Di Paolo Becchi su Libero, 27/07/2017


L’estate rappresenta, anche politicamente, il momento per una pausa di riflessione, e le forze politiche stanno in effetti mettendo a punto le loro strategie in vista di un autunno che sarà caratterizzato dalla preparazione della campagna elettorale. Mentre tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra si riapre l’idea di possibili coalizioni, il M5S marcia da solo, in vista dell’incontro di Rimini in cui verrà ufficializzato il ruolo di Di Maio quale candidato premier del partito.

Ora, tutto questo dibattito sulle coalizioni non porta, al momento, da nessuna parte e vi spiego subito perché. Se si dovesse andare a votare con il sistema elettorale uscito dalle due sentenze della Corte, la vittoria del M5S sarebbe certa. Si tratterebbe di una mezza vittoria perché Grillo può soltanto sognarsi di raggiungere da solo il 40%, ma essere il primo partito basterebbe a far sì che l’in-carico di formare il nuovo governo venisse comunque, in prima battuta, conferito proprio a Di Maio, il quale dovrà a quel punto trovare un appoggio per poter governare. E non è detto che, da una parte o dall’altra, non riesca pure a trovare un appoggio “esterno”. E poi? Poi nel giro di qualche mese il caos, e certo Draghi che non vorrà andare in pensione alla fine del suo mandato sarà pronto a subentrare e a svolgere lo stesso ruolo di Mario Monti. Ma non deve finire così per forza.

Basterebbe una piccola modifica della legge elettorale esistente – perché una legge elettorale c’è, anche se fatta dalla Consulta perché le capre che siedono in parlamento neppure di questo sono state capaci in tutti questi anni – per mettere ko il M5S e bloccare la via verso la distruzione certa del Paese. Nulla infatti vieta, anzi è da più parti richiesto, che il premio di maggioranza alla Camera, invece di andare alla lista, vada alla coalizione: ecco che, per magia, il M5S sarebbe tagliato fuori, e Beppe potrebbe essere finalmente libero di tornare a fare i suoi spettacolini. Chi lo voterebbe sapendo che comunque ha perso la partita? Il M5S griderà alla congiura, ma qui non c’è alcu-na congiura, nessuno vieta al M5S di coalizzarsi.

Del resto, la coalizione tra liste è già prevista al Senato: e allora perché non seguire le indicazioni della Corte e prevedere per la Camera quello che è già presente al Senato, uniformando le regole? La voglia di raggiungere il premio, magari abbassando un poco l’asticella del 40% per raggiungerlo, spingerebbe questo sì a creare due coalizioni, una alternativa all’altra, neutralizzando di fatto il M5S, che non è disponibile a coalizzarsi prima delle elezioni. Certo, il grosso rischio è che si tratti solo di coalizioni elettorali, incapaci di elaborare un programma politico comune, ed è del tutto sensato chiedersi che senso abbia vincere se i programmi sono incompatibili. Questo vale oggi soprattutto per il cosiddetto centrodestra, all’interno del quale sono presenti due linee diverse: una con Salvini, schierata su posizioni «sovraniste», l’altra con Berlusconi su posizioni «globaliste». E allora che fare?

Intanto bisognerebbe evitare che Berlusconi uscisse ogni giorno con un candidato premier diverso – visto che lui non può esserlo. Si cominci seriamente a discutere sui punti che sono vitali per l’interesse nazionale: la rinegoziazione dei Trattati europei e l’uscita dall’euro, oltre che le politiche migratorie. Che si apra una di-scussione seria su questo e non su Marchionne, Draghi o Montezemolo. Esempio: Berlusconi vuole la doppia moneta, Salvini ne vuole una sola, la nostra. Entrambe le proposte hanno un punto in comune: l’euro da solo è un grosso danno per il Paese. Si discutano a fondo le due proposte, anche con l’aiuto di esperti, si consultino i parlamentari e la base degli iscritti e poi si prenda una decisione comune.

È vero che non ha alcun senso vincere per poi litigare, ma sarebbe da pirla sprecare l’occasione di vincere in un momento in cui Renzi è suonato come una campana e il Pd è in via di dissoluzione. Vogliamo un governo italiano guidato da Di Maio e dalla Casaleggio & Associati dopo quello romano della Raggi? Hier ist die Rose, hier tanze, avrebbe detto Hegel.

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