direbbe, anzi, che proprio i sindaci direttamente scelti dai cittadini siano stati i più «grigi», figli di una crisi dei partiti costretti a rifugiarsi nei «tecnici», come avvenuto dal 1997 al 2007 di Giuseppe Pericu, professore, avvocato amministrativista. Ma Pericu non poteva restare in eterno, e la Sinistra ha dovuto ricorrere nuovamente alla sua classe dirigente locale: mandato sfortunato, quello di Maria Vincenzi, su cui si è abbattuta una terribile inchiesta giudiziaria per l’alluvione del 2011 – dove morirono sei persone – che ha visto la condanna dell’ex sindaco a 5 anni. Il Pd ha allora tentato la carta Marco Doria, come Pericu docente universitario, ma impegnato da sempre nella politica cittadina e nella sua economia. Di lui però si può solo dire che fu eletto, rimase 5 anni in carica, e poi non si ripresentò. Non pervenuto, insomma.

Oggi comincia una nuova stagione. Non solo il cosiddetto «centrodestra» vince a Genova, ma vince non nella sua «versione» berlusconiana, ormai superata. Berlusconi anzi ha commesso un grave errore politico non presentandosi alla chiusura della campagna elettorale a Genova; in questo modo la vittoria di Marco Bucci appare ancora di più leghista.

SI RICOMINCIA

A Genova vince la Lega, un candidato sindaco appoggiato soprattutto dalla Lega e portato avanti grazie ad un’operazione voluta, perseguita e realizzata con determinazione, ostinazione e maestria da Edoardo Rixi, il «Salvini genovese» che ha saputo far capire al «Salvini nazionale» quanto fosse importante far convergere le trattative con gli alleati, su Bucci e su una piattaforma program-matica all’interno della quale la Lega si presentasse come partito d’ispirazione e d’apertura «nazionale», e non più soltanto regionale.

Da Genova si ricomincia, allora. Con uno schiaffo, anzitutto ai «grillini», i quali, anche se si fossero presentati uniti, non sarebbero andati molto al di là del 20%, una sconfitta che, se si somma ai risultati deludenti nelle altre città, segna la prima vera e propria inversione di tendenza. Il risultato di Genova significa l’inizio di una fase politica nuova nella quale è la Lega a fare da forza trainante, una Lega che sta imparando ad essere davvero nazionale, italiana, patriottica, sovranista, pronta a liberare il Paese dalla dittatura europea, dai poteri finanziari di Bruxelles, dalla moneta unica. Le amministrative non sono «un modo a parte» e Genova è una città simbolica. Dalla «Superba» può cominciare la quarta guerra d’indipendenza italiana.

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