di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 23/01/2018


La vera discriminante di queste elezioni è l’essere pro-Ue o contro-Ue. PD e alleati insieme a LeU sono per la prima soluzione. Il centrodestra è moderatamente per la seconda. Il M5S ha risolto il problema non prendendo posizione al riguardo nel programma. Le ultime parole famose di Luigi Di Maio sono state: «Non credo sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro perché l’asse franco-tedesco non è più così forte, e spero di non arrivare al referendum sull’euro che comunque per me sarebbe un’estrema ratio». Domenica a Bonn i delegati della Spd hanno votato a maggioranza a favore della nascita di una nuova coalizione con la CDU e quindi all’orizzonte si prospetta un nuovo asse franco-tedesco pronto a continuare a spennare l’Italia. Se la battaglia dei 5Stelle sull’euro è stata abbandonata perché in Europa vi sarebbero attualmente più margini di manovra, la strategia risulta del tutto sbagliata.

I 20 punti presentati da Di Maio domenica a Pescara non trattano il tema dell’uscita dall’euro neppure di striscio, tant’è che non v’è traccia neppure del famoso referendum sull’euro proposto dopo le elezioni europee del 2014. Ai primi posti della lista ci sono le solite cose vuote: “Via subito 400 leggi inutili” e “Smart nation”, cioè il nulla travestito da niente. Poi troviamo il solito reddito di cittadinanza e addirittura una banca pubblica per gli investimenti, senza spiegare come si crea una banca pubblica che svolga le sue funzioni tipiche in uno Stato privo di sovranità monetaria. Misteri della fede pentastellata. Per il resto aria fritta: dalla lotta alla corruzione ai tagli agli sprechi e ai costi della politica. Ma ciò che fa balzare il lettore dalla sedia è la proposta di ridurre il rapporto debito pubblico/Pil di 40 punti in dieci anni: la ricetta più liberista che si sia letta finora in un programma elettorale. Neppure la Bonino o in passato Monti erano giunti a tanto! In pratica si vuole realizzare il famigerato Fiscal Compact che i grillini hanno sempre combattuto.

Ma, attenzione, il programma votato in rete dagli iscritti è del tutto diverso dai 20 punti di Pescara. Nella parte che riguardalo Sviluppo Economico è previsto espressamente il ripensamento dei vincoli europei. C’è scritto che “o l’Europa cambia, o il M5S ne prenderà atto muovendosi di conseguenza”. Al punto 6) del medesimo programma votato dagli iscritti c’è addirittura un paragrafo dedicato al recupero della sovranità economica perduta, in cui si fa espresso riferimento non solo alla necessità di riscrivere i Trattati europei, ma addirittura si parla di rilancio delle esportazioni con l’aiuto della politica monetaria. Di tutto questo nei 20 punti presentati domenica da Di Maio non c’è traccia. Anzi, la proposta di ridurre il rapporto debito pubblico/Pil di 40 punti in dieci anni è esattamente l’opposto di quanto previsto dal programma votato in rete, nel quale proprio il Fiscal Compact è ritenuto come il primo dei Trattati da debellare. I 20 punti di Pescara tradiscono palesemente il voto degli iscritti! È la conferma di quanto scriviamo da tempo: la Rete serve solo alla propaganda interna, come le parlamentarie farlocche, mentre le decisioni politiche che contano vengono prese in segreto da DiMaio e la Casaleggio & Associati. Come il “garante” (de che?) possa tacere su tutto questo è un altro mistero.

È ridicolo che i vertici del Movimento critichino il programma comune del centrodestra; paradossalmente quel programma contiene in parte quelli che una volta erano i cavalli di battaglia di Grillo & Co., vale a dire il “recupero di sovranità” e la “prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario”. Diciamola tutta: un simpatizzante grillino oggi dovrebbe essere più motivato a votare centrodestra che un Di Maio “servo” di Bruxelles.

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