Di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 15/07/2017


In questi giorni si fa di nuovo un gran parlare di Fical Compact. Dopo che con il solo voto contrario della Lega quel Trattato nel 2012 è stato ratificato dal nostro parlamento, Renzi vorrebbe ora porre il veto in Europa al suo inserimento all’interno dei Trattati europei.

Sul punto regna parecchia confusione, pertanto ci permettiamo di ricordare alcune cose. Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria (altrimenti detto Fiscal Compact o patto di bilancio europeo) è un Trattato intergovemativo e quindi come tale non rientra nel diritto originario della Ue. Esso prevede misure che sono in palese contrasto non solo con la maggior parte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri, ma anche con gli stessi Trattati dell’Unione europea. Questi, da Maastricht a Lisbona, non prevedono infatti né la misura del pareggio di bilancio (introdotta dal Fiscal Compact), né l’obbligo di costituzionalizzazione di nessuno dei parametri da essi stabiliti.

Secondo il Trattato di Maastricht il rapporto deficit-Pil deve attestarsi entro la misura del 3%, parametro confermato in seguito anche dal Trattato di Lisbona. Addirittura i Trattati della Ue ammettono che in casi eccezionali l’indice del 3% possa persino essere legittimamente superato. Il Fiscal Compact, di contro, prevede zero spesa a deficit (cioè sostanzialmente il pareggio di bilancio), quindi è in aperto contrasto con il diritto dell’Unione, costituito dai Trattati istitutivi, che invece la spesa a deficit la consentono seppur entro i limiti indicati. Ciononostante ci è stato imposto – proprio attraverso il Fiscal Compact – il pareggio di bilancio.

La questione ridotta ai minimi termini è la seguente: se il diritto dell’Unione europea consente la spesa a deficit nella misura del 3% del Pil, ammettendo persino il superamento di quella soglia, il Fiscal Compact, prevedendo invece l’obbligo del pareggio di bilancio, lede palesemente quanto previsto dal diritto dell’Unione.

Il Fiscal Compact, in quanto non conforme ai Trattati istitutivi della Ue, pertanto semplicemente non dovrebbe essere applicato. Non basta dire, come Renzi, che non intendiamo inserirlo nei Trattati, con cui peraltro è incompatibile, bisogna dire che è carta straccia. Chi oggi ancora lo difende fa solo propaganda o non sa di cosa parla. Non stiamo dicendo niente di nuovo. Questa, come è noto, è la tesi sostenuta da tempo da uno dei più illustri giuristi italiani, Giuseppe Guarino, classe 1922, ex professore universitario di diritto pubblico ed ex ministro.

Già nel periodo immediatamente successivo alla ratifica del Fiscal Compact, Guarino argomentava che, se avessimo voluto rispettare i Trattati europei, quel trattato intergovemativo non andava applicato. Così come, aggiungiamo noi, non si doveva procedere all’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio, misura capestro imposta proprio dal Fiscal Compact. I trattati europei avevano come scopo una crescita sostenibile e non esiste precedente nella storia in cui gli Stati, volendo conseguire obiettivi di crescita, si siano vincolati al rispetto del pareggio di bilancio.

Eppure tutto ciò è accaduto. Ed è accaduto, per la prima volta, proprio nell’era dell’Unione europea. Una follia di cui paghiamo e continueremo a pagare le conseguenze. E la cosa che più sconforta è che a ricordare queste cose oggi si passa per essere dei sovversivi. Quando i sovversivi in realtà sono coloro che per salvare l’euro hanno violato addirittura tutti i Trattati della Ue.


PS: Mario Monti, nell’intervista rilasciata il 17 luglio al Corriere della Sera, conferma quanto io e l’Avv. Giuseppe Palma abbiamo scritto su Libero: il Fiscal Compact ha un padre (Draghi) e una madre (Merkel), pertanto non rientra nel diritto originario della Ue costituito dai Trattati istitutivi.

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