Di Paolo Becchi su Libero, 01/07/2017


Diversi lettori che hanno letto il mio editoriale di ieri mi chiedono di precisare la mia ultima affermazione riguardante il “caos totale”, che a mio avviso ci sarà dopo le prossime elezioni politiche. Una previsione buttata lì, senza spiegazione, che nasce però dalla considerazione più che plausibile, che non ci sarà un vero vincitore capace di governare da solo. E questo tanto più se si andrà, come pare, verso un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Berlusconi, ammesso sia riabilitato politicamente dalla Corte di Strasburgo e in tempo utile, spera di di ottenere un ottimo risultato e di governare con Renzi. Non lo può dire, ma lo pensa, e lo sanno tutti gli italiani. Del resto tra i due c’è una continuità politica di fondo: Renzi è stato per il centrosinistra ciò che Berlusconi è stato per il centrodestra, ed inoltre entrambi sostengono posizioni simili su molti temi. Entrambi però, per diversi motivi, oggi non godono di ottima salute.

In queste condizioni col proporzionale Berlusconi, senza rendersene conto, fa un regalo a Grillo. Del resto doveva prima o poi ricambiare i favori che Grillo gli ha fatto, prima regalandogli la Liguria e ora persino Genova. È evidente che con il maggioritario Grillo è fuori dai giochi, ma grazie a Berlusconi, col proporzionale, Grillo vincerà le elezioni politiche. Tuttavia non avrà i numeri per governare da solo. Ecco perché ho parlato di “caos”.

Alleanze? Lasciamo perdere le fake news di Repubblica e ragioniamo. Con il M5s tutto e il contrario di tutto è possibile: è un partito “liquido” ormai privo di anima e di visione politica, post ideologico, nel senso che può mutare posizione politica dal giorno alla notte senza alcun problema (basta la ratifica on line di duemila talebani), disposto a tutto pur di entrare finalmente nella stanza dei bottoni. Dopo il fallimento del referendum una parte dei poteri forti ha abbandonato Renzi e ha deciso di puntare su questo partito. Le alleanze oggi ripetutamente negate saranno invece ben valutate dopo le elezioni. Il giorno prima Grillo chiudendo la campagna elettorale urlerà nella piazza san
Giovanni “tutti a casa”, e “soli al governo”, ma il giorno dopo Di Maio (già prescelto dai vertici nella funzione di Presidente del Consiglio) inizierà le trattative con tutti i partiti per la formazione del nuovo governo, dal momento che il Presidente della Repubblica non potrà non conferirgli l’incarico, essendo risultato il M5s il partito che avrà preso più voti alle elezioni. E potrà giocarsela sia con il Pd sia con la Lega, a seconda delle disponibilità, insistendo con il primo sul reddito di cittadinanza o sull’uscita dall’euro, con la Lega. Insomma anche un governo di coalizione sarebbe possibile, anche se il costo da pagare per il M5s sarebbe troppo alto, soprattutto in caso di accordo con il Pd.

Ora ammesso, ma non concesso, che un accordo di programmatico di gover-no con altre forze politiche non riesca, non ci sono altre alternative per la formazione del governo? Non è affatto detto. Il nostro ordinamento prevede il voto di fiducia in parlamento, ma non esclude che alcune forze politiche votino la fiducia senza peraltro entrare a far parte del governo, garantendo in tal modo un appoggio esterno al governo, oppure persino che sostengano il governo con la “non sfiducia”. È il cosiddetto governo con appoggio tecnico esterno. È un’ipotesi irrealistica? Direi di no, anzi al momento la più probabile, e non sarebbe neppure una stranezza nella storia repubblicana, che ha avuto governi monocolori (democristiani) con appoggio esterno e persino un governo di coalizione con appoggio esterno. Qualche esempio? Il governo Segni II, con appoggio esterno del Msi e del partito monarchico, il governo Tambroni con appoggio esterno del Msi, il governo Andreotti III di solidarietà nazionale o della “non sfiducia” grazie all’astensione del Pci, quello successivo sempre di Andreotti questa volta con l’appoggio esterno del Pci, e non dimentichiamo il governo Prodi I, governo di coalizione con l’appoggio esterno di Rifondazione. Situazioni storiche molto diverse, un unico punto in comune: nessuno governo arrivò alla fine della legislatura.

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