Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 27/06/2017


Una sconfitta senza appello per il Pd. Renzi consegna le sue riflessioni a un tweet nel quale viene mostrato un grafico di YouTrend: « 67 a 59 per il centrosinistra». Ma il conteggio parte dai comuni con più di 15.000 abitanti e non tiene conto della partita vera, quella sulle grandi città e sui capoluoghi: solamente 4 quelli conquistati dal centrosinistra; 16 quelli del centrodestra che riesce a stappare le roccaforti storiche della sinistra italiana, Genova su tutte ma anche Pistoia e persino la ex Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni, passata al centrodestra.

Che Renzi avesse fiutato aria di sconfitta lo si era capito dal suo approccio nelle ultime due settimane. Il tentativo di defilarsi dallo scenario politico per non vedersi addossato il fardello della sconfitta alle amministrative è stato chiaro, se si pensa al fatto che praticamente Renzi non ha nemmeno dato il suo sostegno pubblico ai candidati del Pd impegnati al ballottaggio. Quando il segretario prova a dire che si tratta di un risultato «a macchia di leopardo», insufficiente per trarre la somma da quello a livello nazionale, viene smentito dal candidato sconfitto del suo partito a Genova, Gianni Crivello.

«È una sconfitta a livello nazionale», così si è espresso proprio Crivello e appare difficile dargli torto. La città della Lanterna era una roccaforte storica della sinistra e perderla a nemmeno un anno di distanza dalle elezioni politiche è un chiaro segnale di malcontento di molti elettori. Sottovalutarlo significa ignorare un altro importante test fallito da Renzi, dopo quello del referendum.

Gli strascichi della sconfitta sono pesanti e riportano in superficie i malumori interni mai sopiti dentro il Pd. Gli orlandiani hanno già fatto capire che così non può andare avanti e si inizia a pensare che sia arrivato il momento di rottamare l’ex rottamatore. Il leader della corrente, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, è stato netto: «Il Pd ha perso le amministrative». Dritto al bersaglio contro Renzi, il ministro ha messo in discussione anche la conduzione renziana del partito e ha parlato di «un isolamento politico e sociale del Pd» dovuto anche ad un elettorato che si compatta unito «pur di farci perdere».

Il riferimento nemmeno troppo velato è agli elettori grillini che hanno preferito astenersi oppure assegnare la propria preferenza al centrodestra per affondare il Pd. Un elemento da tenere in conto alle prossime politiche specialmente di fronte alla crisi del M5S: i voti dei grillini delusi sembrano andare più verso il centrodestra e questo conferma come il M5S fino ad ora abbia disturbato di più il primo che il secondo. Mentre quindi il centrosinistra è vicino all’ennesima crisi di nervi e ad una nuova lacerazione poco prima dell’appuntamento decisivo alle politiche, nel centrodestra si festeggia. La coalizione unita ha portato a casa Genova, un tempo zona proibita, Pistoia, L’Aquila, Catanzaro e Verona, dove la compagna dell’ex sindaco Tosi, Patrizia Bisinella, esce sconfitta.

Se appare pacifico, di fronte ai risultati, che il centrodestra unito è vincente non lo è altrettanto il contenzioso sul partito che ha guidato i successi della coalizione. Berlusconi ha provato ad intestarsi il merito della vittoria parlando di un successo dei moderati, seguito da Brunetta che ha parlato di Forza Italia come «partito leader della coalizione». Questa lettura sembra coincidere poco con il risultato delle amministrative. A Genova il partito primo nella coalizione è stato la Lega Nord con quasi il 13%, mentre Forza Italia segue a distanza con l’8. A Verona il Carroccio ha raggiunto l’8,8%, i forzisti solamente il 3,4%. Al Sud Forza Italia può rivendicare la sua prevalenza, come a Catanzaro dove raggiunge il 10% ma su base nazionale la Lega prende più voti dei forzisti. Questo è il dato politicamente rilevante di queste elezioni.

Salvini adesso vuole provare a «esportare il modello di queste amministrative a livello nazionale» e ciò significa ricostruire la coalizione anche su base nazionale. Tutto dipenderà dal sistema elettorale. Un’impresa comunque complicata visti ancora i disaccordi su chi debba essere il leader del centrodestra e le posizioni ancora distanti sull’uscita dalla moneta unica. Un dato è certo: unito il centrodestra ha molte chance di vittoria anche a livello nazionale.

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