Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti


La giornata di venerdì probabilmente verrà ricordata come una delle più decisive per la presidenza di Donald Trump. Il Senato americano ha infatti ratificato le sanzioni contro la Russia con una maggioranza schiacciante di 98 a 2. È la seconda votazione favorevole dopo quella plebiscitaria della Camera dei Rappresentanti, dove i deputati lo scorso giovedì si erano espressi favorevolmente sulle sanzioni contro Mosca con 419 voti favorevoli e 3 contrari.  Il provvedimento ora arriverà sulla scrivania di Trump, e starà a lui decidere se confermare una legge che rischia di minare sul nascere il tentativo di normalizzazione dei rapporti con la Russia e allo stesso tempo di guastare i già difficili rapporti con l’UE.

Solamente una settimana fa Bruxelles aveva manifestato tutta la sua preoccupazione per l’approvazione di un provvedimento che rischia di portare “conseguenze inaspettate” sui rapporti energetici con Mosca.  Ad essere colpite dalle sanzioni sono le società europee, soprattutto quelle tedesche, coinvolte nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2, snodo energetico fondamentale per raddoppiare la capacità di trasporto di gas naturale dalla Russia alla Germania, e da questa al resto d’Europa. La legge, se ratificata, rischia di mandare all’aria le prime intenzioni di appeasement del presidente americano nei confronti di Mosca.

Dopo l’incontro bilaterale del G-20 di Amburgo, tra Trump e Putin c’erano stati dei chiari segnali di disgelo e una reciproca volontà di ricostruire i canali diplomatici tra Mosca e Washington, chiusi durante la presidenza Obama. Cosa farà dunque Trump? In un primo momento le dichiarazioni di ieri del nuovo direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Anthony Scaramucci, sembravano aver aperto alla possibilità che Trump mettesse il veto, ma poi è stato lo stesso ufficio stampa della Casa Bianca a diramare un comunicato ufficiale nel si manifesta la volontà del presidente “di approvare la legge e di firmarla.”

Se dunque si va come sembra  verso la ratifica delle sanzioni, Trump di fatto si piega alla linea dura del Congresso verso la Russia. Quando sono stati raggiunti dalla stampa per commentare le motivazioni del provvedimento sulle sanzioni, i senatori americani hanno chiaramente accusato la Russia di mettere a rischio la democrazia americana. In particolare il più duro è stato John McCain, il senatore repubblicano neocon, tra i più strenui oppositori di Trump. McCain è stato decisivo anche per affossare l’abrogazione dell’Obamacare, discusso in Senato dopo l’approvazione delle sanzioni. Il senatore dell’Arizona si è recato nell’aula del Senato dopo la mezzanotte, e il suo voto è stato decisivo per far pendere l’ago della bilancia verso i contrari alla cancellazione della legge voluta da Obama; lo scrutinio infatti si è concluso con 51 voti contrari e 49 favorevoli.

Il leader della maggioranza repubblicana in Senato, Mitch McConnell, non ha mancato di dimostrare tutto il suo disappunto per il fallimento dei repubblicani, soprattutto alla luce dell’impegno preso da McConnell di portare a casa l’abrogazione dell’Obamacare. Trump in un tweet ha accusato i repubblicani infedeli che si sono tirati indietro al momento del voto di aver “deluso il popolo americano”, e appare sempre più evidente a molti osservatori come i due rami del Congresso e il partito repubblicano non solo non seguano il corso tracciato dal presidente, ma in più di un’occasione siano andati in una direzione esattamente opposta. Secondo Karen Kwiatkowski, ex tenente colonnello dell’aviazione USA, il Congresso “sta  tentando di limitare il potere di Trump” e nel caso delle sanzioni sta “oltrepassando il suo mandato cercando di influenzare la politica estera”. Resta il fatto che Trump per il momento non è intenzionato a sfidare il Congresso, ma sembra voler rinunciare alle sue prime intenzioni di distensione dei rapporti con la Russia per seguire i falchi neocon ancora molti forti a Washington. Un nuovo segno di debolezza.

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