di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 13/08/2017


Le cronache di questi giorni prima di Ferragosto vedono ancora una volta la Sicilia protagonista, la regione che alcuni individuano nel crocevia dei destini della politica italiana. Sciascia considerava la sua terra come «la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno». Se dunque prendessimo per buona questa definizione, se si conquista questa regione, si hanno serie possibilità di portare a casa l’intero bottino alle prossime politiche nazionali. Chi è dunque il favorito per aggiudicarsi la vittoria in Sicilia? Ad oggi, secondo i sondaggi ufficiali, il candidato in vantaggio sembra essere il M5S, dato al 30%.

L’ultima performance alle amministrative del M5S è stata deludente, se non disastrosa. A Palermo, il risultato del candidato del M5S, l’avvocato Ugo Forello, ha raccolto un magro 16% e il clima che ha preceduto le elezioni è stato avvelenato da una sordida storia di intercettazioni con protagonisti i deputati nazionali grillini che esprimevano commenti non proprio lusinghieri nei confronti del candidato del M5S nel capoluogo siciliano. Questa volta il movimento si è stretto intorno al vincitore delle elezioni online tenutesi sulla piattaforma Rousseau, Giancarlo Cancelleri.

C’è fiducia e ottimismo tra i grillini, ma quali sono le idee alla base del programma elettorale del M5S in Sicilia? Oltre alla frasi di rito del repertorio grillino pronunciate da Cancelleri, «smonteremo la regione», che evoca il famigerato «apriremo il Parlamento come una scatola di tonno», i cavalli di battaglia sembrano essere più o meno gli stessi di sempre. Il candidato grillino ha individuato il cuore dei problemi della Sicilia negli sprechi, rappresentati in larga parte «di vitalizi e privilegi» dei deputati regionali ai quali andrà tagliato lo stipendio per far capire ai cittadini «che è finito il tempo della politica slegata dalla realtà».

Le dichiarazioni ricordano molto da vicino quelle della Raggi in campagna elettorale, ma una volta insediatasi in Campidoglio il sindaco di Roma è andata nella direzione opposta, aumentandosi lo stipendio con «una delibera nascosta nei meandri del sito di Roma Capitale», come ha rivelato il segretario Aduc, Primo Mastrantoni. Cancelleri poi ha proposto il reddito di cittadinanza, soluzione grillina buona per tutte le stagioni che non risolve il problema della disoccupazione siciliana giunta al 22,1%, la più alta in Italia dopo la Calabria, e sulle cui coperture di bilancio ci sono molti dubbi.

Non va meglio per la disoccupazione giovanile che si assesta intorno al 57,2%, la quinta in Europa, e i recenti dati Istat hanno rivelato che il 38% dei posti di lavoro andati in fumo in Italia dal 2008 al 2016 sono siciliani. La vera emergenza di quest’isola è dunque il lavoro e su questo punto il M5S, come visto in altre realtà locali, non è in grado di proporre nessun programma di sviluppo. Non a caso al prossimo turno oltre la metà dei siciliani non vuole recarsi al voto perché delusi dalla politica e dalla sua mancanza di risposte ai problemi reali dei cittadini. Può dunque in questo scenario trionfare il M5S in Sicilia? Secondo sondaggi riservati, l’ago della bilancia è Alfano, passato dalla condizione di appestato della politica italiana a oggetto del desiderio conteso tra destra e sinistra. Se il leader di Alternativa Popolare andrà con il centrodestra, probabilmente sarà questo ad aggiudicarsi la partita, mentre in caso di un matrimonio di Alfano con il centrosinistra, il M5S sembra favorito. C’è da scommettere che la telenovela siciliana riserverà altre sorprese in futuro.

Annunci