Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 05/08/2017


Verrebbe da dire: siamo alle solite. Il recente episodio della restituzione delle deleghe al Patrimonio al sindaco Raggi da parte dell’assessore Mazzillo e quello delle nuove nomine (Gatta e Castiglione), sono gli ultimi di una lunga serie interminabile. Il metodo di governo dei 5Stelle a Roma è quello del rimpasto continuo. Ma qual è l’origine di questa situazione? L’origine è ascrivibile alla situazione anomala nella quale l’attuale sindaco Raggi si trova. Difatti non si ricorda e non esiste un precedente specifico di un sindaco contrattualizzato da un’azienda privata, la Casaleggio & Associati, alla quale la Raggi deve rispondere del suo operato. Sostanzialmente l’idea, un po’ folle, era quella di governare Roma da Milano, la città sede dell’azienda di Casaleggio e dalla quale partono ordini e indicazioni sull’assegnazione dei principali posti dell’amministrazione capitolina.

È infatti la prima volta probabilmente che si vedono assessori calati dal Nord, con scarsa o limitata conoscenza della realtà romana, occupare le caselle chiave degli assessorati. È questo il caso dell’assessore alle partecipate, Massimo Colomban, veneto. Una condizione non troppo differente da quella dell’assessore alla Sostenibilità ambientale scelto per sostituire la Muraro, Pinuccia Montanari, giunta dall’Emilia Romagna.

L’asse del Nord governato da Casaleggio da tempo tiene le redini dell’amministrazione comunale romana, nonostante lo stesso Davide Casaleggio ieri si sia affannato – inutilmente – a smentire qualsiasi ingerenza negli affari di Roma. In realtà, la Raggi non fa un passo se non le viene prima dato il permesso di muoversi. Il sindaco si ritrova nelle condizioni di semplice esecutore delle direttive che giungono da Milano; una condizione che ha creato non pochi mal di pancia tra i pochi assessori non scelti dal Nord. Se in un primo momento dunque era apparso evidente da parte di Casaleggio l’intento di rimuovere gli uomini del cosiddetto «raggio magico», per lasciare il posto ad una sorta di commissariamento con il suo centro direttivo a Milano, oggi è altrettanto evidente il totale fallimento di questa strategia. Per governare una città complessa come Roma, non si può non prescindere da persone competenti che conoscano a fondo la realtà locale. Né sembrano essere più efficaci i continui tentativi della giunta Raggi di chiedere tempo e di rovesciare sulle amministrazioni precedenti tutti gli insuccessi dei grillini. È ora di finirla con questa storia. Il compito del sindaco è di rimediare ai guasti precedenti, non di usare come parafulmine i fallimenti dei suoi predecessori per giustificare i propri.

La scelta di affidare a tecnici del Nord le leve di Roma, senza coinvolgere minimamente neppure i grillini romani nella gestione della città ha portato inevitabilmente a malumori, su tutti il caso Mazzillo. Tutto questo lascia presagire che non ci sono le condizioni per andare avanti. Tra due mesi, ci si ritroverà a commentare l’ennesimo strappo intento al M5S romano, per poi assistere all’ennesima crisi. Il sindaco in tutto questo è solo uno spettatore, incapace di governare perché le decisioni in realtà sono prese da altri.

Il partito-azienda di Casaleggio in questo ha superato persino il partito-azienda di Berlusconi, perché se Berlusconi ha cercato di portare il modello aziendale all’interno del partito, con Casaleggio invece azienda e partito sono, nella sostanza, la stessa cosa. Berlusconi ha avuto successo, Casaleggio potrà anche averlo alle prossime elezioni politiche, ma cosa ci aspetta? Se questo è il M5S al Campidoglio, allora possiamo immaginarci cosa succederà se entreranno a Palazzo Chigi. Un nuovo ministro alla settimana? Un rimpastino al mese?

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