Di Paolo Becchi su Libero, 09/07/2017


A chi avesse tentato di «fotografare» gli equilibri della politica italiana prima della tornata elettorale delle comunali, il quadro sarebbe apparso come quello di una rigida opposizione Renzi-Grillo, con un Centrodestra relegato sullo sfondo. In pochi mesi, però, il quadro è radicalmente mutato. Dopo le comunali, l’Italia si è ritrovata improvvisamente un Paese che non si riconosce più né nel partito guidato da Grillo, né in quello guidato da Renzi. Pochi si rendono ancora conto, in fondo, di cosa abbia significato la sconfitta di Renzi e di Grillo a Genova. E in questa città il vero vincitore è stata la Lega di Salvini, perché è questo partito, guidato con grande intelligenza a Genova da Edoardo Rixi, che ha reso possibile la vittoria di Bucci (non si dimentichi che la Lega Nord ha preso da sola il 13% dei voti a Genova, Fratelli d’Italia il 5,3%, mentre Forza Italia solo l’8%. Berlusconi a Genova non si è neppure presentato alla conclusione della campagna e di persona neppure conosce il nuovo sindaco.)

Ecco allora che, oggi, mentre si consuma la crisi profonda del Pd renziano, il M5s si trova nella scomoda posizione di avere un nuovo avversario, per usare questi termini un po’ superati, non più alla sua sinistra, ma alla sua destra. Eppure, accade qualcosa di strano. Nel dibattito pubblico, su tutti i giornali a riapparire come il «nuovo» protagonista della politica italiana, come il vero vincitore delle comunali, non è Salvini, ma Berlusconi.

Sì, proprio lui, che sembrava ormai dimenticato, viene nuovamente «rilanciato» anche con la sua recente idea di Marchionne quale possibile candidato premier. Sono convinto che si tratti di uno specchietto per le allodole, di una trappola. Tutti sanno che Berlusconi, le comunali in realtà le ha perse, come le hanno perse Renzi e Grillo. A vincere è stata soltanto la Lega di Salvini, il modello di una nuova forza politica «sovranista», con Forza Italia semmai in posizione di coda. Tutti sanno inoltre che, se alle elezioni nazionali il Centrodestra si presentasse guidato ancora una volta da Berlusconi, sarebbe destinato al fallimento, ad una netta sconfitta. Perché sarebbe la riproposizione di un modello passato e perdente. Ecco allora che cosa si cerca di fare: per impedire una vittoria del Centrodestra – possibile solo con Salvini -, bisogna dare l’impressione che sia Berlusconi il «nuovo», in grado di riportare il Centrodestra al governo.

E questa strategia, fa comodo a tutti, perché consente di raggiungere due obiettivi fondamentali: (a) anzitutto, far fuori la Lega, impedendole di correre per la guida del Paese; (b) e, in secondo luogo, assicurare un governo «centrista» al Paese. Insomma, detto brutalmente, si punta su Berlusconi, sperando che almeno lui riesca a bloccare l’ascesa di Salvini. Neutralizzando in questo modo le forze «sovraniste» rappresentate da Salvini, infatti, si ripristina, artificialmente, quell’equilibrio, scosso dalle elezioni comunali, tra Pd e M5s, costringendo chi risulterà vincitore alle prossime elezioni ad un governo di coalizione e di alleanza. O, in alternativa, con Berlusconi si potranno sempre riaprire, se sarà necessario, le porte al rinnovo del Patto del Nazareno, ad un’alleanza Pd-Forza Italia. Il tutto per escludere che il Paese, stanco di questa lunga agonia, non decida di dare una chance alle forze sovraniste, ormai di fatto maggioritarie.

Ma un’Italia Sovrana, una Lega trasformata cioè in partito nazionale, con molti volti nuovi, potrebbe coagulare intorno a sé tutto quel dissenso che nel 2013 Gianroberto Casaleggio riuscì ad intercettare.

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