di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 22/01/2018


I tempi sono cambiati. In peggio. Lontani sono quelli in cui i presidenti di Camera e Senato – rispettando il loro ruolo istituzionale – non facevano campagna elettorale, mantenendo un certo riserbo istituzionale. Gli stessi Pietro Ingrao e Nilde Iotti, che del Partito Comunista erano esponenti di spicco, durante le campagne elettorali in cui ricoprirono il ruolo di presidente della Camera conservarono un comportamento di forte senso delle istituzioni. E lo stesso si può dire per Amintore Fanfani, esponente di rilievo della Democrazia Cristiana, quando ricoprì – in più di un’occasione – la carica di presidente del Senato.

Con l’avvento della Seconda Repubblica le cose sono cambiate. Da Pier Ferdinando Casini a Gianfranco Fini nessuno ha più dimostrato la stoffa dei loro predecessori, tant’è che alle elezioni politiche del 2006 Casini arrivò ad inserire il suo nome nel simbolo dell’Udc, così come Gianfranco Fini nel 2013 con Fli. Al termine dell’ultima legislatura la situazione è peggiorata: Piero Grasso, da esponente del Partito Democratico è arrivato ad avere la leadership di un nuovo movimento politico – Liberie Uguali – assumendone la guida ed inserendo il suo nome nel simbolo per la campagna elettorale in corso. La pubblicità del simbolo del nuovo partito finì sul sito del Senato, nella pagina del presidente e solo dopo varie proteste fu rimossa. Più complessa la situazione per il presidente della Camera Laura Boldrini, attualmente esponente di rilievo di LeU. Boldrini per tutta la legislatura ha utilizzato il suo ruolo istituzionale per fare politica attiva: dall’incoraggiamento all’immigrazione alla sponsorizzazione dello ius soli, per ricordare due casi esemplari.

Gli scranni più alti delle istituzioni, e in particolare i presidenti di Camera e Senato, dovrebbero mantenere comportamenti rispettosi del ruolo ricoperto, proprio perché le istituzioni sono di tutti e non di questa o quella parte politica. Se i presidenti delle due assemblee legislative vogliono entrare nell’arena politica e partecipare alle campagne elettorali dovrebbero avere il buon senso di dimettersi, altrimenti non solo viene meno il supremo ruolo di garanzia, ma addirittura si finisce per personalizzare  le istituzioni stesse. Tutto questo porta ad un rifiuto da parte dei cittadini non solo verso la politica ma addirittura verso le stesse istituzioni della Repubblica. Può sembrare una sciocchezza, ma anche la proposta della presidente Boldrini di attribuire il femminile alla carica istituzionale ricoperta da una donna va in questa direzione perché dimostra la volontà di personalizzare l’istituzione.

Lo spessore culturale ed istituzionale di Ingrao e Iotti non è quello di Grasso e Boldrini. Altri tempi, altre persone, altro senso dello Stato. E spiace constatare il silenzio di Mattarella su questa vicenda, un suo intervento che inviti a mantenere almeno un contegno istituzionale, lasciando ad altri il protagonismo mediatico della campagna elettorale, sarebbe ancora oggi opportuno.