Di Paolo Becchi su Libero, 30/06/2017


Ci sono dilemmi per i quali non c’è via d’uscita: restano insolvibili, qualsiasi strada si cerchi di percorrere. È a questa situazione che è giunta la realtà politica italiana, che lo si voglia o meno.

Da una parte, quella che una volta si chiamava la Sinistra (poi il Centro-sinistra). Qui prima Renzi ha rottamato il partito, e poi il partito ha rottamato lui, o sta cercando di farlo. Si è cosi finiti, oggi, in un circolo vizioso, perché il “partito” – o quel che ne resta – non ha alcun leader da esprimere (con buona pace della “vecchia” guardia, Bersani & Co.), mentre il leader, Renzi, non ha di fatto più un partito in grado di sostenerlo.

Dall’altra parte, abbiamo invece un Centro-destra che, se nelle elezioni locali riesce a “tenere” insieme le sue diverse anime, e a vincere, a livello nazionale sembra destinato ad andare in frantumi. Berlusconi si è convinto – forse un’illusione senile – di essere davvero tornato in campo, di rappresentare nuovamente il “popolo dei moderati”, senza accorgersi che ormai c’è un “popolo di incazzati” e che è stata soprattutto la Lega “populista” a rendere possibili i successi di Genova e degli altri comuni italiani. D’altro canto, Salvini sa che ciò che ha consentito al suo partito di arrivare al 15%, è anche ciò che gli impedirà, da solo, di andare molto al di là di quel risultato. Berlusconi e Salvini sono come la tesi e l’antitesi hegeliana, rappresentano mondi e idee del tutto opposte: il primo ha accettato la globalizzazione, con tutto ciò che essa comporta – dalla moneta unica, alla UE, ai flussi di immigrazione -, il secondo ha fatto proprio quel progetto “sovranista” che ho cercato più volte di descrivere in diversi interventi proprio su questo giornale. Non si idealizzi, peraltro, troppo il rapporto di Berlusconi con Bossi, rispetto a quello attuale con Salvini. Fu proprio Bossi a determinare la sconfitta del Centrodestra nel 1996, rifiutando l’alleanza con Forza Italia e offrendo a Prodi la vittoria su un piatto d’argento. Altri tempi… oggi però sono cambiati i temi, i motivi di fondo, è cambiata l’ispirazione profonda della Lega: non più “secessionista”, “nordista” ma “sovranista”. Solo Berlusconi non è cambiato, ma non riesce più a fare sintesi. Ed è proprio di questo che il Centro-destra avrebbe maledettamente bisogno.

Resta il M5S. Il quale, come è nella sua natura, non farà altro che attendere, lungo le sponde del fiume, il cadavere dei suoi nemici. È la grande occasione di Grillo, questa, e proprio in un momento in cui il suo partito è in crisi, in un momento in cui gli italiani, almeno nelle elezioni amministrative, sembrano aver dimostrato di voler tornare al più tradizionale bipolarismo, all’alternativa destra-sinistra, stanchi di un sistema “tripolare”, che con i continui veti incrociati (si pensi alla legge elettorale) non risolve nulla, e blocca ormai questo Paese da quattro anni.

Questo è il paradosso: proprio in una situazione simile, gli italiani finiranno svogliatamente e nonostante tutto per votare il M5s, solo perché destra e sinistra non riusciranno a presentarsi alle prossime elezioni politiche come “coalizioni” compatte e credibili. Berlusconi disperderà i voti del centro-destra, mentre Renzi, il suo stesso partito e cespugli vari si bloccheranno a vicenda.

Il dilemma tra destra e sinistra non si risolverà. E si apriranno cosi le porte per il Movimento di Grillo. E poi, poi, poi ? Poi, il caos totale.

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