Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 04/07/2017


In questi giorni di opprimente canicola estiva si discute sull’approvazione del CETA (Comprehensive Economie Trade Agreement), l’accordo di libero scambio tra UE e Canada ratificato dal Parlamento Europeo nei mesi scorsi. Il testo ha già ricevuto una prima approvazione in Commissione Affari Esteri la scorsa settimana, dove una maggioranza di 15 senatori si è espressa favorevolmente al trattato e al conseguente passaggio per la sua discussione in aula.

Cosa sappiamo di questo accordo e perché le istituzioni accelerano la sua approvazione senza nemmeno dare voce alle numerose associazioni contrarie? Mattarella lo ha definito come «un grande passo in avanti per l’economia dell’Ue e del Canada» e l’Ue di rimando lo ha presentato come una occasione unica per ampliare le possibilità di commercio degli stati membri con il Canada.

In realtà, il CETA ricorda molto da vicino il TTIP, il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, la cui approvazione sembrava tramontata lo scorso anno per i numerosi dissidi tra USA ed Ue sui contenuti dell’accordo; in particolare si era opposta la Germania particolarmente preoccupata dall’impatto che il TTIP potesse avere sulle esportazioni tedesche. Ora il segretario al Commercio americano, Wilbur Ross, ha aperto uno spiraglio sulla possibilità di riprendere le trattative interrotte lo scorso anno, e quindi all’orizzonte potrebbe tornare d’attualità anche il TTIP. Il CETA attribuisce alle multinazionali la possibilità di trascinare in giudizio gli stati firmatari dell’accordo, qualora questi danneggino gli interessi delle grandi corporation o rifiutino di adeguarsi alla loro prescrizioni.

Se ad esempio, uno Stato firmatario (l’Italia nel nostro caso) si rifiutasse di mettere in commercio uno dei prodotti delle multinazionali con sede in Canada, queste potrebbero rivolgersi ad una corte sovranazionale, la Investor Court System, un organismo giuridico composto in larga parte da giuristi vicini alle grandi compagnie e sulla cui imparzialità sussistono molti dubbi, per ottenere “giustizia”. Nel caso piuttosto prevedibile che questo organismo dia ragione alle multinazionali, lo Stato trascinato in giudizio potrebbe ritrovarsi a pagare multe miliardarie per i “danni” procurati alla corporation di turno.

Lo Stato soggiace così al potere di un tribunale sovranazionale che comprime la sua sovranità, e annulla il suo potere sulla decisione di mettere o meno in commercio un prodotto che per gli standard europei e italiani potrebbe essere giudicato nocivo alla salute dei consumatori. Questo è un punto rilevante, perché gli standard di produzione canadesi ed europei differiscono non poco, come per esempio quelli sugli allevamenti della carne. Il rischio di ritrovarsi sulle tavole italiane carne lavorata con ormoni è reale.

Prodotti di bassa qualità e a costi inferiori potrebbero invadere il mercato europeo con gravi danni per le piccole e medie imprese italiane, le quali potrebbero trovarsi schiacciate dalla concorrenza sleale delle multinazionali. In più il Made in Italy di casa nostra potrebbe subire un danno ancora maggiore, perché dal mercato canadese potrebbero arrivare pessime imitazioni dei prodotti alimentari italiani, tra questi il famigerato “Parmesan” e altre contraffazioni delle eccellenze alimentari italiane. I danni sarebbero notevoli per l’economia italiana. L’università di Tufts ha a questo proposito realizzato uno studio che stima l’impatto del CETA sui livelli occupazionali all’interno dell’Ue. Secondo lo studio, entro il 2023, 230mila posti di lavoro andranno in fumo nei paesi firma-tari del CETA, e 200mila di questi solo nell’Unione Europea. Non va meglio nemmeno per gli indici di produttività e del Pil, qui si registrerà un calo costante, e l’Italia sarà tra i paesi con la diminuzione maggiore pari allo 0,78%.

Domani scenderà in piazza Montecitorio la Coldiretti per protestare contro il trattato, ed è annunciata la partecipazione di Fratelli d’Italia e della Lega Nord, i partiti più contrari insieme al M5S. Forza Italia non sarà presente, anche perché fino ad ora si è espressa favorevolmente sul CETA e anche questo solleva molti dubbi sulle possibilità che il centrodestra possa rimettersi insieme, se si considerano le posizioni così distanti. Per far approvare il trattato serve comunque la ratifica dei parlamenti dei 27 stati membri. È sufficiente un solo voto contrario di un paese per far saltare l’accordo, peccato che quel voto non verrà dall’Italia.

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