Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 07/07/2017


Nel bel mezzo della crisi migratoria peggiore della storia d’Italia, il Pd cosa sceglie di fare? Accelera i tempi per la discussione dello ius soli, partita ieri mattina al Senato. Verrebbe da pensare se dalle parti del Nazareno non soffrano di una forma rara di masochismo politico o di schizofrenia vera e propria. Solamente pochi giorni fa partiva l’appello accorato delle istituzioni italiane verso Bruxelles; i continui flussi migratori in arrivo verso il Belpaese rischiano di degenerare in una situazione ingestibile e con risvolti piuttosto pericolosi da prevedere. Se si lancia una richiesta di aiuto simile, il buonsenso vorrebbe di non votare in Parlamento una legge che farà aumentare ancora di più i flussi migratori in arrivo. Gli ultimi dati a disposizione parlano di un incremento del 47% delle richieste di asilo del 2016 rispetto all’anno precedente. Assegnare automaticamente la cittadinanza a chiunque nasca sul tenitorio italiano non potrà far altro che aumentare a dismisura i flussi di migranti verso l’Italia.

Si tratta di una legge che rivoluziona i requisiti tradizionali per avere diritto alla cittadinanza italiana, tra i quali c’è attualmente il principio dello ius sanguinis, secondo il quale si diviene cittadini di un determinato Stato in quanto figli di genitori in possesso di quella cittadinanza Lo ius soli va nella direzione opposta, e un Parlamento eletto con una legge elettorale, dichiarata dalla Consulta, incostituzionale sta realizzando l’ennesimo grave strappo istituzionale. Non va dimenticato infatti che la Corte di Cassazione nel 2014 con la sentenza n. 8878/14 si è pronunciata chiaramente sulla situazione attuale e ha «accertato e dichiarato che i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica».

Secondo la Suprema Corte la legge elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Parlamento, l’ex porcellum, ha difatti impedito «ai cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». L’argomentazione che le ragioni della continuità dello Stato prevalgano non possono sostituire quelle di mantenere in vita «Camere elette in violazione della libertà di voto». È del tutto evidente che l’attuale Parlamento non è legittimato a fare una legge così importante, che apporta modifiche di così rilevante portata nazionale. L’unica cosa che avrebbe dovuto fare il Capo dello Stato era scogliere le Camere e restituire la parola agli elettori. Invece non solo la legislatura continua ma mette mano ad una legge sulla cittadinanza accelerando addirittura i tempi della discussione, senza nemmeno permettere un dibattito più approfondito, senza ricercare il consenso più ampio possibile. Se poi si dovesse addirittura ricorrere al voto di fiducia, come qualcuno sta ipotizzando, si tratterebbe di uno strappo ancora più grande alla legalità costituzionale, un vero colpo di Stato. Non si comprende tutta questa fretta, né si comprende il motivo di una legge simile che non farà altro che incentivare l’arrivo degli sbarchi di immigrati irregolari dal Mediterraneo.

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